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Inquinamento marino da microfibre
Posted by Aurora Magni on 27/09/2016 - 0 commenti - view count: 1690
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 Se ne occupa oggi  anche The Times, a conferma dell’importanza che la presenza di inquinanti plastici nei mari e negli oceani sta ormai assumendo. L’articolo ricorda innanzi tutto che un singolo lavaggio a macchina può introdurre nell’acqua marina attraverso i  suoi scarichi  700mila micro frammenti di plastica ma che la minaccia non arriva solo dai prodotti tessili considerato che polimeri man made sono presenti anche nei cosmetici (scrub, detergenti, creme…). Un problema rilevante che incide sulla qualità delle acque, sull’alimentazione della fauna marina e conseguentemente su quella umana.

I ricercatori della  Plymouth University hanno calcolato che un bucato di 6 kg di capi tessili a temperatura bassa (30-40 gradi) può produrre un volume di scarti stimato in 137.971 microframmenti di fibra da tessuti misti cotone-poliestere, 496.030 fibre di poliestere e 728.789 di acrilico. Gli autori dello studio  invitano quindi i produttori tessili privilegiare i materiali che meno subiscono il fenomeno del pilling e della frammentazione . Ogni valutazione sul rapporto fibre-inquinamento non può prescindere da una analisi di tutti i fattori che intervengono a determinare il comportamento dei materiali nelle varie fasi del ciclo di vita e il conseguente impatto ambientale.

Di questo tema si discute anche in Italia ma ancora un po’ sottotono. L’associazione Marenostro ad esempio, ha avviato a luglio una campagna per ricordare che nel  Mediterraneo,  mare semichiuso che impiega 80 anni per il ricambio delle sue acque superficiali, sono almeno 250 miliardi i frammenti di plastica presenti  con una concentrazione media di 0,116 frammenti /m2 di superficie fino ad un massimo di oltre 0,36 frammenti/m2.

E proprio per tenere alta l’attenzione sull’inquinamento dei mari  Maria Cristina Finucci, ha realizzato una istallazione imponente inaugurata  il 24 settembre scorso e visibile fino a gennaio 2017 sull’isola di Mozia, in Sicilia, nell’area archeologica dello Stagnone di Marsala. L’opera è  realizzata assemblando a mano 5 milioni di tappi di plastica usati, chiusi in strutture metalliche che compongono lettere tridimensionali alte anche 4 metri l’una, a tracciare su 1.500 metri quadrati di paesaggio la parola “Help”. (Foto Mario Montaldo)


  
Posted by Aurora Magni on 27/09/2016
Filed under studi/ricerche
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