Finalmente dal 1° gennaio 2011 i consumatori italiani dovranno familiarizzare con i sacchetti di bioplastica, o ancora meglio con le borse per la spesa riutilizzabili di tessuto, abbandonando il classico sacchetto di plastica non biodegradabile. A confermarlo è stato Roberto Menia sottosegretario al Ministero per l'ambiente rispondendo lo scorso 14 ottobre ad una interpellanza presentata alla Camera.
Il recepimento del dettato comunitario è avvenuto all'interno della legge finanziaria 2007 come puro atto di indirizzo al quale avrebbe dovuto far seguito un regolamento attuativo comprendente anche gli aspetti sanzionatori. Tale regolamento, però, non è stato mai emanato e di conseguenza, allo stato attuale, non sono previste sanzioni amministrative e pecuniarie per chi non si adeguerà: saranno eventualmente i Comuni, con loro specifiche ordinanze, in ottemperanza al potere regolamentare di cui dispongono in materia di gestione dei rifiuti, a prevedere la possibilità e l'entità delle sanzioni.
Il Ministero ha comunque confermato la disponibilità, ferma restando la data del 1 gennaio 2011, a presentare un provvedimento che consenta di "smaltire le scorte" ancora in carico alla distribuzione, specialmente quella piccola. Ha inoltre annunciato la campagna di sensibilizzazione e informazione rivolta ai cittadini che dovrebbe essere lanciata prima della fine dell'anno sui principali mass media e che sarà incentrata sul concetto
di riutilizzo.
Del resto l’impatto inquinante dei sacchetti di plastica è noto. Stando a Legambiente, ad esempio, sostituendo con 10 sporte riutilizzabili i 300 sacchetti di plastica che ogni italiano consuma all’anno, risparmieremmo più di 180 mila tonnellate di petrolio e altrettante di emissioni di CO2, ma soprattutto eviteremmo di disperdere nell’ambiente plastica indistruttibile.
Ora, l’obiettivo del provvedimento, la cui efficacia dipenderà in realtà molto dalla disponibilità di negozianti e consumatori a sostituire gli indistruttibili sacchetti di plastica con sporte biodegradabili o almeno riutilizzabili più volte, è ridurre l’impatto ambientale provocato dei milioni di sacchetti utilizzati magari poche ore e gettati tra i rifiuti. Ma non basta che i nuovi sacchetti siano biodegradabili ( intendendo per biodegradabilità la conversione metabolica del materiale compostabile in anidride carbonica), dovranno anche essere disintegrabili ed non avere sostanze come i metalli pesanti in grado di provocare effetti negativi sulla qualità del compost, cioè del terreno in cui avviene la decomposizione.
Certo le borse di tessuto ricevute nelle fiere e nei convegni saranno d’ora in poi guardate con ben altra considerazione.
Intanto c’è che pensa a come utilizzare le scorte di sacchetti inutilizzati ma già prodotti e mentre nei blog si danno consigli su come produrre borsette con fili ottenuti tagliando a strisce i sacchietti, qualche idea arriva anche dal design. Questo è un progetto di Ryan Frank, la poltrona è costruita con alluminio avvolto buste di plastica per la spesa.
