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L'industria della chimica tessile e dei trattamenti superficiali a confronto
Posted by Redazione Blumine on 22/12/2015 - 0 commenti - view count: 4905
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Non si può parlare di moda sostenibile senza una filiera tessile in grado di eliminare sostanze chimiche inquinanti e pericolose, per questo il ruolo dei produttori chimici è così importante.

Questa considerazione è alla base del ricerca svolta da blumine/sustainability-lab e presentata al Politecnico di Milano il 17 dicembre scorso nell’ambito del convegno “Chimica tessile e sostenibilità. Il caso delle industrie tessili e dei trattamenti superficiali” realizzato in collaborazione con Poliefun, l’associazione di imprese specializzate nei trattamenti superficiali (verniciatura, galvanica, trattamenti chimici fisici di finitura, deposizione di film sottili).

“E’ legittimo porsi domande sulla pericolosità delle sostanze chimiche e dei preparati al di là dei dati di cui già disponiamo, ha dichiarato Paolo Gronchi (Politecnico di Milano) aprendo i lavori del convegno- Non si tratta di fare allarmismo ma di non sottovalutare gli effetti delle molteplici integrazioni chimiche in atto nei vari prodotti e generate ad esempio dagli addittivi utilizzati per funzionalizzare i principi attivi dei vari formulati. Il settore alimentare ha da tempo una legislazione molto restrittiva ma quanti sono i manufatti con cui l’uomo entra in contatto e di cui non sono chiari la composizione e i trattamenti subiti? Un rischio che aumenta con la diffusione di nano particelle nei trattamenti e che deve essere affrontato con grande rigore rendendo tracciabili i prodotti e i processi di lavorazione.”

Un tema che accomuna l’industria tessile agli altri comparti industriali ma che grazie alle strategie dei marchi della moda e alla loro capacità di comunicazione mediatica ha posto proprio l’industria della moda al centro della riflessione.

“Le imprese tessili italiane operano nel pieno  rispetto del regolamento europeo Reach e sono spesso dotate di certificazioni volontarie autorevoli ma la pressione dei brand perché si adeguino a parametri ancora più restrittivi o si arrivi all’eliminazione totale di determinate sostanze, è andata crescendo negli anni ed èopinione diffusa che non si tratti di una moda passeggera – ha dichiarato Aurora Magni (Blumine srl) presentando i risultati dell’indagine. La cosa più interessante, ha commentato la relatrice, è che le imprese chimiche hanno assunto questa sfida come uno stimolo a incrementare la sostenibilità di coloranti e ausiliari tessili. Hanno incentivato la ricerca per trovare soluzioni alternative alle sostanze contestate che non compromettano le performances del prodotto finito e sono in molti casi già in grado di presentare ai propri clienti positive list, cioè pacchetti di prodotti allineati ai protocolli richiesti dai mercato”.

La ricerca ha coinvolto 16 imprese produttrici e commerciali di prodotti chimici tra cui 4 importanti  player internazionali, 2 filiali italiane di grandi imprese europee e 10 imprese italiane di piccola e media dimensione. La rilevazione –precisano i ricercatori- non ha pretese di significatività statistica, anche se il fatturato delle imprese partecipanti rappresenta una quota vicina al 20% del mercato mondiale di coloranti e ausiliari chimici per l’industria tessile. Le informazioni raccolte sono però molto significative perche disegnano un’industria chimica fortemente motivata a ridurre le criticità ambientali dei propri formulati.

