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Come sta l’industria chimica italiana?
Posted by Aurora Magni on 25/06/2014 - 1 comment - view count: 1988
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Le assemblee delle associazioni imprenditoriali sono sempre un’occasione interessante per capire come sta un settore/territorio e quali problemi/driver di innovazione sono posti al centro delle strategie.

L’assemblea di Federchimica del 23 giugno scorso, per tipologia e rilevanza del settore, è un appuntamento importante per chi, come noi, si occupa di sviluppo sostenibile.

Partiamo dal quadro delineato dal presidente dell’associazione Cesare Puccioni, che ha subito ricordato come la crisi indicando “ vincitori e vinti, i settori e le imprese che dimostrano di poter continuare a crescere e quelli  che invece non ce la fanno” ha pesato anche sull’industria della chimica che ha perso diecimila posti di lavoro e un centinaio di impianti produttivi ma ne esce “con le carte in regola per essere tra i protagonisti della ripresa”.

A confermarlo i dati: la domanda mondiale di prodotti chimici registra un +4,8% nei primi mesi del 2014, e l’Europa sembra finalmente uscita dalla stagnazione (+2,8% in volume). Per quanto riguarda  l’Italia i dati sembrano addirittura più incoraggianti: nel primo quadrimestre la produzione chimica nazionale registra un rialzo del +2,9%, superiore alla media dell’industria nel suo complesso (+1,6%).  La spinta verrebbe proprio dai paesi un tempo definiti emergenti in cui si rileva una crescita dei consumi del ceto medio paragonabile al boom economico dell’Italia degli anni 60 e in cui la domanda di chemicals è più che raddoppiata nel giro di soli 10 anni. Positivo l’andamento, nei primi quattro mesi dell’anno, delle esportazioni, cresciute del 4% in volume e del 1,5% in valore. Dati che fanno ben sperare: la chimica in Italia dovrebbe chiudere l’anno con una crescita del 2%, recuperando la flessione del -1,8% dell’anno scorso. Vale sempre la pena ricordare che con 28 miliardi di euro di export la chimica è il secondo settore esportatore italiano, dopo la meccanica strumentale.

Anche il mercato interno potrebbe crescere, favorito da un andamento dell’industria in generale  “lentamente” più positivo e registrare così un +1% in volumi.

 

Chimica sostenibile

A pochi minuti dalla lettura della relazione compare il primo riferimento allo sviluppo sostenibile definito da Puccioni tema in cui la chimica ricopre un ruolo centrale e che può essere affrontato solo con un’alleanza con la scienza e la ricerca. In questo contesto non è banale il richiamo al ruolo di Federchimica “per una cultura non ideologica dell’alimentazione sostenibile” citata in relazione ad Expo 2015.  

Dopo anni a “ri-farsi la reputazione di settore sicuro” la chimica italiana non gioca in difesa. Come viene ricordato, l’Italia è all’avanguardia nella chimica da fonti rinnovabili e gli investimenti sulla ricerca pongono il settore al secondo posto in Europa appena sotto la Germania.

E’ però un’industria che si sente accerchiata.

E’ noto il problema  energetico (il costo dell’energia è alla base della chiusura e della delocalizzazione di impianti produttivi italiani) ma il presidente insiste anche sul peso delle norme e delle procedure finalizzate a garantire la sicurezza dei prodotti e dei processi. A partire dal Sistri “sistema di tracciabilità dei rifiuti pericolosi sconosciuto in tutti gli altri paesi europei. In 5 anni 24 provvedimenti legislativi, 7 rinvii e il sistema non è ancora pienamente funzionante” ma senza dimenticare il Reach e le risorse coinvolte nella sua gestione. Ne consegue che nelle aziende “su 10 ricercatori tre sono assorbiti da attività di regolamentazione e di fatto sottratti alla ricerca”. Salute, sicurezza e ambiente, si ricorda, sono infatti regolamentati da più di 1.900 normative a livello europeo a cui si aggiungono le certificazioni volontarie.

Un’industria che ha voglia di continuare a essere industria

E’ questa l’impressione che se ne ricava dall’Assemblea dei chimici.

Si guarda quindi all’Europa, al semestre italiano ma ci si aspetta  anche  risposte concrete dalla politica nazionale. Si sollecitano interventi sull’energia ma anche sulla razionalizzazione della logistica e alle movimentazioni delle merci tornate a viaggiare su gomma dopo gli interventi di FS che hanno ridotto i trasporti su ferrovia (più sicuri e con meno produzione di CO2).

Ma è forse innovazione la parola che torna più spesso. Un bel segnale.

 


  
Posted by Aurora Magni on 25/06/2014
Filed under fatti/attualità

Commenti
By umberto tunesi on 26/06/2014 04:30
Che dire? In Italia prima vengono fatte le leggi poi si pensa a come - eventualmente ... - applicarle. Io sono un chimico diplomato nel 1969, c'era una fiorente industria chimica allora, poi è stato quasi tutto smantellato. Certo, l'industria chimica PUO' essere molto inquinante ma se osserviamo ciò che fa oggi l'industria dello smaltimento dei rifiuti forse forse l'industria chimica italiana non è messa poi così male. Senza chemicals non ci si muove, in alcun senso, come diceva Dupont negli anni 50 dello scorso secolo: ritengo che avesse ragione.

umberto tunesi


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