E’ questo l’obiettivo del Gruppo di lavoro che in previsione degli Stati Generali della Green Economy che si riuniranno a Rimini il 7 e l’8 novembre (promossi dal Ministero dell'Ambiente e dal Comitato organizzatore composto da 39 associazioni di imprese green) ha reso pubblico un documento indicante 5 azioni prioritarie da mettere in campo da subito.
La dimensione del settore dell'eco-innovazione e delle ecoindustrie è stata valutata dall'Unep ( United Nations Environment Programme) sino a 0,5-1,5 trilioni di dollari/anno nel 2020 e tra i 3 e i 10 trilioni/anno nel 2050. Il passaggio alla green economy si legge, implica però la capacità di innovare non solo cicli produttivi e consumi, ma anche approcci culturali e stili di vita. Considerato che nella classifica europea 2011 dell'ecoinnovazione l'Italia si trova al 16° posto contro il 12° del 2010, scelte strategiche devono essere assunte con determianzione. A partire dall'avvio di un Piano nazionale per lo sviluppo, diffusione e implementazione dell'ecoinnovazione "made in Italy", che sappia coniugare la competitività delle imprese alla sostenibilità dei sistemi produttivi, basato su almeno 5 azioni:
1) Politiche coerenti. E’ necessario definire una politica ambientale che offra un quadro normativo coerente a vari livelli (locale, nazionale, europeo e internazionale), in grado di promuovere l'ecoinnovazione e incentivare attività di ricerca e sviluppo,
2) Formazione/informazione. Obiettivi:- preparare nuove competenze/professionalità (sia per i settori strategici di nuova economia, sia per riqualificare figure professionali che operano in settori e comparti tradizionali del sistema produttivo italiano, interessati a processi di riconversione "verdi") - diffondere cultura della produzione e dei consumi sostenibili, favorire cambi di stili di vita, approcci culturali, consenso sociale verso le tecnologie, i processi, i servizi e i prodotti ecoinnovativi. Innovazioni tecnologiche, anche radicali, del solo processo produttivo non riescono a esprimere, infatti, a pieno il loro potenziale di cambiamento se non sono accompagnate da importanti modifiche anche a livello culturale e sociale, oltre che istituzionale
3) Promozione attraverso "etichette" e appalti verdi. Promozione a tutti i livelli di prodotti e servizi basati su un uso sostenibile delle risorse e su bassi impatti ambientali, lungo tutto il loro ciclo di vita, mediante la promozione di marchi, etichette, ecc. di prestazione, di prodotti e servizi, che favoriscano la crescita di mercati ecoinnovati e nuovi mercati, aumentando la percezione dell'ecoinnovazione. Diffusione di appalti "verdi", pubblici e privati, per la promozione dell'ecoinnovazione.
4) Cabina di regia per partenariati pubblico/privato. E’ necessario, si legge nel documento, dar vita ad una forte cabina di regia per mettere a sistema il patrimonio nazionale di competenze sia nel pubblico (università ed enti di ricerca), sia nel privato. Devono essere favoriti progetti sistemici e integrati di dimensioni significative, che coinvolgano singole aziende, distretti, reti di impresa, sistemi territoriali, istituzioni locali e organizzazioni sociali che possano fungere da nuclei di condensazione di questa fase di transizione verso la green economy
5) Supporto alle imprese. Se sul versante dell'approvvigionamento sostenibile dell'energia l'Italia ha fatto significativi passi in avanti, sul fronte dell'utilizzo sostenibile delle materie prime vi è molto da fare. In questo quadro, sembra non più rinviabile seguire l'esempio di altri Paesi europei istituendo un'Agenzia per l'uso efficiente dei materiali, sfruttando risorse e strutture già esistenti, a diretto supporto delle imprese e in particolare delle PMI.
Il programma dei lavori degli Stati Generali della Green Economy è consultabile qui: http://www.ecomondo.com/appuntamenti_eventi/Green_Economy.asp