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Ancora sulle microplastiche
Posted by Aurora Magni on 12/07/2020 - 0 commenti - view count: 132
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Perché è bene non perdere di vista i problemi destinati ad avere effetti sull’ambiente nel lungo periodo.

I ricercatori della Northumbria University, in collaborazione con Procter & Gamble, produttori di detergenti come Ariel, Tide, Downy e Lenor, hanno svolto un nuovo studio sull’emissione di microfibre durante i lavaggi domestici di biancheria per la casa. Secondo lo studio si registra un rilascio medio di 114 mg di microfibre  per chilogrammo di tessuto durante un ciclo di lavaggio standard. Oltre 12.700 tonnellate di microfibre vengano rilasciate annualmente dalle lavatrici nei corsi d’acqua della sola Europa, per avere un’idea è come se ogni giorno due camion di rifiuti venissero ogni giorno sversati nei fiumi e nei laghi.

Fin qui -purtroppo- niente che già non si sapesse.

I ricercatori hanno ottenuto una riduzione del 30% della quantità di microfibre rilasciate quando hanno eseguito un ciclo di lavaggio di 15 ° C di 30 minuti, rispetto a un ciclo standard di 40 ° C di 85 minuti. Con lavaggi a temperatura più bassa e più rapidi, potenzialmente è possibile risparmiare 3.813 tonnellate di microfibre/anno.

Ecco allora i consigli per il bucato più ecologico in attesa che i produttori di lavatrici trovino soluzioni di filtrazione degli scarichi.

  • Le lavatrici vanno riempite per i ¾ del volume (ottimizzazione rapporto acqua/tessuti)
  • I nuovi vestiti rilasciano più microfibre rispetto ai vestiti più vecchi. 
  • Gli ammorbidenti per tessuti non hanno avuto alcun impatto diretto sul rilascio di microfibra
  • Dal parte sua l’industria deve usare le tecnologie di cui è in possesso per ridurre il fenomeno effettuando un prelavaggio controllato e filtrato da parte dei produttori tessili prima di mettere in vendita i capi.

Per esaminare la struttura e la composizione delle microfibre rilasciate dagli indumenti il team ha applicato metodi di prova utilizzati nella scienza forense, tecniche spettroscopiche e microscopiche. Ciò ha consentito di pesare e caratterizzare le fibre per determinare i rapporti tra fibre artificiali e fibre naturali rilasciate dai carichi di lavaggio. Ed ecco la sorpresa: secondo lo studio il 96% delle fibre rilasciate sono naturali, le fibre sintetiche, come nylon, poliestere e acrilico rappresentano solo il 4%. Questo però non può essere motivo di soddisfazione per i produttori di materiali man made. Le fibre naturali da fonti vegetali e animali si biodegradano infatti molto più rapidamente delle fibre sintetiche: uno studio precedente ha identificato che le fibre di cotone si degradano del 76% dopo quasi otto mesi nelle acque reflue, rispetto al solo 4% di deterioramento delle fibre di poliestere. 

Lo studio è disponibile sul sito dell'Università  www.northumbria.ac.uk

Credits foto:  Manu B

 


  
Posted by Aurora Magni on 12/07/2020
Filed under studi/ricerche
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