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Cresce l' e commerce. Sarà una buona notizia?
Posted by Aurora Magni on 19/04/2020 - 0 commenti - view count: 135
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Come reagire alla crisi provocata dal coronavirus? C’è che suggerisce di potenziare la digitalizzazione dei processi per poter lavorare, progettare, commercializzare a distanza e ridurre i contatti sociali. Un trend già in crescita da alcuni anni per quanto riguarda la vendita e che sembra destinato a nuove impennate.

Lo conferma l’ l'Osservatorio Export Digitale, studio annuale presentato recentemente dalla School of Management del Politecnico di Milano. I dati si riferiscono al 2019 quindi pre-covid19.

Nel 2019 l'export digitale italiano di beni di consumo è cresciuto del 15% rispetto al 2018, portandosi a 11,8 miliardi di euro. In questo scenario la moda ha un ruolo di primo piano: con un volume di 7,8 miliardi di euro è il settore  maggiore esportatore sul canale online in ambito B2C (66% dell'export online esaminato), seguito dal food (1,3 miliardi, 11%) e dall'arredamento (1 miliardo, pari al 10%). Chiudono la classifica, con quote limitate, l'elettronica, la cosmetica, la cartoleria, i giocattoli e gli articoli sportivi.

In crescita anche le esportazioni digitali B2B seppur solo  dell'1,5% e con volumi pari a 134 miliardi di euro. In questo segmento il tessile-abbigliamento è al secondo posto con 20 miliardi di vendite all'estero (il 15% delle transazioni online B2B), dietro l'automotive (22,5% delle vendite online B2B).

L’ecommerce –evidenzia lo studio- sembra essere ancora gestito prevalentemente dai grandi leader del mercato mentre le imprese, in particolare PMI, iniziano da pochi anni a muoversi in questa direzione privilegiando i mercati europei.

Uno scenario destinato a cambiare sotto la spinta del covid19 perché, è opinione ormai diffusa, l’industria che uscirà dalla crisi della pandemia sarà necessariamente più digitale. Se l’ecommerce si rivela essere fondamentale nei periodi di chiusura delle normali operazioni commerciali, nel 2019 sono cresciute anche altre tipologie di investimenti. Secondo lo studio del Politecnico un'azienda su tre ha investito anche in altre tecnologie digitali tra cui i sensori IoT, le stampanti 3D, la realtà virtuale o aumentata, l'intelligenza artificiale e le piattaforme collaborative (per esempio per migliorare il processo di sviluppo di un prodotto o dialogare con i fornitori). Cresce anche l’adozione di strumenti di marketing digitali. Nove aziende su dieci si stanno impegnando a incrementare l’uso di email marketing e la presenza sui social mentre le più strutturate e si stanno dotando di software di analytics, per supportare la logistica nella gestione delle scorte e degli ordini. E c’è chi investe nella acquisizione di strumenti utili a personalizzare i suggerimenti d’acquisto ai clienti e spazi ulteriori si aprono per le app che simulano la prova indumenti ed accessori.

Insomma  l’ecommerce va forte. Anche un’indagine Nielsen sulle vendite online dei prodotto di largo consumo testimonia un aumento dall’ultima settimana di febbraio fino alla prima di marzo 2020 dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2019, è una crescita del 30% sul periodo pre-coronavirus.

E la sostenibilità in tutto questo?

Certo simulare è meno impattante del produrre un prototipo, acquistare dal divano consente al cliente di non utilizzare mezzi di trasporto (non a chi consegna però). E’ sempre bene  ricordare che:

  • le attività informatiche comportano emissione di CO₂ per la gestione dei grandi cloud storage diffusi nel mondo tanto che l’invio di una semplice email ne costa 10-15 grammi e che il valore cresce in caso di invio di allegati.
  • La logistica dell’ecommerce comporta stoccaggio dei materiali, packaging, carburante e relative emissioni
  • I resi durante il coronavirus sono aumentati e la loro  gestione è ancor più problematica in un sistema produttivo bloccato dalle ordinanze della pandemia, in altre parole crescono i rifiuti e la filiera del riciclo non è in grado di gestirli.

 


  
Posted by Aurora Magni on 19/04/2020
Filed under studi/ricerche

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