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Ancora scarso l’impegno per una produzione sostenibile della viscosa
Posted by Aurora Magni on 16/08/2018 - 0 commenti - view count: 774
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E’ quanto emerge dal report elaborato da Changing Markets Foundation, basato su oltre un anno di ricerche e volto a verificare come i brand della moda stiano affrontando il problema della produzione sostenibile della viscosa, materia prima molto usata nella produzione di articoli tessili e dai costi ambientali rilevanti.

Come si legge nel rapporto, Inditex, ASOS, Marks & Spencer, H & M, Tesco, Esprit e C & A hanno  aderito alla Roadmap di Changing Markets verso la produzione responsabile di fibre viscosa e modali e iniziato a collaborare con i loro fornitori. Ma mancano all’appello i brand del lusso e molti marchi del fast fashion, il che contraddice l’opinione che i consumatori  hanno dell’impegno dei brand di fascia alta ritenuti ‘sostenibili’ dal 30% degli intervistati (2000 consumatori adulti del regno Unito il 60% dei quali ha dichiarato di non voler acquistare capi la cui produzione è dimostrata essere causa di inquinamento).

Sul fronte della produzione poco è quindi stato fatto, denuncia il report.

Le aziende che forniscono tessuti in viscosa ai brand della moda sono responsabili di sversamenti di reflui inquinanti e dannosi per l’ambiente e per le comunità che risiedono in prossimità delle linee produttive. Gli stessi brand spesso non sono in grado di risalire ai propri fornitori di materia prima.

Al riguardo, precisano i ricercatori, và detto che i due principali produttori mondiali di viscosa[1]  sono entrambi impegnati  a far sì che tutti i loro siti produttivi  soddisfino i requisiti del marchio Ecolabel UE per la produzione di viscosa entro il 2022.

Al riguardo lo studio sottolinea però  che l'Ecolabel UE attualmente non copre l'inquinamento idrico e non è quindi sufficiente per dimostrare la compliance con parametri di effettiva sostenibilità ambientale. Si attende inoltre di capire  attraverso quali azioni e con quali investimenti si arriverà a produrre viscosa a ridotto impatto ambientale.

Lo studio si aggiunge ad altri appelli rivolti ai produttori per ridurre il costo della produzione di fibre cellulosiche sull’ambiente.

Nel 2017  la ong canadese Canopy, che si occupa di difesa delle foreste, ha denunciato nel suo Hot button report pubblicato nell’ambito  dell’iniziativa CanopyStyle, gli effetti della produzione di fibre artificiali sulla deforestazione valutando come le principali imprese produttrici stanno affrontando il tema della difesa delle risorse forestali negli approvvigionamenti di cellulosa e investendo il ricerca su materiali alternativi.



[1] Birla Cellulose e Lenzing,  rappresentano circa il 25 per cento della fornitura globale

 


  
Posted by Aurora Magni on 16/08/2018
Filed under studi/ricerche

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