Sustainability-Lab News > Il controverso caso del cotone indiano

 

Il controverso caso del cotone indiano
Posted by Lodovico Jucker on 17/09/2012 - 1 comment - view count: 3317
  Rate    

Chi sarà a Milano in settimana all’appuntamento clou della manifestazione   “So  critical so fashion” non deve perdersi il film documentario che sarà presentato sul mondo del tessile indiano, dal titolo “Behind the Label”. Questo per l’importanza del tema, non certo per il suo svolgimento (ne abbiamo letto la presentazione ad opera degli autori). Al centro del film è la tesi che in quel paese si sta consumando un dramma, per colpa della Monsanto e dei suoi semi di cotone OGM: contadini gettati nella miseria  e spinti al suicidio, famiglie sconvolte, crolli della produzione, miseria, ambiente contaminato - un quadro apocalittico di cui  il solo colpevole sarebbe un gene  preso dal Bacterium  thuringhiensis inserito nella sequenza di DNA  del seme...

 Che le vicende del “re cotone” siano centrali nella costruzione di un modello di tessile sostenibile è troppo noto per doverlo ripetere. Ma non per questo possiamo accettare semplificazioni assurde e tante inesattezze ...

Proviamo a spiegarci. La rivista “Nature” ha appena dato notizia di uno studio dal titolo “I coltivatori indiani di cotone vedono raccolti più abbondanti  e maggiori profitti con il cotone Bt che con le varietà tradizionali”. Lo studio è stato condotto dalla National Academy of Sciences indiana  e riporta fatti di questo tipo: su un campione di 533 coltivatori, la media del raccolto è aumentata del 24% con i semi Bt, ciò che ha causato un aumento dei profitti del 50%  nel triennio 2006-08, con conseguente aumento del tenore di vita dei contadini (www.nature.com/news/genetically-modifies-cottongets-high-matrks-in-india-html)

 Ricordiamo che i  semi Bt, introdotti nel 2002 in India, hanno avuto una tale espansione  che sono oggi stati adottati da 7 milioni di coltivatori e coprono il 97% delle aree coltivate. La loro caratteristica è quella di incorporare un gene che sviluppa una tossina letale per alcuni lepidotteri, fra cui il famoso bollworm, che un tempo annientava interi raccolti. Certo tali semi sono più cari, ma è difficile immaginarsi che un contadino (non solo indiano) faccia una scelta di questo tipo e continui a farla, se non ne tragga un beneficio economico.

Aggiungo che lo stesso governo indiano, tramite l’Indian Council of Agricoltural Research (ICAR) ha da tempo promosso – con risultati finora scarsi per la verità – lo sviluppo di un tipo di seme OGM con la stessa dotazione e funzione di quello Monsanto (e di altri), cioè con il gene del Bacterium Thuringiensis, nel giusto sforzo di diminuire la dipendenza dall’estero...

Quanto poi ai   “216 000 indiani che si sono suicidati...per l’insopportabile peso dei loro debiti” come riporta la presentazione del documentario, andiamoci piano, per cortesia.  In questo sito abbiamo già dato notizia di una ricerca che sembra rovesciare la cosa: sembra che fra i poveri contadini del cotone la frequenza delle morti volontarie sia minore, addirittura,  che nella media del paese. E questo senza stabilire, un po’ forzatamente, un diretto rapporto di causa ed effetto.

 E poi l’ambiente, in tutto ciò? Non sarà una pellicola a darci una risposta, anche solo provvisoria, sulla questione OGM sì/ OGM no. Finora nessuna ricerca è riuscita a giustificare l’effettiva pericolosità a breve e medio termine di queste soluzioni. Mentre il rinvio alle mirabolanti soluzioni dell’agricoltura “biologica” oggi è qualcosa che appartiene al mondo dell’utopia, a volte illuminante, ma senza effetti di  pratica attuazione.

Questa opposizione totale nella valutazione di un fenomeno, fa comunque riflettere. E’ il sintomo di un  rischio che sta avvicinandosi: il rischio che le questioni ambientali si spostino sul piano dell’ideologia, abbandonando l’ancoraggio alla difficile realtà dei fatti.


  
Posted by Lodovico Jucker on 17/09/2012
Filed under fiere/eventi
Tags

Commenti
By Fabio Guenza on 18/09/2012 11:16
Grazie Lodovico, un approccio che distorcesse i fatti in nome di un'idea non sarebbe certo il modo migliore per sostenere la causa della sostenibilità. Aggiungo solo che dal mio osservatorio di esperto di cinema sostenibile stavo tenendo d'occhio il film. Ora sarebbe interessante registrare i commenti di chi parteciperà alla serata di behind the label a so critical so fashion dopo la presentazione di "il bello e il buono. Le ragioni della moda sostenibile" alla cui stesura tu stesso hai contribuito. A questo proposito, ho predisposto il sondaggio https://www.sustainability-lab.net/it/groups/ambientecinemauomo/polls/film-behind-the-label-a-so-critical-so-fashion.aspx. Speriamo che la nostra community voglia partecipare!



You have to login to leave a comment.

Attention: This blog is not a newspaper as it is updated without any periodicity. It can not therefore be considered an editorial product under Law n° 62 del 7.03.2001. The blog author is not responsible for the content of the comments to posts, nor for the content of linked sites. Some texts or images included in this blog are taken from the internet and therefore they considered public domain; if their publication smash any copyright, please notify us by email. They will be immediately removed.
    
Rss Rss
Blog archive