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Fibre man made: un’indagine di settore che sembra il trailer di un film
Pubblicato da Aurora Magni il 02/08/2012 - 2 commenti - visualizzazioni: 1118
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 Gli effetti della crisi sull’industria delle fibre sono al centro dell’indagine semestrale pubblicata da Assofibre Cirfs Italia e  relativa al 1^ semestre 2012. Aspettavamo questo documento perché ci fornisce un’idea “dell’aria che tira” nella filiera a monte (molto a monte). Aria non allegra…

 Calo dei consumi e mercato italiano

 La produzione di fibre man-made in Italia –si legge-ha iniziato a mostrare qualche difficoltà nel corso del 2011. Nella prima parte del 2012, dopo un breve effetto di ricostituzione degli stock a valle, i volumi sono rimasti pressoché stabili.  È il settore del tessile tradizionale (abbigliamento e casa)  il primo segmento a mostrare una certa debolezza a seguito del calo dei consumi. Le imprese  tessili in Italia, a fronte di uno scenario economico molto incerto e delle difficoltà di accesso al credito, sono costrette ad attuare politiche di controllo sulle scorte, mantenendole a livelli molto bassi e rendendo gli ordini frammentati e discontinui.

Flessioni anche nei consumi durevoli come l’automotive e le costruzioni –settore che segna calo di investimenti per il quinto anno consecutivo (nel 2012 -6,0%). Rispetto al mercato italiano il documento non esprime ottimismo: si temono ulteriori flessioni. L’analisi è infatti assai chiara: “a soli due anni dalla crisi del 2008-09 le imprese italiane del tessile si trovano nuovamente coinvolte in una fase recessiva che potrà portare a un’ulteriore fuoriuscita dal mercato dei soggetti più fragili sotto il profilo reddituale e finanziario (fragilità dimostrata dal fatto che il tessile-abbigliamento è il settore industriale con la quota più elevata di sofferenze sui prestiti, 17,5% a maggio)”.

Buone prospettive invece dall’esportazione. Occorre infatti precisare che al mercato interno è destinato solo il 30% della produzione italiana di fibre man made.

Meglio le esportazioni

 Con cauto ottimismo Cirfs, l’associazione europea delle fibre man-made, prevede per l’Unione Europea un calo pari all’1,6% nel complesso del 2012 nel consumo di fibre artificiali e sintetiche, a fronte però di un progressivo miglioramento nel corso dell’anno e una ripresa nel 2013 (+2,9%).

“Se da un lato vi sono Paesi dell’Area Euro in recessione nel 2012 - con consumi in calo a causa di politiche fiscali restrittive e con un’edilizia ancora in crisi (come la Spagna) - dall’altro lato vi sono anche Paesi importanti importatori di fibre, in primis la Germania che assorbe il 16% delle esportazioni totali di fibre prodotte in Italia, che pur crescendo a ritmi più ridotti (+0,8% il PIL nel 2012) continua a rappresentare un traino per la domanda di fibre (specialmente per l’auto), come dimostrato dall’andamento positivo delle esportazioni nei primi sei mesi dell’anno. Inoltre, anche l’export verso altri Paesi esterni all’Area Euro si mantiene dinamico (ad esempio verso Regno Unito, Serbia, Messico, Stati Uniti e Cina) e l’euro previsto debole anche per la seconda parte dell’anno (1,25$) dovrebbe continuare offrire un sostegno”.

 A stimolare la domanda di fibre man made lo scorso anno aveva contribuito anche l’escalation del prezzo del cotone e ora che i prezzi delle naturali si stanno normalizzando, viene meno un importante driver di crescita. Per quanto riguarda i prezzi delle materie prime sia per le fibre poliestere, sia per le fibre poliammidiche si sono registrate significative correzioni al ribasso rispetto al 2011, pur rimanendo vicini ai picchi del 2008. Va però sottolineato che sul mercato domestico dove la domanda è debole, i precedenti aumenti di costo non erano stati interamente trasferiti sui prezzi finali di vendita per non deprimere i volumi.

Si conferma infine la difficoltà a mantenere produzioni in Italia. “Le imprese del settore che producono in Italia devono competere con gli altri grandi produttori europei (Germania, Spagna, Paesi Bassi) ed extra europei (Cina in primis) partendo da una situazione di svantaggio connessa all’elevato costo dell’elettricità - che pesa molto su un settore altamente energivoro come quello delle fibre man-made - e dei trasporti”.

Il documento continua: “È sicuramente uno scenario non semplice e sfidante quello del prossimo biennio per le imprese del settore, che puntano a continuare e intensificare il loro sforzo in ricerca e innovazione al fine di garantire prodotti nuovi, di elevata qualità e destinati ad applicazioni e settori sempre più specialistici. Importante è anche la ricerca di nuove sinergie (attraverso joint venture e acquisizioni) e l’avvio di progetti di investimento produttivo nei Paesi dove la domanda di fibre è ancora in forte crescita.”  

Una chiusa che un po’ delude ma soprattutto preoccupa. Ma come? Le imprese del man made si stanno dando un gran da fare nella ricerca sui nuovi materiali, cercano in tutti i modi di recuperare competitività con impianti a ridotto consumo di energia, spingono l’acceleratore sul riciclo post produzione e  post consumo e di questo il rapporto non ci racconta niente? Ci lascia con un invito ai propri associati “a investire là dove la domanda di fibre è ancora in forte crescita”?   Caspita, niente affatto incoraggiante!


  
Pubblicato da Aurora Magni il 02/08/2012
Archiviato sotto studi/ricerche
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Commenti
Da renato ferrari il 03/08/2012 17.04
ebbene si, ho provato aproporre tessuti con materiali riciclati anche di livello, ma non interessa.Si fa gia' fatica a mantenere le vendite di prodotti speciali e il mecato cerca prodotti di nicchia.Solo se qualche grosso marchio rende visibile o di moda qualcosa puo' avere un seguito..


renato ferrari


Da Aurora Magni il 04/08/2012 14.34
Per chi non lo sapesse Renato Ferrari gestisce con il fratello Andrea, LCT, un'azienda che da sempre (almeno da quando li conosco io... e non sono pochi anni) punta su ricerca e innovazione con una indubbia dose di coraggio e risultati davvero interessanti. La sua opinione è quindi autorevole. Sono d'accordo con lui: una buona quota del successo dei produttori a monte (innovativi e che fanno scelte green) dipende dalle strategie della GDO, dei designer, dei brand della moda. Obiettivo di questo blog è stato fin dall'inizio anche questo: dare visibilità di quanto viene fatto da produttori di fibre, filati e tessuti agli utilizzatore a "valle", spiegarne il punto di vista, mostrarne le eccellenze. Non stanchiamoci mai di dialogare con chi è più vicino al mercato quindi.



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