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Concia realizzata con gli scarti del pollo
Posted by Aurora Magni on 11/11/2013 - 3 commenti - view count: 3213
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Volete  mangiare  pollo arrosto? Bene ingegnatevi a dare uno scopo anche agli scarti della catena alimentare del pollo: questa civiltà, se proprio non vuole abbandonare la dieta carnivora, deve  almeno imparare a utilizzare tutto ciò che fa parte dell’animale sottraendo così volumi alle discariche. (Anche) per questo trovo interessante il progetto   Podeba coordinato da ENEA e finanziato dalla UE nell’ambito del programma Life.

Scopo dell’iniziativa è  dimostrare l’utilizzo di un materiale  ottenuto da un sottoprodotto agroindustriale (deiezione di pollo) nella fase di macerazione (bating) nel processo di concia del cuoio. Destinataria l’industria conciaria, uno dei settori tuttora a maggior impatto ambientale a causa del largo uso di sostanze chimiche difficilmente biodegradabili.

Proviamo allora a spiegare cosa stanno facendo i ricercatori. Il cuoio grezzo è composto da tre strati principali. Lo strato intermedio (corium) è quello che, reagendo con l'agente concia, andrà a costituire il prodotto in pelle, mentre gli altri due vengono rimosse durante la lavorazione. Lo strato inferiore viene eliminato per lo più con mezzi meccanici. Lo strato superiore (epidermis) ha una struttura complessa e contiene peli, ghiandole, muscoli, ecc. La rimozione di questo strato si ottiene tramite mezzi chimici. La macerazione consente di rimuovere tutte le proteine indesiderate che resistono alla fase di calcinatura, grazie alla solubilizzazione delle proteine da parte di enzimi. Questo processo, che rimuove le radici dei peli e i pigmenti, genera la maggior parte del carico di ammonio presente nei reflui.

Il progetto Podeba punta a realizzare un processo innovativo, naturale e sostenibile, in grado di fornire gli stessi risultati delle tecniche di macerazione tradizionali e, allo stesso tempo, di ridurre l'impatto ambientale delle concerie.  Questi  i vantaggi:

  •  Riciclo e utilizzo in un'applicazione innovativa di uno scarto, le deiezioni polline, che pone seri problemi ambientali in termini di smaltimento.
  •  Drastica riduzione dell’elevato impatto ambientale dei reflui di conceria, grazie all’uso di un prodotto naturale
  •  Applicazione di un trattamento innovativo in grado di deodorizzare le deiezioni polline.
  •  Utilizzo di scarti riciclati in luogo di prodotti industriali con vantaggi economici, energetici ed idrici.

A ciò si aggiunga, dicono i promotori, che le applicazioni del prodotto su substrati polifunzionali può favorire l’inserimento di principi attivi a rilascio controllato e di sostanze funzionalizzanti  alla calzatura infine realizzata ( ad esempio: caratteristiche antimicrobiche, autopulenti).

I partner del progetto, oltre al coordinatore ENEA, sono COLORTEX (azienda italiana di Santa Croce sull’Arno, leader nella fornitura di prodotti e servizi al settore conciario in Italia), AMEK (azienda del territorio emiliano-romagnolo attiva nel settore di nuovi prodotti biologici/catalizzatori e processi innovativi e sostenibili di recupero e riciclo di biomasse) ed un importante partner spagnolo, INESCOP (Asociación de Investigación para la Industria del Calzado) di Elda del distretto conciario di Alicante.

Seguiremo gli sviluppi con genuina curiosità.


  
Posted by Aurora Magni on 11/11/2013
Filed under studi/ricerche
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Commenti
By umberto tunesi on 12/11/2013 12:03
Se è vero che del maiale non si spreca alcunché, ciò può valere anche per il pollame, i bovini e gli ovini. Se parliamo delle sole feci, un pollo ne produce 10 - 15 grammi / giorno che - moltiplicato per il solito pollo giornaliero per italiano - fanno (se non ho sbagliato i calcoli) circa 200 mila tonnellate di feci all'anno. E' una bella petroliera, con un carico fecale da far esplodere il mondo. Siamo già abbastanza "conciati" senza doverci cercare altri guai: forse - tutto sommato - le Sneakers sono più sostenibili.

umberto tunesi


By Fabio Guenza on 13/11/2013 18:22
Il problema della gestione dei rifiuti, che periodicamente "esplode" in giro per il mondo (l'altro ieri l'isola-pattumiera alle Maldive, oggi Madrid, domani chissà), è talmente vasto e profondo che ogni iniziativa di questo genere è da salutare con favore e speranza. Anche perché non credo che in un caso come questo si generi il rischio di aumentare la produzione di materia prima a causa della domanda. A differenza, per intenderci, di casi come quelli dei pellet, che all'inizio sembravano un modo brillante di smaltire scarti e poi sono diventati un problema quando gli scarti non sono più stati sufficienti e si è passati a utilizzare materia prima per fare fronte alle richieste.
Speriamo semmai che l'idea non si risolva in una palla di ... di pollo :), ma i partner, a partire da ENEA, sembrano promettere per il meglio.



By umberto tunesi on 14/11/2013 12:07
Statisticamente, il problema dei rifiuti "esplode" quando i media non hanno alcunché da scrivere o dire. Il problema vero è che questo Pianeta boccheggia, fa sempre più fatica a sopportare 7 miliardi di abitanti di cui 1 consuma - e spreca … - il 30% delle sue risorse. Sarà vera sostenibilità? Ai posteri l'ardua sentenza.

umberto tunesi


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