Sustainability-Lab News > Bioeconomia, ricerca e sostenibilità. News dall'evento biellese

 

Bioeconomia, ricerca e sostenibilità. News dall'evento biellese
Posted by Aurora Magni on 16/04/2019 - 0 commenti - view count: 767
  Rate    

Bio economia e territori, bio economia e sostenibilità, sono i temi al centro di un evento svoltosi  a Biella il 9 aprile scorso e realizzato nell’ambito del progetto BIOBRIDGES (programma di ricerca e innovazione comunitario Horizon 2020).

Molte le esperienze e gli studi presentati in merito all’utilizzo di biomasse e ‘materiali poveri’ in nuove filiere del valore. Si scopre così che scarti dell’industria vinicola e alimentare (pomodori, caffè, latte, pila e lolla del riso) possono trasformarsi in nuovi prodotti per la cosmetica, la produzione di farmaci ed integratori alimentari ma anche in biopolimeri e biocompositi. Un argomento che trattiamo spesso su sustainability-lab. Nella pagina  del progetto Biobridges potrete accedere ad alcune delle presentazioni.

Noi ci soffermeremo su un aspetto specifico: la discesa in campo dei grandi player nella produzione di materiali per l’industria tessile e della moda. Oltre alle incoraggianti esperienze di università, lab e start up impegnate a trarre ‘oro’ da scarti, cresce infatti l’interesse delle grandi bioraffinerie per il settore tessile.

Al convegno Patrizio Salice ha spiegato che Novamont, partner con   Biochemtex, Versalis e Federchimica del Cluster Spring per la diffusione della chimica verde, ha sviluppato in 30 anni di attività, prodotti alternativi alla plastica tradizionali e conosciuto con il marchio MaterBi abbinando alla caratteristica di base –l’origine rinnovabile della materia prima- la biodegradabilità dei manufatti. Oggi Novamont è –tra le vaie iniziative- partner del progetto di ricerca Effective con Aquafil ed H&M (ed altre imprese) per lo sviluppo di un nylon da fonte vegetale.

Quello dei polimeri biobased è un percorso  Fulgar conosce bene, come ha spiegato Alan Garosi. L’azienda è  da alcuni anni impegnata nella produzione di Poliammide 10.10 da semi della pianta del ricino, pianta non concorrente con la produzione di food e dalla rapida crescita –addirittura infestante. Il filato ’Evo’ è certificato DIN CERTCO secondo il metodo ASTM D 6866:2012-01 R.N° 8C096 ed accreditato secondo lo studio internazionale LCA - ISO 14040 e ISO 14044oltre ad essere certificato OEKO-TEX. La ricerca tecnologica, ha sottolineato Garosi, deve però essere accompagnata da azioni di  corretta informazione e sensibilizzazione: la diffusione di materiali ritenuti bio può accentuare la tendenza all’acquisto superficiale da parte dei consumatori e l’abbandono del bene a fine vita in quanto ‘biodegradabile’.

Ha suscitato aspettative anche la presenza tra i relatori di una rappresentante di Bio-on, la bioraffineria di PHA (Polidrossialcanoati da melassa di barbabietole) che ha recentemente dichiarato l’impegno a produrre filati tessili ma la fase di industrializzazione non sembra ancora aver risolto tutte le problematiche relative alle performance di un filato tessile.  

La domanda di biomateriali del resto cresce in modo significativo, almeno nelle richieste dei brand della moda,  ma anche l’automotive guarda a questo mondo con interesse.  Secondo quanto ha illustrato Silvia Avanteo di FCA la necessità di alleggerire le vetture per risparmiare carburante rendendole nel contempo più sicure utilizzando ad esempio bio compositi è decisamente in agenda. Perché tutto ciò possa avvenire occorre però poter contare su filiere in grado di garantire approvvigionamenti standardizzati in termini di volumi, qualità e performance. Un obiettivo che può essere raggiunto a condizione che si formino le necessarie  competenze e che si sviluppi, insieme ad un sistema produttivo affidabile, una rigorosa metodologia di test.  

Il progetto BIO4SELF, presentato da  Daniele Spinelli di Next Technology Tecnotessile, offre un contributo innovativo a questa esigenza sviluppando compositi polimerici auto-rinforzati completamente biobased grazie a PLA  combinato con nanofibrille di bioLCP, resine a elevate prestazioni di origine vegetale. Il risultato è un materiale termoplastico leggero di elevata rigidità e resistenza ad elevata riciclabilità.

E se questo è il trend ci aspettano davvero grandi novità.

 

Nella foto: un angolo del Sella Lab in cui si è svolto l'evento


  
Posted by Aurora Magni on 16/04/2019
Filed under fiere/eventi
Tags

Commenti
You have to login to leave a comment.

Attention: This blog is not a newspaper as it is updated without any periodicity. It can not therefore be considered an editorial product under Law n° 62 del 7.03.2001. The blog author is not responsible for the content of the comments to posts, nor for the content of linked sites. Some texts or images included in this blog are taken from the internet and therefore they considered public domain; if their publication smash any copyright, please notify us by email. They will be immediately removed.
    
Rss Rss
Blog archive