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Calzature, salute e sicurezza. Uno studio del CEQ
Posted by Aurora Magni on 31/05/2014 - 0 commenti - view count: 2606
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Il CEQ (Centro Eccellenza Qualità) è una struttura polivalente nata dalla collaborazione fra l'Associazione Industriali di Pistoia e gli enti locali alla fine degli anni 90 nell’ambito del distretto calzaturiero della Valdinievole. La sua mission è fornire supporto alle imprese del comparto nella valutazione qualitativa dei materiali e dei prodotti e nella ricerca innovativa.

Recentemente ha realizzato uno studio a firma di Giuseppe Gori e  Matteo Malpaganti (al momento in fase di stampa, sarà presentato a fine giugno), relativo alla sicurezza dei prodotti calzaturieri e ai rischi per la salute dei consumatori.

Fonte della ricerca il database delle segnalazioni di prodotto difettoso sul sito di RAPEX (http://ec.europa.eu/consumers/safety/rapex/alerts/). Escludendo dal campo di indagine i DPI, i ricercatori hanno elaborato  risultati interessanti:

·        dal 2005 alla metà di maggio del 2014 sono state registrate ben 336 segnalazioni di calzature con difetti critici per la salute e sicurezza del consumatore  (le calzature rappresentano circa il 2,3% del totale dei prodotti considerati dal RAPEX);

·        il 78% delle segnalazioni (263) sono riconducibili a problemi di natura chimica o ecotossicologica (sostanze nocive o comunque fortemente sospette): tale percentuale nel 2013 è però scesa al 67%, anche per la progressiva attuazione di Regolamenti come il REACH, che pone limiti ad una serie di sostanze prima non prese in considerazione o per le quali non esistevano limiti comuni in Europa,

·        per quanto riguarda i paesi di origine dei prodotti contestati: in testa la Cina che con 222 segnalazioni (179 per motivi chimici), seguita a grande distanza da Turchia, India e Vietnam nell’ordine. L’Italia con 5 segnalazioni è però il primo paese occidentale.

Nei ¾ circa dei casi le segnalazioni si riferiscono alla presenza in quantità elevata, o comunque superiore ai limiti ammessi dalla legislazione europea o nazionale, di sostanze nocive all’uomo o all’ambiente: dal dimetilfumarato (DMFU) agli ftalati, dal cromo esavalente (Cr VI) alla formaldeide ai coloranti azoici proibiti. Il Cr(VI) rappresenta in totale poco meno del 40% del totale delle segnalazioni per ragioni chimiche e una percentuale simile riguarda il DMFU, ma mentre questa ultima sostanza ha registrato un picco nel 2009 a seguito di casi di cronaca (rush cutanei e dermatiti allergiche ampiamente documenti sul web con foto e interviste) per poi praticamente “spegnersi” grazie anche ad interventi legislativi e di controllo molto incisivi, il Cr(VI) ha mantenuto una rilevanza significativa e dal 2013 ad oggi rappresenta oltre l’85% della casistica chimica, tanto che l’Europa ha deciso finalmente di adottare un limite di contenuto (finora presente solo in alcuni paesi).

Come si legge nel rapporto “le problematiche di tipo chimico ed eco-tossicologico hanno rilevanza preponderante in merito alla salute (e quindi a medio-lungo termine), con però alcune eccezioni come il citato DMFU, che spesso ha effetto dopo poche ore o giorni, o il Nickel (sostanza più allergenica che tossica) che non di rado genera reazioni anche in termini di minuti o decine di minuti”. 


  
Posted by Aurora Magni on 31/05/2014
Filed under studi/ricerche

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