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Per eliminare plastiche e microplastiche nei campi iniziamo dalla pacciamatura
Posted by Aurora Magni on 25/03/2019 - 0 commenti - view count: 338
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Teli, solitamente in polietilene, vengono stesi sul terreno per il controllo delle erbe infestanti e la regolazione del microclima. A fine utilizzo sono  conferiti in discarica o inviati all’inceneritore a causa della presenza di terra e di contaminanti chimici sparsi durante il ciclo vegetativo  come fertilizzanti e concimi. Talvolta parti di essi restano abbandonati nei campi. La possibilità di utilizzare teli biodegradabili e che possano quindi essere lasciati sul terreno per essere decomposti da microorganismi è quindi interessante sia per gli aspetti ambientali che per il risparmio di costi e tempi legati alla loro rimozione e trasporto. Inoltre i teli tradizionali lacerandosi durante l’uso  lasciano sul terreno microplastiche pressoché indistruttibili che si aggiungono a quelle contenute nei fanghi provenienti dagli impianti di depurazione usati come fertilizzanti.

Malgrado tutto ciò, per quanto materiali biodegradabili siano già in commercio il mercato non sembra premiarli: continuando a preferire quelli convenzionali.

Importante è in questo senso il ruolo degli stakeholders e dell’informazione.

FederBio(Federazione nazionale dell’agricoltura biologica e biodinamica) e Assobioplastica, l’associazione che riunisce produttori e trasformatori di materiali biodegradabili e compostabili,  hanno ad esempio  recentemente siglato un accordo per sostenere  la ricerca di collaborazione e di sviluppo sperimentale presso istituti di ricerca come il Crea.

Il protocollo firmato dalle due associazioni  oltre a richiamare al rispetto dello standard europeo EN 17033 che impone la biodegradabilità in suolo entro due anni, prevede che il materiale per i bioteli da pacciamatura  debba essere realizzato con materiale da fonte rinnovabile almeno nella misura del 50%, percentuale destinata a crescere al 60% nel 2012.

L’obiettivo è naturalmente la progressiva eliminazione dei tessuti e dei TNT in fibra man made in agricoltura, scelta che rientra in un quadro generale a sostegno dell’agricoltura biologica e biodinamica, pratica in crescita nel nostro Paese tanto da interessare il 15% del territorio coltivato.

Fonte: https://feder.bio/notizie/

Foto: teli biodegradabili di Novamont in Materbi

 

 


  
Posted by Aurora Magni on 25/03/2019
Filed under fatti/attualità

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