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Risparmiare acqua ed energia nella tintura filati
Posted by Aurora Magni on 30/01/2017 - 2 commenti - view count: 651
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Per tingere un kg di filato in rocca si utilizzano 150 litri di acqua che aumentano a  200 se  si tratta di matasse. Un consumo enorme che comporta consumi energetici per il riscaldamento dell’acqua e certo non facilita la gestione dei reflui di processo.

Un problema a cui i produttori di tecnologie provano a dare risposte. Ecco una delle soluzioni proposte a Itma. Ne parliamo perché ad interessarci è soprattutto la condizione di cooperazione creativa in cui la nuova tecnologia ha preso forma .

Pulsar è il nome della macchina per la tintura in rocca prodotta infatti da Loris Bellini (anche) grazie alla collaborazione con GTosi, storica impresa della nobilitazione tessile di  Busto Arsizio (Varese). ‘Quando una tintoria e un produttore di macchine si mettono in testa di risolvere un problema e trasformano un reparto di produzione tessile in una specie di officina è difficile che non nasca qualcosa di nuovo e bello –ci spiega  Andrea Ferrazzi, socio della GTosi. A noi interessava fortemente trovare soluzioni in grado di rendere più efficiente il processo di tintura ma in una logica green, intervenendo cioè sulle voci più critiche del processo tintoriale: i consumi idrici ed energetici, i volumi di coloranti ed ausiliari utilizzati nei processi e alleggerendo i processi di depurazione dei reflui a fine lavorazione. La difficile fase che l’industria tessile a monte sta vivendo ormai da quasi 10 anni richiede da parte di chi come noi si ‘ostina’ a mantenere le produzioni in Italia, di agire sui costi di produzione ma arricchendo il contenuto di sostenibilità ambientale dei processi in modo da fornire ai  clienti prodotti a minor impatto ambientale. Poiché le caratteristiche green o le criticità chimiche di un prodotto nascono in larga misura in tintoria , a noi nobilitatori spetta infatti un ruolo importante ma non potremmo  raggiungere obiettivi così importanti senza il supporto di imprese meccaniche interessate a condividere questa visione. Grazie agli investimenti nella tecnologia Pulsar messa a punto proprio nei nostri reparti produttivi, oggi GTosi tinge con bagni 1/8 e un risparmio di energia del 70% rispetto una tecnologia tradizionale. Per essere ancora più efficaci avremmo però bisogno di coloranti  a maggior resa tintoriale. Questo consentirebbe di ridurre i tempi di tintura e/o  il numero dei bagni necessari per la medesima : evidente sarebbe il risparmio di acqua ed energia , indispensabile  sia per riscaldarla che per muovere le pompe dei macchinari.’

La nuova alleanza si gioca quindi tra tessile-meccanotessile-chimica.

Un altro soggetto ha però un ruolo fondamentale in questa dinamica: l’elettronica. La regolazione automatica dei parametri di produzione in base alle molteplici variabili produttive (tipologia materiale, effetti voluti, standard) è la condizione per ridurre l’errore umano e adattare di volta in volta il flusso produttivo alle specificità dei materiali.

L’industria 4.0 è di fatto già di casa nelle tintorie tessili che sembrano ben disposte a giocare il ruolo di laboratorio per un meccano tessile che non trascura le richieste di un mercato europeo fatto di piccoli lotti diversificati. Del resto la storia dei distretti industriale a cui Giacomo Becattini (mancato proprio pochi giorni fa) dedicò per primo attenzione, è proprio caratterizzata da questa diffusa pratica della co-progettazione e della ricerca condivisa.


  
Posted by Aurora Magni on 30/01/2017
Filed under fatti/attualità

Commenti
By Paolo Broglio on 31/01/2017 19:09
Bravi Loris Bellini e i tipi della GTosi! Il problema del risparmio dell'acqua e', in assoluto, quello principale. Però'........quando i tintori impareranno a lavorare con acqua recuperata? In India ( ma non solo) oramai si lavora SOLO con acqua recuperata e si sta acquisendo una nuova sensibilità tintoria con tintori in grado di tingere anche seta e cotone sfruttando addirittura le nuances rimaste non cancellate completamente dai trattamenti. Personalmente ho promosso due convegni su questo argomento: uno nel 2000 e l'altro nel 2002 che suscitarono pochissimo interesse da parte degli addetti ai lavori. Sono passati 15 anni e gli Indiani non sono stati solo a guardare anche grazie ad una serie di leggi ambientali severissime e molto rispettate. Alcune Aziende italiane specializzate nel trattamento e recupero delle acque tessili stanno lavorando moltissimo sia in India che in Pakistan quando ( mi confidava un titolare) l'ultima fattura emessa in Italia datava 1999!



By pietro pin on 22/02/2017 14:16
Sul risparmio dell'acqua voglio segnalare il progetto WASATEX di Olimpias che è attivo nel sito industriale di Osijek Croazia.



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