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App per la valutazione dei brand
Posted by Aurora Magni on 12/12/2019 - 0 commenti - view count: 382
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Con il crescente impegno delle imprese a ridurre l’impronta ambientale e a acquisire reputazione sui temi della sostenibilità, si sono sviluppati  sistemi di valutazione che puntano a dare al consumatore una lettura sintetica delle politiche adottate, fino a veri e propri suggerimenti per gli acquisti. Un approccio certamente interessante che indica come nel grande mare del web possano prendere forma soggetti in grado di influenzare il mercato valutando i player con criteri di varia natura, in questo caso l’ impegno ambientale e la responsabilità sociale. Un approccio non privo di rischi naturalmente.

Tutti ricordiamo la classifica fatta da Greenpeace nel 2011 al lancio di Detox e i bollini dal verde al nero che bollavano i brand della moda in relazione al grado di tossicità dei contaminanti individuati sui capi d’abbigliamento fino all’aggiornamento del 2018 a campagna quasi conclusa. Una strategia che ebbe l’indubbio merito di porre l’attenzione generale sul tema della sicurezza chimica e dell’inquinamento globale provocato dalla filiera della moda e che riuscì a tenere sotto pressione brand ed imprese.

Rating  di sostenibilità delle imprese globali non mancano sia a livello mondiale che locale come www.rankingthebrands.com e www.sb-index.com  che mostrano ad esempio  come i marchi sono percepiti in termini di sostenibilità dai loro importanti stakeholder.

Una nota a parte merita Rank a brand che per anni ha dato vita ad una classifica dei principali brand della moda in termini di responsabilità sociale e sostenibilità ambientale valutando oltre 1500 marchi della moda con risultati sintetizzati da espressioni molto efficaci: ‘compralo, è il meglio’, ‘stanno migliorando, ‘potrebbero fare di più’, ‘non comprarlo’.

Un’iniziativa di volontariato realizzata in collaborazione con ong impegnate sul tema della moda sostenibile che è arrivata a coinvolgere un milione di utenti all’anno, ma essendo appunto fatta da volontari e senza scopo di lucro, costretta per proseguire il lavoro –come spiega Niels Oskam, il suo fondatore nella lettera di saluto alla community- ad accettare la fusione con un’altra società commercialmente più attiva, l’australiana Good On You.  Altra realtà interessante:  nata nel 2015 la Good On You ha valutato oltre 3000 marchi di moda in base a principi di sostenibilità ambientale, diritti umani e benessere degli animali. Nella valutazione considera l’atteggiamento proattivo dei marchi o la resistenza passiva per evitare di dare ad esempio informazioni trasparenti sulla supply chain. Good On You dedica  molto spazio a piccoli brand con una storia di sostenibilità: è importante mostrare a consumatori sempre più attenti le alternative disponibili. Le valutazioni sono espresse con faccini ma è possibile ottenere informazioni aggiuntive.

In Europa  Good On You è guidata da  Sandra Capponi, indicata dalla  rivista americana InStyle come una delle 50 "donne più toste" al mondo insieme alla pop star Rihanna, a  Greta Thunberg e al direttore finanziario di Google Ruth Porat. 

Tre considerazioni

  1. Difficile essere puri senza sostenitori finanziari. Soprattutto perché la ricerca costa, anche quella economico-sociale. Mai come in questo caso l'indipendenza deve essere assunto dalle società di rating come un valore irrinunciabile
  2. Il comparto della moda è il settore industriale meno statico che esista soprattutto perché utilizza filiere e fornitori che possono essere sostituiti con grande velocità modificando quindi i dati di rating da collezione a collezione.  Monitorare i cambiamenti è davvero difficile come non è facile guardare oltre le dichiarazioni e gli effetti speciali della comunicazione che oggi cavalca il tema della sostenibilità con la stessa enfasi usata per il lancio di un nuovo prodotto.
  3. Con lo sviluppo di tecnologie digitali consultabili sul cellulare o direttamente dalle etichette dei capi questi strumenti di valutazione di prodotti e brand  sono destinati a crescere  e con loro la necessità di adottare parametri e criteri di valutazione trasparenti e documentati. 

E una domanda:

come si evolverà alla luce di questo trend  il sistema delle certificazioni?


  
Posted by Aurora Magni on 12/12/2019
Filed under fatti/attualità
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