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Flash da CREAtiVITA'
Posted by Fabio Guenza on 17/04/2014 - 1 comment - view count: 3177
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Limiti e creatività: esiste una soluzione sostenibile a questo apparente ossimoro? Questo l'interrogativo lanciato dai partecipanti della tavola rotonda sul tema “Responsabilità Sociale d’Impresa e creazione del valore” da Paolo Foglia di ICEA, lanciando una discussione stimolante che si è dipanata sul filo dei seguenti interventi:

Aurora Magni, moderatrice, sottolinea come questa ricorrenza sia un'occasione preziosa per discutere un tema che i nostri media hanno trascurato, occupandosene poco e male. Il sistema italiano avrebbe le capacità produttive e creative e il sistema di regole per formulare e percorrere soluzioni che permettano al nostro capitalismo di "uscire dall'assedio" (citando Porter http://hbr.org/2011/01/the-big-idea-creating-shared-value).

Debora Lucchetti illustra lo stato dell'arte del Bangladesh Accord e sottolinea successi e criticità, riportando al centro del dibattito sulla moda sostenibile la dignità della vita dei lavoratori e i concetti di giustizia, per troppo tempo compressi e sospesi da un sistema produttivo iniquamente competitivo.
Rana Plaza, forse la più grande tragedia industriale moderna per dimensioni, è stato un punto di svolta per tutti, anche per CCC che da un anno lavora per riuscire a:

  • Provare il coinvolgimento dei marchi internazionali presenti al Rana Plaza (trovate le prove di 28 brand, altrimenti la tendenza era quella di negare il coinvolgimento)
  • Coinvolgere gli altri brand presenti in Bangladesh nell'Accord
  • Dialogare con i marchi internazionali e gli altri stakeholder dell'Accord per fissarne le regole e il funzionamento
  • Negoziare l'entità del risarcimento alle vittime e portare i brand responsabili a onorarlo.

Risultati:

  • 60 brand firmatari
  • 2000 stabilimenti produttivi censiti (circa metà del totale del Bangladesh)
  • Sistema di monitoraggio indipendente implementato su arco temporale dei prossimi 5 anni
  • 40 mio€ risarcimento pattuito tra le parti,
  • ma solo 15mio€ raccolti, con le italiane latitanti

In conclusione Lucchetti esprime soddisfazione per i risultati ma preoccupazione perché non sono sufficienti a prevenire il ripetersi di simili tragedie e richiama la responsabilità delle imprese e delle istituzioni al di là delle spinte del consumo critico, che non sono sufficienti.

Matteo Bartolomeo precisa che il rispetto della legge è precondizione per la sostenibilità ed esula dalla responsabilità dell'impresa che per definizione e natura è volontaria. Conferma che la CSR entra in una nuova fase (2.0) quando crea valore condiviso per gli stakeholder  (vedi http://www.avanzi.org/csr-2-0/fuori-dalla-csr e lo integra nei prodotti anche se non sono richiesti espressamente dai consumatori (in questo prende spunto dalle banche che per molto tempo non hanno proposto sufficiente offerta di investimenti responsabili con la scusa che i risparmiatori non erano maturi).

Alessandra Guffanti porta all'attenzione sui recenti progressi della regolamentazione Europea del Made in, che rappresenta non solo un valore in sé ma anche il segnale dell'efficacia degli sforzi compiuto dal sistema moda italiano negli anni per la tutela dei valori.

Antonio Franceschini richiama alla cautela su questo aspetto in quanto non è la prima volta che si annunciano progressi in questo campo, poi vanificati in Consiglio Europeo. Ricorda che la globalizzazione è un processo che dura da secoli in cui è implicito il cambiamento e lo spostamento anche geografico delle produzioni ma che la trasparenza sull'origine delle materie e dei processi sono fondamentali per la valorizzazione dei prodotti italiani, citando Made in ma anche Traceability & Fashion.

Valter Molinaro mette al centro il tema della trasparenza, la cui mancanza nasconde sia comportamenti illegali che irresponsabili: ad esempio la schiavitù dei lavoratori in Italia, negli scantinati di Chinatown o nei campi di raccolta dei prodotti agricoli. Sottolinea come in questo scenario di illegalità diffusa, anche una certificazione volontaria come la SA8000 sia nel contempo strumento di legalità e di responsabilità. Ma soprattutto insiste sull'importanza della trasparenza in un Paese come il nostro che, storicamente, crea valore nella trasformazione. E nota che a volte le comunità non sono in grado di cogliere questo valore, facendo l'esempio di quei blog che hanno accusato coop di comportamenti poco etici quando lo sforzo di trasparenza ha fatto emergere criticità che altri nascondono.

Guffanti torna a precisare come in questo senso anche la lotta alla contraffazione sia una responsabilità importante per il sistema moda italiano, sia per la protezione dei marchi che della legalità, anche nel senso della protezione dei lavoratori (alla base della contraffazione c'è il lavoro illegale). Nota: al di là della repressione, sarebbe interessante capire se e come la creatività possa prevenire il fenomeno: i valori intangibili di un marchio non potendo essere falsificati da terzi.

Francesca Romana Rinaldi ha sottolineato la necessità di contemperare etica ed estetica come asse portante dell'impresa moda sostenibile (impostazione in linea con quella della community che anima sustainability-lab, avendo partecipato alla stesura del libro Il bello e il buono: le ragioni della moda sostenibile). Porta anche forte attenzione alla necessità di distinguere tra filantropia e responsabilità sociale, ma poi porta come esempio di successo quello di Brunello Cuccinelli (?). Nota: premesso che in linea di principio non si può non essere d'accordo su questa distinzione, che nel mondo della sostenibilità è ormai assodato da anni, è ancora così utile o addirittura possibile tracciare un confine così netto quando ad esempio andiamo a considerare le operazioni di community development delle imprese? E come va considerata un'iniziativa come Chimes for Change di Gucci, che mobilita una mole impressionante di star su una causa globale capace di muovere milioni di coscienze, molte delle quali attente al mondo della moda, ma che probabilmente non avrebbero cambiato le proprie abitudini di acquisto sulla base di considerazioni di consumo critico come quelle emerse nel corso di questo stesso evento?


  
Posted by Fabio Guenza on 17/04/2014
Filed under fiere/eventi

Commenti
By Aurora Magni on 03/05/2014 11:10
Segnalo con piacere questo articolo scritto da Elisa Barchetta per Retrospettive.com: http://www.retrospettive.com/etica-ed-estetica-quando-la-moda-si-fa-cultura/



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