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La moda dopo il coronavirus
Posted by Aurora Magni on 09/05/2020 - 0 commenti - view count: 226
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Si parlerà ancora di moda sostenibile dopo la pandemia?

Senza troppi giri di parole sembra questa la domanda che il Boston Consulting Group (BCG),  SAC- Sustainable Apparel Coalition (SAC) e la società Higg Co si sono posti con lo studio  " Weaving a Better Future: ricostruire un settore della moda più sostenibile dopo COVID -19 " presentato pochi giorni fa.

Partiamo da un dato: da marzo ad aprile le vendite di prodotti moda sono diminuite dal 60 al 70%  in tutto il mondo ed essendo improbabile che a breve vedremo le strade dello shopping brulicare di consumatori a caccia di novità è difficile essere ottimisti.

Intanto il web ospita quasi quotidianamente studi sui comportamenti dei consumatori post pandemia. Provate a scrivere su google ‘consumatori post covid19’ e non vi annoierete. Su alcuni punti i vari studi concordano: cresce il ruolo dell’ecommerce, nei comportamenti dei consumatori si registrano meno acquisti estemporanei e scorte di prodotti considerati irrinunciabili. La moda non è tra questi ultimi se non hai più vita sociale. Ma torniamo a Weaving a Better Future.  Il rapporto indica 4 azioni che le imprese del comparto devono mettere in campo per ripartire più resilienti, senza rinunciare a quanto conquistato in termini di sostenibilità.

E’ in primo luogo fondamentale proteggere le risorse senza le quali l’azienda non può sopravvivere:  i dipendenti, il capitale, i partner della catena del valore, le relazioni di fiducia stabilite con gli stakeholder. Qui il tema centrale è quello della sicurezza (dpi, sanificazioni ambienti..) ma anche protezione della propria catena di fornitura ovunque essa sia. Sul primo tema (protezione) in Occidente almeno dovremmo esserci, sul secondo, mah.

E’ anche il momento –suggerisce il documento- di rimuovere inutili complessità e costi, ottimizzare ciò di cui si dispone per prepararsi a reinvestire. Da soli è più difficile, meglio rafforzare i legami e la collaborazione con la catena dei fornitori evitando di scaricare sugli anelli più deboli della filiera i problemi finanziari (cancellazione di ordini, rinvio di pagamenti)

Occorre inoltre ‘Integrare la sostenibilità nelle strategie di ripresa aziendale’: la sostenibilità sarà un imperativo per le aziende forti dopo la crisi. Le imprese  leader renderanno la sostenibilità al centro del processo decisionale post-pandemia, mentre le imprese gregarie vedranno la sostenibilità come uno sforzo da riprendere una volta superata la crisi. Infine,è necessario incrementare la trasparenza, il dialogo con gli stakeholder, le ambizioni di sostenibilità: le aziende devono sfruttare la digitalizzazione, i modelli di business innovativi e le soluzioni end-to-end - con la tracciabilità che gioca un ruolo centrale - al fine di valutare e dimostrare un impatto ambientale e sociale positivo per le parti interessate.

Queste le raccomandazioni.  Le cose stanno un po’ meno bene nella catena di fornitura globale. Un'indagine su oltre 500 stabilimenti produttivi in ​​tutte le principali regioni produttive condotta da SAC e Higg Co ad aprile, mostra che l'86% delle imprese  sono state colpite da ordini annullati o sospesi. Come conseguenza diretta, il 40% ora lotta non riesce a pagare i dipendenti e valuta la chiusura dell’attività.

 

 


  
Posted by Aurora Magni on 09/05/2020
Filed under studi/ricerche

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