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Fine dei sacchetti di plastica? Largo alle borse in tessuto
Pubblicato da Aurora Magni il 13/11/2010 - 2 commenti - visualizzazioni: 2035
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Finalmente dal 1° gennaio 2011 i consumatori italiani dovranno familiarizzare con i sacchetti di bioplastica, o ancora meglio con le borse per la spesa riutilizzabili di tessuto, abbandonando il classico sacchetto di plastica non biodegradabile. A confermarlo è stato  Roberto Menia sottosegretario al Ministero per l'ambiente  rispondendo lo scorso 14 ottobre ad una interpellanza presentata alla Camera.

Il recepimento del dettato comunitario  è avvenuto all'interno della legge finanziaria 2007 come puro atto di indirizzo al quale avrebbe dovuto far seguito un regolamento attuativo comprendente anche gli aspetti sanzionatori. Tale regolamento, però, non è stato mai emanato e di conseguenza, allo stato attuale, non sono previste sanzioni amministrative e pecuniarie per chi non si adeguerà: saranno eventualmente i Comuni, con loro specifiche ordinanze, in ottemperanza al potere regolamentare di cui dispongono in materia di gestione dei rifiuti, a prevedere la possibilità e l'entità delle sanzioni.

Il Ministero ha comunque confermato la disponibilità, ferma restando la data del 1 gennaio 2011, a presentare un provvedimento che consenta di "smaltire le scorte" ancora in carico alla distribuzione, specialmente quella piccola. Ha inoltre  annunciato la campagna di sensibilizzazione e informazione rivolta ai cittadini che dovrebbe essere lanciata prima della fine dell'anno sui principali mass media e che sarà incentrata sul concetto di riutilizzo.

Del resto l’impatto inquinante dei sacchetti di plastica è noto. Stando a  Legambiente, ad esempio, sostituendo con 10 sporte riutilizzabili i 300 sacchetti di plastica che ogni italiano consuma all’anno, risparmieremmo più di 180 mila tonnellate di petrolio e altrettante di emissioni di CO2, ma soprattutto eviteremmo di disperdere nell’ambiente plastica indistruttibile.

Ora, l’obiettivo del provvedimento, la cui efficacia dipenderà in realtà molto dalla disponibilità di negozianti e consumatori a sostituire gli indistruttibili sacchetti di plastica con sporte biodegradabili o almeno riutilizzabili più volte, è ridurre l’impatto ambientale provocato dei milioni di sacchetti utilizzati magari poche ore e gettati tra i rifiuti.  Ma non basta che i nuovi sacchetti siano   biodegradabili ( intendendo per biodegradabilità  la conversione metabolica del materiale compostabile in anidride carbonica), dovranno anche essere disintegrabili ed non avere  sostanze come i metalli pesanti  in grado di provocare  effetti negativi sulla qualità del compost, cioè del terreno in cui avviene la decomposizione.

Certo le borse di tessuto ricevute nelle fiere e nei convegni saranno d’ora in poi  guardate con ben altra considerazione.

Intanto c’è che pensa a come utilizzare le scorte di sacchetti inutilizzati ma già prodotti e mentre nei blog si danno consigli su come produrre borsette con fili ottenuti tagliando a strisce i sacchietti, qualche idea arriva anche dal design. Questo è un progetto di Ryan Frank, la poltrona è costruita con alluminio avvolto buste di plastica per la spesa.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 13/11/2010
Archiviato sotto fatti/attualità

Commenti
Da Aurora Magni il 21/11/2010 17.56
Un aggiornamento sul tema.
Le eco borse (fatte cioè in tessuto) sarebbero dannose. E' quanto sostiene il laboratorio americano TEI Analytical secondo il quale la metà delle shopping bag analizzate conterrebbe livelli di piombo fino a 8 volte superiori ai limiti consentiti dalle leggi federali. Con l'usura del tessuto il piombo si sbriciola contaminando gli alimenti. Inoltre, essendo di stoffa e si suppone raramente lavate, le borse sono un terreno fertile per germi e batteri.
La notizia era sul Corriere della sera di qualche giorno fa.
Ok, fermi tutti. Mi chiedo chi è il balordo che introduce michette e tramezzini nella borsa della spesa senza incartarli o che non lava una mela prima di mangiarla. In ogni caso continuo a pensare che una borsa in tessuto sia un'idea intelligente: ha un ciclo di vita lungo, più lungo di una borsa di carta, può essere realizzarla con scarti di produzione. Può anche essere esteticamente gradevole e personalizzata. Personalmente uso quelle che mi vengono date in fiera o ai convegni.
Detto questo, prendiamo comunque spunto da ciò che dicono i tecnici americani e comportiamoci di conseguenza, producendo cioè borse a prova di alimenti, senza piombo, lavabili, magari antibatteriche etc. C'è spazio per borse eco e sane. Direi anzi che i consumatori se le meritano.




Da Fabio Guenza il 22/11/2010 10.11
...hai presente come i francesi trattano le baguette?! Scherzi a parte, è l’ennesimo esempio di come la sostenibilità sia un argomento complesso e richieda un cambiamento del modo di pensare prima ancora di quello di fare. E’ chiaro che la borsa riutilizzabile in linea di principio è meglio di quella usa –e-getta. Ma perché lo sia anche di fatto occorre che, a valle, chi la mette in commercio ponga al centro il reale benessere degli stakeholder (in questo caso, i consumatori), da cui dovrebbe derivare il profitto, e non viceversa. E occorre che i controlli funzionino (oggi in Europa una roba come quella del rilascio di piombo mi sembra una…alchimia non certo figlia del rispetto della legge).



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