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Esercizi di economia circolare nel tessile europeo
Posted by Aurora Magni on 20/05/2016 - 0 commenti - view count: 2743
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Si è svolta a Prato il 17 maggio scorso un’interessante tavola rotonda su  innovazione, sostenibilità, riciclo nell’ambito del progetto Reset guidato da Next Technologies Tecnotessile.

Coordinati da Enrico Venturini (Next Technologies Tecnotessile)  hanno dialogato Oscar Calvo (AITEX Spagna ), Anna Gross e Romy Naumann (STFI -Germania),  Miloš Beran (CLUTEX  -Repubblica Ceca) e  Paulo Cadeia (CITEVE (Portogallo). Un’ interessante occasione per conoscere i progetti che i centri di ricerca presenti all’incontro hanno attivato presso le imprese tessili dei  loro paesi.

Iniziamo dal Portogallo. CITEVE, struttura nata nel 1898 che vanta una diffusa competenza sia nell’ambito dei controlli e delle certificazioni che nella ricerca,  ha presentato un progetto sviluppato con il coinvolgimento di imprese tessili e chimiche  focalizzato sulla separazione dei differenti substrati tessili, aspetto problematico nel caso del riciclo di compositi o laminati. In Portogallo ci sono poi esperienze di riuso creativo che riguardano  rifiuti di altre filiere produttive, dall’utilizzo di scarti di tessitura e confezione per la produzione dei tradizionali tappeti portoghesi su telai manuali, al recupero e  valorizzazione degli scarti del sughero e dell’agave nella produzione di compositi.

AITEX opera nell’area Valenciana/Catalana dove opera l’85% dell’industria tessile spagnola. Gli scarti delle imprese locali trovano valorizzazione soprattutto nella filiera del tessuto non tessuto anche grazie ad una tecnologia messa a punto dal centro grazie al progetto WET-COMP. Le fibre ottenute dal riciclo sono assemblate con un processo wet-laid simile alla produzione della carta e che prevede una fase di impregnazione in acqua con un legante e consolidamento mediante passaggio del film in due rulli. Il prodotto finito può essere usato come substrato di rinforzo per compositi.

La Repubblica Ceca vanta un’importante presenza di imprese tessili e conseguentemente di scarti di produzione, il cui recupero è uno dei temi affrontati dal CLUTEX, un cluster di imprese impegnate nel segmento dei tessili tecnici. I progetti in fase di svolgimento riguardano il recupero di fibre da sfridi di produzione (man made e cotone) e la depurazione delle acque di processo.

 

L’esperienza  tedesca

L’industria tessile, mecconotessile e chimica tessile tedesca produce un fatturato di 80 miliardi di euro (dati 2012) e occupa 170mila addetti.

Secondo la BVSE (German Association for Secondary Raw Materials and Waste Management) ogni anno vengono scartati 2 milioni di tonnellate di materiali tessili (960 000 tonn di capi di abbigliamento, 166 000 tonn di tessili per la casa, 440 000 tonm di tessili per arredo, 440 000 tonn di tessili tecnici). La legge tedesca recepisce l’indirizzo dato dalla EU in materia di recupero degli scarti tessili ed è quindi rigorosa al riguardo.

Nel 2013 i materiali tessili recuperati  sono stati ca il 54%, di cui quelli destinati al riciclo il 23%, gli abiti affidati agli enti assistenziali il 21% e il resto inviato alla termovalorizzazione perché ritenuto inutilizzabile. La pratica del riciclo dei materiali convenzionali è stata estesa anche alle fibre di carbonio riciclate in tessuti non tessuti destinate a geotessili, interno auto, serramenti. I processi, studiate da STFI ora in fase di testing nell’impianto pilota di Company Tenowo, saranno presto a regime in impianti industriali per la produzione di TNT. Anche BMW partecipa all’iniziativa.

Le azioni descritte hanno un vantaggio non solo ambientale ma anche economico basti pensare che il prezzo  al kg di fibra di carbonio varia dai 16 ai 20 € (più il valore del cotone) mentre i filati ottenuti dalla pirolisi della fibra costano 12 €/kg. Altri filati ottenuti dalla lavorazione a secco (non resinati) hanno un prezzo calcolabile intorno ai 6 €/kg.

 


  
Posted by Aurora Magni on 20/05/2016
Filed under fatti/attualità

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