Ad oggi, ad esempio, già 14 imprese su 16 dichiarano di aver eliminato da tutta la propria gamma di prodotti Paraffine Clorurate a catena corta, Clorobenzeni e Idrocarburi policromatici, mentre Alchilfenoli Etossilati (Apeo) e Solventi clorurati sono ormai stati eliminati in tutti i prodotti di 13 imprese,  Ftalati, Clorofenoli,  Ortofenilfenoli da 12 aziende,  Ritardanti di fiamma bromurati e clorurati  PBDE da 11 eliminazioni, Composti organici stannici da 10. Per quanto riguarda i Metalli Pesanti, ad esempio Cadmio, Piombo, Antimonio e Arsenico sono banditi da 12 imprese,  il Nickel non è più presente globali nelle proposte di 11 imprese, lo Zinco è stato del tutto eliminato da 9 aziende, il Cobalto è assente nei formulati di 8, Cromo e Rame sono stati eliminati rispettivamente da 6 aziende.

Anche le Ammine associate a Coloranti Azoici preoccupano parte degli intervistati: sono assenti nelle produzioni globali di 7 imprese mentre altre 5 aziende le hanno eliminate da alcune tipologie di prodotti, 2 contano di raggiungere in futuro risultati positivi. La Formaldeide è invece bandita da 6 aziende mentre altre 6 propongono ai clienti specifici prodotti formaldeide-free. Chi non ha raggiunto l’eliminazione totale dispone comunque di prodotti specifici  coerenti con le richieste dei brand e delle imprese tessili. 

Nessuno pensa che l’eliminazione delle sostanze pericolose sia un gioco da ragazzi, ma fa piacere rilevare con che impegno le imprese si siano date l’obiettivo del miglioramento continuo delle proprie formulazioni. Il dialogo con i produttori tessili e con i laboratori di ricerca in questa fase è davvero importante. La competitività della moda italiana passa anche da qui – ha ricordato Marco Ricchetti (Blumine). Occorre ricordare che tra i  marchi che hanno sottoscritto la campagna Detox lanciato da Greenpeace per una moda libera da sostanze chimiche tossiche, ci sono 9 imprese italiane produttrici di tessuti ed accessori e che a breve se ne aggiungeranno altre. Questa conferma l’impegno dell’intera filiera".

 Le difficoltà oggettive affrontate dai produttori chimici sono state evidenziate nel corso della tavola rotonda da Roberto Camera Magni (Nearchimica), Filippo Servalli (Radici Group) e Marco Lariccia (Farbotex).

I manager si sono trovati d’accordo nel richiamare la necessità di disporre di informazioni e dati chiari, per quanto riguarda ad esempio, gli standard utilizzati per la determinazione delle RSL e per le misurazioni dei gradi di tossicità delle varie sostanze. Da parte delle imprese tessili e dei brand inoltre, hanno ricordato i relatori, si ricorre a capitolati che rimandano talvolta a centinaia di sostanze molte delle quali non sono misurabili con le tecnologie attualmente disponibili. Occorre poi valutare con più scientificità il rapporto tra impatto ambientale di determinate sostanze e effetto della loro eliminazione sulle performances. In altre parole: se l’eliminazione di una sostanze riduce l’efficacia del prodotto e questa perdita di performances sollecita l’uso compensativo di altre sostanze, ho ottenuto un miglioramento e un peggioramento del problema da punto di vista ambientale? “Solo applicando metodologie di valutazione del ciclo di  vita di un prodotto che lo ridefinisca non solo in termini di presenza –assenza di sostanze chimiche ma in basa a parametri in grado di pesare consumi idrici ed energetici ed emissioni potremo quantificarne l’impatto ambientale, ha sottolineato Servalli citando, ad esempio, le ricerche sui biopolimeri e sulla loro presunta sostenibilità.

Molte le questioni aperte che richiedono approfondimenti. Torneremo a parlarne.

Il rapporto è scaricabile a link:

 https://www.sustainability-lab.net/files/files/201512/Chimica_Tessile_e_Sostenibilita-CATALOGO_PDF.pdf

La presentazione del prof. Gronchi è al link: https://www.sustainability-lab.net/it/forum/group-forum/survey-2015/presentazione-prof-gronchi-al-convegno-17-dicembre-2015.aspx#ID2248


  
Posted by Redazione Blumine on 22/12/2015
Filed under fiere/eventi

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