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Iniziamo bene il 2019
Posted by Aurora Magni on 10/01/2019 - 3 commenti - view count: 158
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Sul finire del 2018 si è verificato un fatto importante nel percorso della moda sostenibile e forse non adeguatamente enfatizzato dalla stampa.

Durante  la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Katowice, in Polonia (COP24) oltre 40 brand leader della moda hanno sottoscritto la Carta dell'industria della moda per l'azione per il clima. Tra i firmatari compaiono nomi importanti capaci di movimentare volumi di materiali tessili  ed alimentare una  supply globale: tra loro Adidas, Burberry, Esprit, Guess, Gap Inc., Hugo Boss, H & M Group, Inditex, Kering, Levi Strauss & Co., Puma SE, PVH Corp., Target ma anche  associazioni come Business for Social Responsibility, Sustainable Apparel Coalition, China National Textile and Apparel Council, Outdoor Industry Association e Textile Exchange, ZDHC  e WWF International.

La  Carta è in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi e lancia l’impegno a  raggiungere emissioni nette zero entro il 2050 con un obiettivo intermedio per ridurre le loro emissioni aggregate di gas serra del 30% entro il 2030. A questo scopo saranno definite   azioni concrete che vanno dalla miglioramento decarbonizzazione delle fasi di produzione alla selezione di materiali  sostenibili, dalla logistica a basse emissioni di carbonio fino al  del dialogo con gli stakeholder e all’implementazione di modelli di business orientati alla circular economy.

Forse siamo di fronte ad una  ‘già vista’ dichiarazione di buoni propositi? Possibile, quel che i firmatari assicurano è che per realizzare progressi concreti su questi impegni sono stati istituiti sei gruppi di lavoro con l’incarico di passare dalle parole ai fatti. Le attività dei gruppi partiranno già nelle prime settimane del 2019 e le aziende che vogliono parteciparvi possono proporre la propria candidatura contattando  Lindita Xhaferi-Salihu ( LXhaferi-Salihu@unfccc.int ) .


  
Posted by Aurora Magni on 10/01/2019
Filed under fatti/attualità
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Commenti
By Vittorio Giomo on 10/01/2019 23:00
Carissima Aurora, buon 2019 e complimenti per la puntualità dell'informazione, quanto sopra espresso mi ha visto partecipe nel Gennaio 2018 alla prima riunione, 50 partecipanti provenienti da differenti settori tessili e ad alcune riunioni successive.
C'erano con me alcuni italiani, poi scomparsi nelle riunioni via Skype che hanno seguito la prima, non ci sono Aziende Italiane e Istituzioni presenti come aderenti e firmatari della Fashion Chart a Katowice. Ho l'impressione che l'Italia del tessile non si renda conto per snobismo o per scelta che essere presente ad accordi di questo livello è non solo strategico ma anche doveroso. Non a caso il patron di KERING, Mr. Pinault, fa parte del gruppo di firmatari, riservato ai Brand ed Aziende in grado di influire concretamente sulla diminuzione di CO2. Io ero presente alla prima riunione e successive di messa a punto, come membro dell'International Board di Global Sustainable Fashion Week, Budapest , H. di cui sono chief advisor.

vittorio giomo


By ROBERTA ALESSANDRI on 11/01/2019 09:40
cara Aurora e Gentilissimo Vittorio Giomo, da piccola imprenditrice artigiana, leggere dello "snobismo" dei grandi brand Italiani della moda, purtroppo, non è una novità. Ne subiamo le diverse declinazioni anche in termini di insostenibilità economica. La sostenibilità infatti non è solo un processo di green economy, ma si riflette anche in un modello di business che dovrebbe generare una redistribuzione della ricchezza sui distretti della filiera italiana in cui avvengono le produzioni. E'sempre una triste realtà ricevere la conferma di quanto il business non abbia per alcuno, anche una funzione sociale. Ora è oltremodo allarmante il problema, sul fronte "smaltimento rifiuti della pelle conciata"; Infatti la forte spinta tecnologica sulla pelle conciata ha portato le aziende ad effettuare trattamenti importanti richiesti dalle case di moda – come verniciature o applicazioni – che impediscono l’avvio del materiale di scarto agli impianti che li trasformano in prodotto per l’agricoltura. Ne consegue che recentemente gli impianti di conferimento hanno dichiarato l'impossibilità di riceverli dagli smaltitori in ragione della loro pericolosità per valori di cromo totale superiori al consentito. Ciò determina una diversa destinazione degli scarti verso i termovalorizzatori di cui il ns. territorio è carente. Questo avviene in Toscana dove c'è una forte concentrazione di aziende pellettiere, ma immagino non sia differente altrove. Da un lato è evidente quanto sia carente un piano industriale e una strategia politica chiara in materia di rifiuti, che non può prescindere da una previsione impiantistica anche di prossimità. Dall'altro la legislazione attuale pone in carico a chi produce il rifiuto, la responsabilità dello smaltimento, col rischio di addossarne l'onere sul terzista artigiano, l'ultimo anello della filiera che ha ricevuto in conto lavorazione il materiale dal committente, colui che per primo, con le sue scelte strategiche sui mega trend della moda, genera il problema e lo ribalta (senza accollarsene gli oneri) sulle piccole imprese che si sono viste raddoppiare i costi di smaltimento. Il tema della sostenibilità e gli impegni conseguenti, non rimangano solo protocolli di intesa. Si passi davvero dalle parole ai fatti !!

Roberta Alessandri


By Aurora Magni on 11/01/2019 15:35
Grazie a entrambi per i commenti.

Vittorio, parteciperai anche ad altri step del programma? tienici informati.
Roberta, hai toccato temi molto caldi che vorremmo approfondire... sentiamoci



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