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Poliestere riciclato: notizie dalle aziende
Pubblicato da Aurora Magni il 19/08/2012 - 2 commenti - visualizzazioni: 1519
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 La prima è italiana e arriva da RadiciGroup che ha recentemente  lanciato una nuova gamma di filati in poliestere riciclato post consumo destinati al comparto medicale e allo sport (r-Radyarn) confermando così di voler intensificare l’offerta di filati di seconda vita, mentre la seconda arriva da Teijin Limited.

L’azienda giapponese,  in joint venture con Jinggong Group Holding,  sta avviando in Cina, nella provincia di Zhejiang, un nuovo impianto  per la produzione di pes da riciclo che sarà attivo dal 2014. La capacità di produzione dell’impianto sarà di 20 mila tonnellate/anno nella fase iniziale che aumenteranno a 70mila una volta a regime.

Il comunicato stampa parla di sistema a circuito chiuso che coinvolgerà la città di Shaoxing nella catena di approvvigionamento del materiale da riciclare. L’idea di Teijing è di estendere questo modello in scala più ampia coinvolgendo le istituzioni locali e le comunità nella raccolta e nella selezione dei materiali con cui alimentare la produzione di filati che, si dice nella nota, avranno stesso livello qualitativo dei poliestere ottenuti direttamente da petrolio ma un più alto contenuto ecologico. La realizzazione di sistemi integrati a circuito chiuso  si inserisce coerentemente con il 12^ piano quinquennale (2010-15) che il governo cinese ha avviato ponendo al centro risparmio energetico e attenzioni ambientali.

Fonte: http://www.teijin.co.jp/english/news/2012/ebd120809.html

Viene spontanea una riflessione. Il tema dell’approvvigionamento della materia prima (scarti) è assai importante per le imprese impegnate in processi di riciclo e va affrontato in una logica territoriale. Ad oggi le esperienze riguardano il recupero del PET dalle bottiglie delle bevande, o di scarti di produzione (cimosse ad esempio) senza dimenticare, per quanto riguarda il poliammide, l’esperienza di Aquafil con le reti da pesca a fine ciclo. In Italia non esiste ancora una rete organizzata di raccolta, selezione e invio alla catena del riciclo di prodotti a fine vita ed è un vero peccato che tanti materiali preziosi in una logica di riciclo finiscano nel sacco dell’indifferenziato.  Che sia ora di pensarci seriamente?


  
Pubblicato da Aurora Magni il 19/08/2012
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Commenti
Da Fabio Guenza il 20/08/2012 09.26
Le positive esperienze delle filiere di recupero degli oli esausti e dei RAEE (Ecodom), piuttosto che dei sistemi complessivi di gestione dei rifiuti (Ponte delle Alpi) testimoniano che in Italia, quando c'è la volontà (e l'opportunità, giustamente), siamo in grado di fare come e meglio di altri in ogni campo. Questo, tra l'altro, è un ambito nel quale si possono creare posti di lavoro e utilizzare al meglio quella creatività che ci contraddistingue. Riguardo alla lana di scarto (cascami) mi viene in mente l'esempio di Punta allo zero, che li utilizza per terricci da giardino privi di torba e quindi a ridotte emissioni di CO2. Quali potrebbero essere potenzialmente le filiere più interessanti? Con quali protagonisti? Qualcuno dei nostri lettori ha idee?



Da Aurora Magni il 20/08/2012 10.59
Certo, anche in Italia esistono già esperienze importanti (Prato su tutte da secoli). Ma Teijing propone un cambio di visione e di dimensioni. Stiamo parlando di un colosso delle fibre man made che punta a creare in un'area del mondo tra le più discusse dal punto di vista ecologico (la Cina) un sistema integrato legando territorio e istituzioni a un progetto industriale di riciclo di materie prime (il pes) il cui trend è in continua crescita. Trovo interessante soprattutto il modello di business e l'integrazione con la società, fattori che inevitabilmente incideranno sulle condizioni socio economiche (anche professionali come dici tu). Naturalmente noi ora sappiamo solo quello che ci raccantano i comunicati stampa ma suggerisco di seguire questo processo con attenzione.



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