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Come i nostri vestiti avvelenano gli oceani e la catena alimentare
Posted by Redazione Blumine on 08/09/2016 - 0 commenti - view count: 1517
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(contributo di Lodovico Jucker)

Il Guardian  del   7 settembre   riporta la notizia della  reente  annunciata partnership fra due  fondazioni ambientaliste (l’olandese PSF-  Plastic  Soup Foundation, e la Parley for the Oceans, di New York) per combattere la minaccia posta dall’inquinamento delle acque marine dovuto alle  microfibre e microparticelle plastiche:  materiale che,  rilasciato dalle operazioni di lavaggio dei tessuti sintetici e dalle reti da pesca,  secondo recenti studi avrebbe una evidente  pericolosità e una  crescente diffusione.

Con questa partnership si  intende esercitare una forte pressione sui produttori di macchinario per il lavaggio, domestico e industriale, e  sui produttori tessili e di abbigliamento.

Nello scorso giugno uno studio, finanziato da Patagonia,  aveva dimostrato come una giacca di felpa  sintetica rilasci  1,7 grammi di materiale ad ogni lavaggio. I frammenti di fibre non sono facilmente filtrati negli impianti locali di depurazione, così che il 40% di queste fibre finisce poi nelle acque dei fiumi, mari ed oceani, minacciando la fauna e – da ultimo – lo stesso nostro cibo.

Le fibre sintetiche (poliestere, acrilico, polipropilene, poliammide) sono quelle che pongono i rischi maggiori, poichè esse non si disintegrano facilmente, ma al contrario si riducono a particelle così piccole che possono essere inghiottite dai pesci e da altri animali, crrando fenomeni di potenziale accumulo.

Le aziende di abbigliamento sono state finora lente a dare il loro appoggio a questi studi ed iniziative, salvo Patagonia, che sta finanziando ricerche che portino a diminuire l’entità dell’inquinamento.  Secondo  PSF , una quarantina di aziende si sono ultimamente già dimostrate disponibili per una futura collaborazione : l’annucio ufficiale è atteso per il prossimo anno.

Secondo le due organizzazioni,  il problema potrebbe essere mitigato migliorando la filtrazione nelle lavatrici, e nella messa a punto di fibre/fili/tessuti con rivestimenti tali da evitare il rilascio e la dispersione di queste microfibre nelle acque.

(Alison Moodie, Leading ocean advocacy groups join forces to tackle microfiber pollution ; The Guardian. 7 sept. 2016)


  
Posted by Redazione Blumine on 08/09/2016
Filed under fatti/attualità

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