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Biopolimeri e bioplastiche: una scommessa lombarda
Posted by Aurora Magni on 06/10/2019 - 0 commenti - view count: 161
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Il Consorzio Italbiotec è un ente senza scopo di lucro fondato nel 1998 dalle Università degli Studi di Bologna e di Palermo e dalla società biotech Biosearch Itali. Si occupa di ricerca, formazione e sviluppo d’impresa. Recentemente ha pubblicato ‘Verso una bioeconomia circolare per la Regione Lombardia’ uno studio realizzato con la Regione Lombardia e con Vanguard Initiative (autori Melissa Balzarotti, Diego Bosco, Ilaria Re) con l’obiettivo di fare il punto sulle iniziative regionali in corso  finalizzate alla progettazione e produzione di biopolimeri evidenziando alcune case histories di successo.

Quanto è ‘verde’ la Lombardia?

Lo studio cita un dato elaborato nel Rapporto Green Italy 2018 (Symbola – Unioncamere): la regione vanta 61.650 imprese che investono nella green economy, pari al 20% del totale nazionale.  

Nel settore della bioeconomia  la Lombardia occupa un ruolo trainante con 26mila imprese attive nel comparto bio-chimico (oltre 1/5 del totale Paese) che danno lavoro a 33 mila addetti (sono 50mila di addetti in Italia) e investono in ricerca e innovazione 3 miliardi di euro annui (sugli 11 a livello nazionale). Non sorprende che un quarto del valore realizzato in Italia nella produzione di plastiche biodegradabili e compostabili provenga da imprese lombarde (264 milioni di euro nel 2018 con 700 addetti). (fonte LGCA 2019)

Nel  2013 è nato il cluster  LGCA, Lombardy Green Chemistry Association, che raggruppa 50 enti pubblici e privati e opera in rete con cluster internazionali, università, enti di ricerca. Coordina con Regione Lombardia il Pilot Bioeconomy – Interregional Cooperation on Innovative Use of non-food Biomass, progetto che coinvolge 25 regioni europee interessate alla sviluppo della bioeconomia in diversi contesti applicativi.

Nuove filiere per lo sviluppo del mercato lombardi dei biopolimeri

Partiamo dalla materia prima,  identificabile nelle biomasse, cioè negli scarti dell’industria agroalimentare/ forestazione e da rifiuti urbani di origine organica. Se pensiamo che in questa regione si contano 60mila aziende produttive  in attività agricole e 225mila lavoratori che realizzano valore per 12,8 miliardi di euro si comprende come l’industria dei biopolimeri possa contare –almeno potenzialmente- su forniture consistenti. Il documento sottolinea in particolare la disponibilità sul territorio regionale di ingenti volumi di scarti dell’industria casearia: la Lombardia produce infatti il 44% del latte italiano e l’utilizzo virtuoso del siero di latte  e scotta –oggi un costo di smaltimento- rappresenterebbe per i produttori un’opportunità di reddito importante. A questo si aggiunge la possibilità di utilizzare anche rifiuti urbani in materiali plastici sebbene al momento la loro destinazione sembra essere soprattutto quella della produzione di biocarburanti, attività affidata in Regione a 300 impianti. L’attività delle bioraffinerie consiste principalmente nel sottoporre le bio masse in impianti di conversione anaerobica, processo biologico che in assenza di ossigeno trasforma la sostanza organica contenuta nei materiali di origine vegetale e animale in biogas, costituito principalmente da metano e anidride carbonica.

Naturalmente produrre bioplastiche richiede sforzi aggiuntivi che riguardano la filiera di approvvigionamento –che non deve sottrarre risorse al food-, le tecnologie di trasformazione, la qualità del materiale ottenuto, i costi di produzione.

In particolare, si legge, rappresentano una barriera alla produzione di bioplastiche:

  • Il costo. La produzione di PHA supera di almeno 5 volte quello delle plastiche tradizionali,
  • Prestazioni e  standard qualità non sempre soddisfacente se confrontati con quelli della plastica tradizionale. Quest’ultima infatti si avvale di additivi ancora non disponibili per i biopolimeri. Inoltre la grande varietà delle materie prime rende difficile mantenere quell’uniformità chimica necessaria a garantire performance qualitative costanti.

Le potenzialità date dall’incontro tra agroalimentare- modello della bioraffineria- chimica di processo – design/sviluppo di nuovi prodotti, sono un banco di prova importante per  la Regione Lombardia che ha mobilitato risorse importanti a sostegno del Programma strategico triennale in cui l’economia circolare rappresenta uno dei principali capisaldi.


  
Posted by Aurora Magni on 06/10/2019
Filed under studi/ricerche

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