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Green Economy e ripresa economica, senza dimenticare l’industria tessile e della moda: Green Italy 2016
Posted by Aurora Magni on 22/10/2016 - 0 commenti - view count: 2125
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“La green economy si è dimostrata una delle più significative ed efficaci risposte alla crisi. Una reazione che incrocia la natura profonda della nostra economia: la spinta per la qualità e la bellezza, naturali alleate dell’uso efficiente di energia e materia, dell’innovazione, dell’high-tech. Una evoluzione di sistema avviata ‘dal basso’ e spesso senza incentivi pubblici da una quota rilevante delle nostre imprese. Una scelta, che si basa su investimenti e produce lavoro, non scontata in tempi di crisi, ma coraggiosa e vincente”.

E’ quanto emerge dal  Rapporto GreenItaly presentato ieri, 21 ottobre 2016, a Roma, realizzato da Symbola e Unioncamere in collaborazione con il Conai e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. ormai

Il rapporto giunto alla 7^ edizione, misura e pesa la forza della green economy nazionale: più di un’impresa su quattro dall’inizio della crisi ha scommesso sulla green economy. Sono infatti oltre 385mila le aziende italiane, ossia il 26,5% del totale, dell’industria e dei servizi che dal 2010 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Una quota che sale al 33% nel manifatturiero, dove l’orientamento green si conferma un driver strategico per il made in Italy, traducendosi in maggiore competitività, crescita delle esportazioni, dei fatturati e dell’occupazione. Nel manifatturiero il 46% delle imprese che investono in tecnologie verdi esporta, contro il 27,7% delle imprese non investitrici; il 35,1% delle imprese green ha aumentato il fatturato nel 2015 a fronte del 21,8% delle altre; il 33,1% ha introdotto innovazioni, contro il 18,7% delle altre.


Le imprese green protagoniste dell’innovazione e dell’export

Le aziende della green Italy innovano di più delle altre: nel 2015 il 22,2% ha sviluppato nuovi prodotti o servizi, contro l’11,4% delle non investitrici. Una propensione ancor più forte nel manifatturiero (33,1% contro 18,7%). Le imprese che investono green hanno un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano: esportano nel 18,7% dei casi, a fronte del 10,9% di quelle che non investono nel verde. Nella manifattura il 46% contro il 27,7%. Spinto da export e innovazione, il fatturato è aumentato, fra 2014 e 2015, nel 25,9% delle imprese che investono green, contro il 16,8% delle altre. Percentuali che nel manifatturiero salgono al 35,1% contro il 21,8%.

Green economy= lavoro

Alla  green economy si devono in Italia oltre 2milioni 964mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra che corrisponde al 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale, destinata a salire ancora entro dicembre. Dalla nostra economia ‘verde’ infatti arriveranno quest’anno 249.000 assunzioni fra green jobs in senso stretto e figure ibride con competenze green: pari al 44,5% della domanda di lavoro non occasionale. Quota che sale fino al 66% nel settore ricerca e sviluppo. Il contributo dei green jobs al prodotto lordo del Paese viene stimato per il 2015 a 190,5 miliardi di euro, pari al 13% del totale complessivo. Anche nel creare lavoro la sostenibilità è un driver importante, sia tra le imprese eco-investitrici che tra le altre. Quest’anno le assunzioni programmate di green jobs in senso stretto (72.300) e figure ibride con competenze green (176.800) arriveranno nell’insieme a 249 mila, pari al 44,5% della domanda complessiva di lavoratori non stagionali. Nei settori “ricerca e sviluppo” le figure green richieste sono il 66% del totale: segno evidente del legame strettissimo fra green economy, innovazione e competitività. La domanda di lavoro di green jobs si caratterizza inoltre per una maggiore stabilità contrattuale: le assunzioni a tempo indeterminato sono ben il 53,4% nel caso dei green jobs, quando nel resto delle altre figure tale quota scende al 38%.


Risultati interessanti sul fronte energetico e dei rifiuti.

