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Cresce il fashion blogging italiano
Posted by Redazione Blumine on 03/10/2010 - 0 commenti - view count: 2605
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Martedì 28 settembre 2010 all’Università Cattolica di Milano si è svolto un seminario dal titolo “Fashion Blogs: Sharing Creativity Through Web 2.0?”, organizzato dal consorzio interuniversitario Milano Fashion Institute, che vede la collaborazione di Politecnico, Bocconi e Cattolica nel campo dell’alta formazione per la moda.

 L’incontro, introdotto da una relazione di Emanuela Mora e Marco Pedroni , studiosi del Milano Fashion Institutee del Centro Modacult per lo studio della moda e della produzione culturale, ha avuto al centro una tavola rotonda in cui si sono confrontati giovani blogger italiani di crescente popolarità, il promotore del network on line ITFB che riunisce fashion blogger italiani , giornalisti di alcune importanti testate cartacee e on line, come Style.it, Fashion Illustrated, Elle Italia, il settimanale A, la titolare dell’agenzia di comunicazione FBR Europe, che opera con piccole e medie aziende di moda tramite strumenti di marketing mix e una speciale attenzione alle potenzialità del web e Fabio Guenza, di Blumine, esperto di Corporate Social Responsibility per le aziende di moda.

Nella relazione d’apertura Marco Pedroni e Emanuela Mora, che è anche partner di Blumine, hanno sostenuto che il fenomeno del fashion blogging, una novità in rapida evoluzione proprio in questi mesi, può portare con sé delle interessanti conseguenze non solo per il mondo della comunicazione di moda, ma per tutto il sistema, ai diversi stadi della filiera. Costringe infatti a prendere definitivamente atto che il modello di creatività, distribuzione e comunicazione top-down, ancora dominante nella moda, è oggi solo una delle tante possibilità per far funzionare un’impresa, utile a patto che ci sia dietro una decisione strategica consapevole sul posizionamento del marchio e sui mercati di riferimento. Il web 2.0 presenta una soglia d’accesso molto bassa, e permette a operatori e consumatori collocati lungo tutta la piramide del mercato di ottenere visibilità e di scambiarsi informazioni e discorsi. Introduce dunque una logica peer to peer, cui gli operatori della moda non sono abituati.

E nel convegno se ne è avuta una prova evidente, nel disagio mostrato dai giornalisti più tradizionali, avvezzi a una gestione molto controllata di immagini e testi, nei confronti dei giovani blogger, accusati di essere particolarmente esposti ai rischi di manipolazione da parte di imprese interessate a ottenere visibilità a basso costo. I blogger intervenuti, invece, hanno sottolineato il loro ruolo di testimoni partecipi, del mondo di consumo della moda e il desiderio di sviluppare rapporti più attenti con le imprese, offrendo anche la propria disponibilità a porsi come intermediari con i diversi pubblici, con i quali spesso le aziende hanno difficoltà a dialogare. Se è vero che per il momento il fenomeno dei fashion blogs coinvolge soprattutto giovani interessati alle tendenze di consumo più innovative e ai profili estetici più alla moda, alla tavola rotonda hanno preso la parola anche persone con un diretto interesse per la sostenibilità, come Carlotta Cataldi che con due compagne di studio ha avviato un blog intitolato allo slow fashion, nel quale si prova a riflettere su pratiche e prodotti che possono modificare gli stili di vita più consumistici. Fabio Guenza, di Blumine, ha proposto l’esempio della piattaforma sustainability-lab per suggerire come sia possibile oggi immaginare degli spazi, almeno virtuali, in cui le aziende interessate a fare business investendo sull’innovatività tecnologica e sociale dei propri prodotti trovano interlocutori attenti e disponibili a partnership, ma anche l’opportunità di far conoscere il valore del proprio lavoro e dei propri prodotti a un pubblico che non si pone più solo come destinatario passivo di beni di consumo, ma desidera dire la sua, qualificandosi come un portatore d’interessi individuali e collettivi.

  


  
Posted by Redazione Blumine on 03/10/2010
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