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Aspettando ITMA…
Posted by Aurora Magni on 01/07/2014 - 1 comment - view count: 2434
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Acimit non sta con le mani in mano.

Si è respirato un clima di consapevole determinazione ieri all’assemblea annuale di Acimit, l’associazione delle imprese meccano tessili italiane. Certo il confronto 2013-12 non è positivo:

l’anno scorso il comparto ha registrato una ulteriore contrazione dell’attività produttiva (-6% per un valore di 2,3 miliardi di euro) dovuta prevalentemente al persistere dell’immobilismo del mercato interno non del tutto compensato dall’export che registra un segno negativo pari al 5%. Alla insoddisfacente risposta dei mercati asiatici si è poi aggiunto l’effetto prodotto dall’apprezzamento dell’euro nei confronti di alcune valute locali, che ha frenato le vendite nei rispettivi Paesi.

Ciò non toglie che l’industria italiana delle macchine tessili resti ai vertici mondiali, anche se per rimanerci debba sostenere una concorrenza agguerrita: “Pur mantenendo delle nicchie di eccellenza riconosciute a livello mondiale, ha dichiarato Raffaella Carabelli, presidente di ACIMIT, il nostro settore deve attrezzarsi per affrontare uno scenario in forte evoluzione. Dobbiamo, ancor più che in passato, puntare su innovazione e ricerca e sulla nostra capacità di interpretare, prima dei concorrenti, i segnali che provengono dal mercato.”

 

Un’industria meccano tessile che guarda (anche) a Europa e Usa

 

Se non vi sono dubbi sulla crescente domanda di tecnologie di Cina e India, occorre tenere ben presenti i mercati europei e gli Stati Uniti: “Il tessile mostra un forte dinamismo anche in questi Paesi, soprattutto grazie all’utilizzo dei suoi prodotti in campi applicativi diversi da quelli tradizionali. Negli Stati Uniti si assiste ad una ripresa del tessile frutto di una politica che ora intende privilegiare il ritorno della manifattura nel Paese. Creare una situazione analoga, anche in Italia, spetta alle autorità competenti, sostenendo con misure adeguate una filiera che resta fiore all’occhiello del nostro Paese”, conclude Carabelli.

In particolare a questi mercati sono indirizzate le tecnologie pensate e realizzate in una logica di eco design e contraddistinte dalla green label del progetto Sustainable Technologies di Acimit.

L’assemblea è stata conclusa dal viceministro Carlo Calenda che ha ricordato come sia improponibile oggi parlare di “politica industriale” intendendo con questo un approccio di indirizzo pensato in qualche ufficio ministeriale e come invece si debba mettere l’imprenditoria in grado di fare il suo mestiere, essendo l’unica in grado di intercettare le dinamiche reali del mercato.

http://www.acimit.it/img/Ass2014/IMG_8569.JPG


  
Posted by Aurora Magni on 01/07/2014
Filed under fatti/attualità
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Commenti
By umberto tunesi on 02/07/2014 06:16
Mi sembra che in Italia si stia giocando un'interminabile partita di tennis: l'Industria incolpa i Politici, i Politici incolpano l'Industria. E' un circolo vizioso da cui nessuno VUOLE uscire, tutti gli attori se ne stanno nelle proprie confortevoli tane. Tanto, chi soffre non sono certamente loro. "Chi può ammazza il bue" si dice al mio paese ed proprio ciò che sia Industriali e Politici stanno facendo. Poi, quando saranno finite le bistecche del bue ammazzato, chi si rimboccherà le maniche?

umberto tunesi


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