Grazie anche alle realtà che puntano sull’efficienza l’Italia vanta importanti primati sul fronte dell’ambiente a livello europeo. L’Italia, infatti, con 14,3 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro, è il secondo Paese tra le cinque grandi economie comunitarie per minori input energetici a parità di prodotto, dopo il Regno Unito (11,6, che ha però un’economia molto più finanziaria che manifatturiera) e davanti a Francia (14,5), Spagna (16,8) e Germania (17,7).

Con 312 tonnellate per milione di euro siamo secondi, sempre dietro la Gran Bretagna (260), per minore impiego di materia, meglio di Francia (358), Spagna (362) e Germania (462). Con 107 tonnellate di CO2 equivalente per milione di euro prodotto siamo secondi per minore intensità di emissioni atmosferiche, stavolta dietro la Francia (93, aiutata in questo caso dal nucleare) e davanti a Spagna (131), Regno Unito (131) e Germania (154). 

Siamo invece primi per contenimento dei rifiuti prodotti: ne produciamo appena 42 tonnellate ogni milione di euro, meglio di Spagna (49), Regno Unito (59), Germania (64) e Francia (84). Primato che ci pone all’avanguardia nell’economia circolare e ci permette di essere già oggi leader europei nel riciclo industriale: nel nostro Paese sono stati recuperati per essere avviati a riciclo 47 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 43, in Francia 29).

Il riciclaggio nei cicli produttivi industriali ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO2. E nel settore degli imballaggi, dove il tasso di riciclo (2015) è ormai pari al 66,9%, le quantità continuano a crescere: stando agli ultimi dati Eurostat, l’Italia è il Paese europeo che dal 1998 al 2013 ha visto il maggior incremento di imballaggi avviati a riciclo (+4,2 milioni di tonnellate). Nel nostro Paese, a giugno di quest’anno la quota di produzione di energia elettrica da rinnovabili ha superato quella da fonti fossili.

E l’Italia vanta il record mondiale, tra i paesi industrializzati, nella quota di fotovoltaico (8%) nel mix elettrico nazionale. 


Quanto è green il comparto tessile moda?

 

Ma come si comporta dal punto di vista ambientale l’industria tessile e della moda  confrontata con gli altri comparti analizzati (alimentare, legno, carta e stampa, prodotti petroliferi, chimica, farmaceutica, gomma, plastica, minerali non metalliferi, filiera metallurgica, elettronica/apparecchi elettrici, meccanica, mezzi di trasporto)?

In termini di eco-efficienza  (la capacità cioè di ogni singolo comparto di produrre beni e servizi con alti livelli di sostenibilità ambientale)  e  confrontando  input energetici, gestione rifiuti, produzione rifiuti, emissioni inquinanti il giudizio è positivo e il nostro settore si qualifica nella fascia medio-alta superato solo da Elettronica e dai produttori di apparecchi elettrici.

Il trend è valutato in crescita molto-positiva quando si analizzano i dati in termini di eco-tendenza intendendo con ciò la capacità  di migliorare l’impatto inquinante nel tempo, performance condivisa solo con l’ industria  plastica/gomma.

Meno performante la posizione del settore tessile/moda quando si tratta di valutare gli eco- investimenti effettuati o programmati nel 2016 in prodotti e tecnologie: la tabella di sintesi ci vede  al penultimo posto.

Le storie green dell’industria tessile, concia/calzature

Come sempre il rapporto dedica un capitolo al racconto delle eccellenze italiane fotografate nei vari settori. Da pagina 148 a 157 sono sintetizzate esperienze di aziende e progetti che possono rappresentare una buona pratica e che vale la pena conoscere. Una ricerca e un racconto tra le eccellenze produttive  a cui ho avuto il piacere di collaborare.

Qui il rapporto integrale: http://www.symbola.net/html/article/greenitaly2016unarispostaallacrisiunasfidaperilfuturo


  
Posted by Aurora Magni on 22/10/2016
Filed under studi/ricerche

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