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Comunicare il riciclo. Le certificazioni RCS e GRS
Posted by Redazione Blumine on 05/11/2018 - 0 commenti - view count: 369
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Anche nella moda sostenibile la circular economy è senza dubbio il tema emergente. Ma come dimostrare che quelle comunicate sul prodotto non sono solo buone intenzioni? Come evitare i trabocchetti del greenwashing e tutelare il consumatore da una parte e la fair competition dall’altra? 

Un contributo viene dal mondo delle certificazioni.

Textile Exchange, l’associazione dedita a “guidare la trasformazione del settore verso fibre preferibili, integrità e standard e reti di approvvigionamento responsabili” offre due certificazioni, RCS - Recycled Claim Standard e GRS - Global Recycled Standard, allo scopo di dimostrare il contenuto di materie prime da riciclo in un semilavorato o prodotto finito.

In comune i due schemi hanno due sistemi:
- il Content Claim Standard, il sistema che garantisce la catena di custodia, cioè la rintracciabilità della filiera di fornitura,
- il sistema di etichettatura che permette di specificare il contenuto in % di materiale riciclato e ulteriori attributi caratterizzanti la provenienza, come ad esempio se si tratta di riciclo pre- o post-consumo, da abiti usati o da bottiglie di plastica.

Il Recycled Claim Standard garantisce unicamente il prodotto. Sono previste due etichette diverse a seconda che il prodotto sia completamente riciclato oppure no. Il contenuto minimo è rispettivamente: 

- Recycled 100: 95%
- Recycled Blended: 5%

Il Global Recycled Standard va oltre per due motivi. 

In primo luogo perché il contenuto minimo di materiale riciclato è il 50%.  

In secondo luogo perché allarga lo scopo agli aspetti sociali e ambientali, inclusi quelli chimici, dell’azienda nel suo complesso. Un obiettivo ambizioso che comporta forti complessità. Ciascuno di questi aspetti necessita di uno specifico Sistema di Gestione, infatti sul mercato esistono già singoli standard o riferimenti ad hoc, ad es.: FWF, SA8000, BSCI, WRAP per i SG sociali; ISO 14001 ed EMAS per quelli ambientali; ZDHC, Bluesign, ECO PASSPORT e specificamente per la chimica. Quindi, un altro standard che aggiunge nuovi criteri e infittisce il labirinto delle certificazioni?

In verità l’approccio in questo caso segna un’inversione di tendenza verso l’armonizzazione, dal momento che pur fissando i propri criteri, lo schema riconosce quelli già esistenti, perciò un’azienda che già possieda un SG certificato è automaticamente ritenuta compliant per il relativo criterio.

Un approccio alla semplificazione che si spera destinato a diffondersi nel mondo delle certificazioni. 



Qui il data base consultabile online dei prodotti e delle organizzazioni certificate:


 


  
Posted by Redazione Blumine on 05/11/2018
Filed under fatti/attualità

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