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Acquisti eco? Cambiamo il modello di comunicazione
Posted by Aurora Magni on 12/03/2011 - 1 comment - view count: 3276
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Il nuovo rapporto CBI Buying into it – making the consumer case for low carbon    ha mostrato come la maggior parte dei consumatori inglesi  sia assolutamente indifferente all’impatto ecologico dei prodotti acquistati. L’indagine, condotta mediante interviste a circa 2000 persone, ha rivelato infatti che impatto ambientale ed efficienza energetica non sono tra le caratteristiche che spingono a fare un acquisto piuttosto che un altro, tranne che per alcune categorie di prodotti di elettronica.

Il segretario all’energia e al cambiamento climatico britannico Chris Huhne commentando i risultati , ha invitato  a rinnovare le modalità con le quali le imprese promuovono  i propri prodotti. Occorre spostare l’accento –ha dichiarato-  dalle considerazioni etiche ai benefici ottenuti dalle riduzione delle emissioni di carbonio. In altre parole non prediche ma concretezza e ottimismo, una sorta di “edonismo verde”.
 

 Huhne ha suggerito a governo e commercianti di incentivare l’acquisto di prodotti eco-friendly facilitando i percorsi di scelta sottolineando, ad esempio, come l’acquisto ecocompatibile sia allo stesso tempo l’acquisto più conveniente, più intelligente e più divertente.  Allo scopo di migliorare la comunicazione tra produttori e consumatori sarà infatti  studiato  uno “schema semplice, coerente, volontario di etichettatura dei prodotti” modellato sull’esistente regime di categorie di efficienza evidenziate con le lettere dalla A  alla G, utilizzate per specificarne il grado di efficienza nei consumi.

 Il rapporto evidenzia infatti che l’83% della popolazione pensa che gran parte della responsabilità dell’insuccesso delle vendite di prodotti verdi sia da attribuire allo scarso impegno delle aziende produttrici nel mettere in evidenza le informazioni riguardanti l’efficienza energetica.

 Il tema è caldo e introduce molte riflessioni: dall’etichettatura di prodotto al linguaggio utilizzato,  dal grado di conoscenza di etichette, loghi e certificazioni da parte dei consumatori alle strategie di marketing delle aziende che dovrebbero  puntare a rendere di moda i prodotti realizzati nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori coinvolti,  quindi preferibili.

La soluzione –o almeno il miglioramento dell’attuale situazione- sta forse  in un mix di approcci: certificazioni corrette e trasparenti, cultura del consumo e crescita della capacità di valutazione del bene di consumo da parte di chi acquista (e vende), maggior enfasi sul valore delle produzioni sostenibili  anche grazie all’apporto di opinion leader e di eventi culturali a forte impatto emotivo.   Un processo in cui imprese, retail e consumatori possono giocare insieme.


  
Posted by Aurora Magni on 12/03/2011
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Commenti
By Carlotta Cataldi on 04/04/2011 19:25
Sono d'accordissimo sul fatto che sia necessario comunicare in modo più ottimista. Allo stesso tempo, credo che a un consumatore medio, e tanto meno a un acquirente di moda molto giovane, possa interessare la percentuale di energia risparmiata comprando un capo invece di un altro. Non penso che le lettere e i numeri servano a molto. Credo invece che bisognerebbe lavorare con le storie di chi FA le cose. Made-By in Benelux e Inghilterra, ha già fatto qualcosa in questo senso.



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