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Tappezzeria Martinelli, classe 1723
Pubblicato da Aurora Magni - 0 commenti - visualizzazioni: 1046
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L’ azienda più antica d’Italia e pensa alla sostenibilità. E’ la Tapezzeria Martinelli ed è stata fondata nel 1723 a Pisa, in Piazza San Frediano. La notizia è stata data nel corso della conferenza"Italia 150. Le radici del futuro"   tenutasi a Roma lo scorso 8 giugno e promossa da fondazione Symbola e Unioncamere con l'Alto patronato della Presidenza della Repubblica  allo scopo leggiamo- di promuovere una riflessione sui caratteri originali e connotativi dell’economia italiana.

I fratelli  Paolo e Francesco Martinelli, rappresentanti dell'ottava generazione in discendenza diretta, hanno raccolto negli anni numerosi documenti  ripercorrendo importanti fasi della storia dell’azienda per quanto i bombardamenti durante la seconda guerra mondiale abbiano pesantemente danneggiato l’archivio di stato.

Si sa, ad esempio che le "filze di stanziamento", cioè i registri contabili dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano dimostrano che a tale «mastro Pietro Martinelli, paratore, bandieraio e tendaro», fu commissionato di arredare il catafalco nella Chiesa dei Cavalieri in occasione delle «esequie in memoria del Granduca di Toscana Cosimo III, il 23 marzo 1723» e che  i rapporti con l'Ordine durarono almeno fino al 1756.  

Nei secoli i Martinelli sono stati fornitori del granducato, della real casa Savoia, del Teatro Nuovo (ora Verdi) e dell'Opera Primaziale Pisana e che fu proprio Giuseppe Martinelli a produrre gli addobbi per il matrimonio di re Boris III di Bulgaria, celebrato nel 1930 ad Assisi.

L’azienda oggi mantiene il fascino dell’antica bottega artigiana ma non mancano le nuove tecnologie a supportare ricerca stilistica e gestione dei processi di produzione e di restauro.

Nel frattempo è in fase di allestimento un nuovo spazio espositivo in via Tavoleria che non solo accoglierà una mostra permanente, ma è stato progettato per essere  un luogo di cultura. 

E sarà proprio la sostenibilità uno dei temi caratterizzanti il progetto, e la cosa non sorprende se si pensa che Paolo non solo lavora in una cooperativa che si occupa di tematiche sociali ma si è laureato proprio con una tesi sulla filiera della sostenibilità del cotone africano.  

 

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