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Meno regali, meno consumi. Meno relazioni?
Posted by Aurora Magni on 05/01/2020 - 1 comment - view count: 316
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Natale è passato da poco e quindi il tema è ‘caldo’.  

Negli ultimi anni il numero di messaggi di auguri che le persone si scambiano è fortemente diminuito. Non ho dati statistici al riguardo ma credo che l’esperienza di ognuno di noi lo confermi. L’antico biglietto di auguri inviato per posta è ormai archiviato nei ricordi d’infanzia e dopo l’ubriacatura dei messaggio via email –animati, musicali, spesso di gusto discutibile – dei primi anni del nuovo millennio, abbiamo affidato ai social e in particolare a Facebook il compito di scambiare quanto più rapidamente e indolore possibile i dovuti auguri a una non ben definita comunità di amici.  E’ restato attivo –nel migliore o peggiore dei casi- forse solo WhatsApp  con i suoi  gruppi degli utenti che massificano gli invii. Insomma gli auguri non sono più di moda.

Ma  ci interessa di più riflettere sul dono e sull’acquisto  che lo genera e Natale ce ne offre l’occasione.

Pratica un tempo limitata a parenti ed amici più stretti,  con la diffusione del consumo di massa si era estesa a più ampie fasce di destinatari, conoscenti e  colleghi.

Un’usanza finalizzata a consolidare relazioni e un po' anche a sancire il proprio successo sociale attraverso il valore economico del dono stesso e che riguardava molto anche le imprese. In questo caso la funzione era soprattutto tenere vicini i clienti e rafforzare il senso di comunità dei collaboratori  ma anche sottolineare il grado di vicinanza   del beneficiario all’autorità, ai luoghi del potere fino a sancirne l’esclusione (se non ricevi il dono aziendale significa che non sei utile o gradito).

Come lo scambio di auguri, anche la pratica del dono sembra molto ridimensionata. 

Colpa delle  alterne crisi economiche che abbassano il potere d’acquisto delle famiglie e delle imprese o del diffondersi di una più o meno  dichiarata critica alla società dei consumi fine a se stessi? Forse entrambe le ragioni, forse sarà l’effetto ‘Greta’ , cioè il senso di colpa con cui la parte di popolazione più sensibile si approccia ai consumi interrogandosi sul costo ambientale e sociale di ciò che sta acquistando, certo si scambiano meno regali.

Allora viene voglia di rileggere Daniel Miller e riflettere sul significato di dono, sullo shopping come pratica guidata dall’affettività (Miller parla esplicitamente di amore) e da principi  morali, oppure citare Mary Douglas  quando ricorda che l’acquisto  e il dono non sono mai neutrali ma sono semmai frutto di una scelta contro qualcosa (i valori espressi dall’oggetto non scelto). In ogni caso sempre di emozioni si parla.

Ma soprattutto mi permetto di porre una domanda. Se il dono serve a definire e consolidare relazioni (legami, affetti, dipendenze,  potere…) in un contesto sociale definito come la famiglia e l’azienda, quanto pesano i cambiamenti in atto in queste istituzioni?

Innegabilmente nel mondo occidentale  la famiglia è oggi  in crisi non tanto come luogo valoriale (il tema ci porterebbe molto lontano) ma semplicemente e drammaticamente per motivi anagrafici,  perché rischia di scomparire a causa dello scarso numero di bimbi nati e dell’allontanamento delle nuove generazioni verso luoghi lontani (un tempo si chiamava emigrazione oggi preferiamo parlare di cervelli in fuga).

Alla famiglia ristretta fa eco l’impresa post fordista alleggerita nei numeri e flessibile nelle relazioni che costruisce la propria supply chain in funzione di progetti ed iniziative non sempre continuative e preferisce  freelance in alternativa a dipendenti stabili. Soggetti a cui non è opportuno fare regali  che rischierebbero di fidelizzare e generare aspettative, specie in tempi difficili.

Insomma, l’oggetto comprato, donato o ricevuto che sia, non è mai neutrale ma denso di significati complessi, rinunciarvi significa perdere parte di quei significati.

L’alternativa? Ripensare e riprogettare le cose come espressione dei valori che ci stanno a cuore e che pensiamo possano migliorare la qualità della vita nostra e del Pianeta.

Ps: tra i dieci oggetti più regalati quest’anno? Le borracce, magari personalizzate e con il logo aziendale (fonte: Corriere.it)


  
Posted by Aurora Magni on 05/01/2020
Filed under opinioni/interviste
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Commenti
By Fabio Guenza on 07/01/2020 13:19
Tre borracce! Due ad amici e una a me stesso... vale? 😉




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