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Nuovi dati sull’ impronta ambientale della moda in UE
Posted by Aurora Magni on 24/11/2019 - 0 commenti - view count: 65
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A due anni dal rapporto sulla moda della  Ellen McArthur Foundation, dati interessanti sono stati recentemente resi pubblici dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) che evidenziano il contributo dei consumi dei prodotti  moda all'inquinamento globale e ai cambiamenti climatici. Secondo il report  “Textiles and the environment in a circular economy” nell’UE nel 2017 il settore ha utilizzato circa 1,3 tonnellate di materie prime primarie e 104 m3 di acqua per persona. Il consumo di materiali tessili procapite in Europa è di 26 kg anno. Considerando che in Europa si producono circa 8 kg di materiali tessili procapite all'anno, si comprende bene il peso che hanno i prodotti di importazione.

L’industria tessile e della moda si posiziona al 4^ posto dopo cibo, abitazione e trasporti per quanto riguarda il consumo di acqua e l’uso di materie prime primarie e al secondo posto per uso del suolo (dopo il food) . Si segnalano inoltre come molto rilevanti i problemi causati dalla contaminazione delle acque da sostanze chimiche pericolose  e l’inquinamento di microplastiche rilasciate durante i lavaggi domestici. Tradotto in termini di impronta ambientale  la produzione di abiti, calzature e tessuti per la casa ha causato circa 654 kg di emissioni equivalenti di CO2 pro capite nell’UE, facendo del tessile la quinta fonte di emissioni di anidride carbonica da consumi privati.  A causa della dimensione globale dell'industria della moda la maggior parte dell'impatto ambientale riguarda però aree non europee, dove ha luogo la maggior parte della produzione; l'85% delle risorse, il 92% dei consumi idrici e il 93% del consumo del suolo oltre alla maggior quota di effetto serra (il 76%) sono extraEuropa.

Inoltre, favoriti da prezzi sempre più bassi, gli europei comprano molto (e spesso come già denunciato dalla Ellen McArthur Foundation, nemmeno indossano tutto quel che acquistano). Ogni anno ogni persona butta via 11 kg di materiali tessili.

Come affrontare il problema mitigandone gli effetti sull’ambiente?

Applicando logiche di progettazione e produzione ispirate alla circular economy è la risposta fornita da AEA che ha  sottolineato la necessità di rendere operative in ogni singolo stato membro le indicazioni date dalla UE con il famoso Pacchetto per l’economia circolare approvato dal Parlamento Europeo nell’aprile 2018: entro il 2025 almeno il 55% dei rifiuti urbani dovranno essere riciclati e  i rifiuti tessili devono essere raccolti separatamente, in modo che non finiscano in discarica o vengano bruciati.

Nel documento non si esclude la possibilità di applicare leve fiscali per incrementare l’uso di fibre riciclate e si insiste sulla diffusione di tecniche di eco design nelle scuole e nei corsi di formazione finalizzati a formare le nuove leve dell’industria della moda.

 


  
Posted by Aurora Magni on 24/11/2019
Filed under studi/ricerche
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