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Coronavirus e rischi globali
Posted by Aurora Magni on 26/02/2020 - 0 commenti - view count: 183
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Non entreremo nel dibattito sul coronavirus, non è il nostro mestiere. Come tutti ascoltiamo e leggiamo e per quanto la cosa  non ci sorprenda, ci preoccupa e intristisce apprendere che appuntamenti e fiere di settore sono rinviati. Legittimamente.

Viviamo come tutti in una sorta di bolla sospesa ed è difficile non  condividere la preoccupazione per gli effetti economici che questa situazione avrà su  imprese e comunità, tra ‘zone rosse’ e viaggi vietati. Effetti economici certo, ma non solo. Perché mette davvero ansia misurarsi  con un pericolo non circoscrivibile a determinati  luoghi-ambienti –comportamenti come, ad esempio,  è stato nel caso della encefalopatia spongiforme bovina (sindrome della mucca pazza) o dell’HiV –eccezioni a parte.

L’Occidente ricco e tecnologico non è poi tanto sicuro. Hai detto niente.

Ma un altro aspetto preoccupa. Di fronte alla diffusione del coronavirus emerge un approccio di difesa nazionale ‘dei propri confini’  grandi o piccoli che siano, come del resto già registrato di fronte ad altri macro fenomeni come  la gestione dell’emigrazione di massa e il rispetto degli accordi di Parigi del 2015  per il contenimento del riscaldamento globale.

Come si legge nel Global Risk Report 2020 a cura del World Economic Forum ‘Potenti forze economiche, demografiche e tecnologiche stanno plasmando un nuovo equilibrio di potere. Il risultato è un panorama geopolitico instabile, in cui gli Stati stanno vedendo sempre più opportunità e sfide attraverso una lente unilaterale. Ciò che una volta era certo per quanto riguarda le strutture di alleanza e i sistemi multilaterali non è più valido poiché gli Stati mettono in dubbio il valore di scenari di lunga data, adottano posizioni più nazionaliste nel perseguimento di programmi individuali’.

Vulnerabilità economica (le previsioni  sul PIL), disorientamento di fronte a un virus sconosciuto e strategie Paese per Paese di breve termine, giorno per giorno. Esattamente quello che non serve all’ambiente e allo sviluppo sostenibile.  

E’ ancora il Global Risk Report a mostrarci la fotografia del nemico. Mentre i fattori di rischio negli anni della crisi finanziaria parlavano il linguaggio dell’economia,  negli ultimi anni è la minaccia ambientale a preoccupare.

L’elenco  dei rischi dell’anno in corso indica al 1^ posto le condizioni meteo estreme e a seguire il fallimento della strategia climatica, i disastri ambientali, la perdita della biodiversità, i disastri ambientale causati dall’uomo.

Sembrano dimenticati i cyber attacchi segnalati nel 2019 e la disoccupazione. Non che non preoccupino solo l’ambiente preoccupa di più.

Il tempo è poco, conclude il rapporto ed occorre giocarla insieme questa partita. Ed emerge la parola resilienza che letteralmente significa propensione ad adattarsi a situazioni avverse per sopravvivere, cosa che animali e piante fanno da milioni di anni.

Ora tocca a noi. Pensiamoci in attesa di capire se aziende, fiere,scuole, università, convegni etc funzioneranno settimana prossima. Magari questa stasi forzata ci suggerisce qualche modalità di gestire relazioni, lavoro, stili di vita  che non avevamo preso seriamente in considerazione ma che potrebbe contribuire a ridurre il rischio globale ambientale. 

Qui il rapporto: http://www3.weforum.org/docs/WEF_Global_Risk_Report_2020.pdf

 


  
Posted by Aurora Magni on 26/02/2020
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