La prima è italiana e arriva da RadiciGroup che ha recentemente lanciato una nuova gamma di filati in poliestere riciclato post consumo destinati al comparto medicale e allo sport (r-Radyarn) confermando così di voler intensificare l’offerta di filati di seconda vita, mentre la seconda arriva da Teijin Limited.
L’azienda giapponese, in joint venture con Jinggong Group Holding, sta avviando in Cina, nella provincia di Zhejiang, un nuovo impianto per la produzione di pes da riciclo che sarà attivo dal 2014. La capacità di produzione dell’impianto sarà di 20 mila tonnellate/anno nella fase iniziale che aumenteranno a 70mila una volta a regime.
Il comunicato stampa parla di sistema a circuito chiuso che coinvolgerà la città di Shaoxing nella catena di approvvigionamento del materiale da riciclare. L’idea di Teijing è di estendere questo modello in scala più ampia coinvolgendo le istituzioni locali e le comunità nella raccolta e nella selezione dei materiali con cui alimentare la produzione di filati che, si dice nella nota, avranno stesso livello qualitativo dei poliestere ottenuti direttamente da petrolio ma un più alto contenuto ecologico. La realizzazione di sistemi integrati a circuito chiuso si inserisce coerentemente con il 12^ piano quinquennale (2010-15) che il governo cinese ha avviato ponendo al centro risparmio energetico e attenzioni ambientali.
Fonte: http://www.teijin.co.jp/english/news/2012/ebd120809.html
Viene spontanea una riflessione. Il tema dell’approvvigionamento della materia prima (scarti) è assai importante per le imprese impegnate in processi di riciclo e va affrontato in una logica territoriale. Ad oggi le esperienze riguardano il recupero del PET dalle bottiglie delle bevande, o di scarti di produzione (cimosse ad esempio) senza dimenticare, per quanto riguarda il poliammide, l’esperienza di Aquafil con le reti da pesca a fine ciclo. In Italia non esiste ancora una rete organizzata di raccolta, selezione e invio alla catena del riciclo di prodotti a fine vita ed è un vero peccato che tanti materiali preziosi in una logica di riciclo finiscano nel sacco dell’indifferenziato. Che sia ora di pensarci seriamente?