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I distretti di Carpi e San Mauro Pascoli dicono la loro su moda e sostenibilità
Posted by Redazione Blumine on 17/12/2019 - 0 commenti - view count: 105
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L’industria della moda in Emilia Romagna ha radici ben solide e molte storie da raccontare e grazie al progetto ‘Sostenibilità nel Fashion’ abbiamo avuto l'opportunità di conoscere questa realtà più da vicino. Andiamo per ordine.

L'iniziativa si inserisce nel programma Fashion Valley, un’attività promossa dall’Assessorato alle Attività Produttive  della Regione Emilia Romagna

 e realizzata da ART-ER S. Cons. p. a. in collaborazione con il Clust-ER CREATE,  Carpi Fashion System e Cercal. L’esigenza degli enti locali: comprendere meglio le esigenze delle imprese per stimolare e supportare iniziative che pongano al centro idee di innovazione e sostenibilità.

Sostenibilità nel fashion è stato realizzato tra ottobre e novembre 2019 e si è concretizzato in incontri interattivi con imprenditori e manager di imprese dei distretti di Carpi (tessile) e di San Mauro Pascoli (tessile e calzaturiero). Contenuti e riflessioni  sono quindi stati sintetizzati in un report curato da Blumine srl, a cui è stata affidata la conduzione del progetto.

L’iniziativa ha coinvolto 24 partecipanti in rappresentanza di 22 imprese (10 tessili, 8 aziende  calzaturiere e produttrici di componenti per il comparto, 3 laboratori di analisi, 1 produttore di packaging) e si è articolato in momenti di formazione e workshop.

Ed ecco in sintesi i principali risultati dello studio.

Il sentiment delle imprese.

Al di là delle diffusa preoccupazione nei confronti di un  futuro reso complesso da dinamiche globali ed incertezze economiche, a penalizzare le imprese sono fattori imputabili alle relazioni con la committenza e l’affermarsi di modelli produttivi basati lotti sempre più ridotti e personalizzati e su un time to market sempre più compresso. Una dinamica che grava soprattutto su terzisti e PMI, hanno evidenziato i partecipanti ai workshop mentre gli sforzi di innovazione e sostenibilità promossi dalle imprese non sono riconosciuti adeguatamente dai brand.

La sostenibilità premia?

In parte, ma soprattutto premierà. Il 60% delle imprese intervistate ritiene infatti che oggi le iniziative adottate per rendere più green prodotti e processi non siano adeguatamente comprese dal mercato  ma quasi all’unanimità si ritiene che nei prossimi anni la sostenibilità sarà un fattore di competitività irrinunciabile. Nel frattempo priorità è data al tema della sicurezza chimica dei prodotti e dei processi (fortemente sollecitata da capitolati e sistemi di certificazione) e alla riduzione degli sprechi e dei consumi.

Che caratteristiche deve quindi avere un prodotti per essere definito sostenibile?

Non deve contenere sostanze chimiche critiche, il suoi processi devono essere ‘tracciati e trasparenti’ e deve avere valore etico, essere cioè il frutto cioè di una filiera responsabile e attenta al valore del lavoro e della professionalità.

Rendere più sostenibili l’ azienda e i prodotti che realizza è un impegno rilevante in larga misura seguito direttamente dall’imprenditore (in oltre il 70% delle imprese) per quanto sia ormai diffuso il coinvolgimento di esperti esterni (laboratori di ricerca, università, singoli consulenti). Certo pesa la mancanza di competenze professionali in grado di gestire programmi di sostenibilità d’impresa, carenza a cui le imprese rispondono spesso attivando proprie iniziative formative.

Le imprese e il territorio

Negli anni la Regione Emilia Romagna ha messo in campo molteplici iniziative a sostegno delle imprese del comparto della moda e questo sforzo è riconosciuto dai partecipanti invitati ad esprimere le proprie aspettative  in merito alla formulazione di nuovi servizi. Si richiedono soprattutto iniziative volte a favorire il flusso di informazioni e la realizzazione di sinergie tra imprese anche di filiere diverse. In particolare, si legge nel rapporto si ritengono utili  ‘azioni che rilancino il distretto inteso come rete di imprese territoriali caratterizzate da contenuti fortemente identitari (il prodotto, la qualità, la tracciabilità della filiera, la cultura locale del lavoro) che le strategie per la sostenibilità rafforzano con nuovi argomenti e linguaggi’.

Il rapporto è scaricabile gratuitamente qui 

 

Foto: a sinistra la copertina del rapporto, a destra, i ricercatori di Blumine (Aurora Magni, Fabio Guenza) impegnati nella conduzione del workshop carpigiano

 

 

 

 


  
Posted by Redazione Blumine on 17/12/2019
Filed under studi/ricerche

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