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PMI e sostenibilità: c’è ancora tanto da fare
Posted by Redazione Blumine on 22/06/2020 - 0 commenti - view count: 312
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E’ questo il messaggio che possiamo trarre dal report recentemente pubblicato da Cikis, società di consulenza  nata per offrire alle imprese della moda un network di competenze e professionisti con cui sviluppare progetti di sostenibilità. Una società giovane c animata dalla voglia di sviluppare iniziative in grado di rendere concreta l’idea della sviluppo sostenibile, specie in una fase in cui la ripresa dall’emergenza covid19 spinge a ripensare modelli di business e di consumo. Noi di Blumine ne seguiamo con interesse le attività.

Con la crisi dovuta al COVID, le aziende dovranno approfondire i temi di sostenibilità" ha dichiarato Serena Moro, fondatrice di Cikis, "e ben il 73% delle imprese da noi  intervistate ha dichiarato di aver iniziato a integrare pratiche di sostenibilità; purtroppo la mancanza di competenze impedisce loro di focalizzarsi su elementi critici".

Insomma c’è molto da fare.

Il report

Lo studio si basa su un campione di 83 aziende italiane del settore moda, di cui 64 brand e 19 aziende della filiera. La ricerca è stata svolta sulla base di interviste telefoniche qualitative a fondatori, management e proprietà.

Ed ecco i risultati più interessanti.

Per quanto riguarda le iniziative di sostenibilità intraprese, Il 73.1% delle aziende intervistate ha già integrato alcune pratiche di sostenibilità. Di queste, il 26.8% ha intrapreso solo azioni poco rilevanti che non riguardano le criticità ambientali e sociali principali del settore (ad esempio, l’esclusiva sostituzione del packaging, un elemento a impatto limitato per il settore in base alle analisi di Quantis), mentre per il 46.3% le azioni intraprese hanno coinvolto elementi a maggior impatto e riguardano soprattutto i materiali e i prodotti.

Per il 66% delle aziende si tratta di un’esperienza positiva, è invece il fattore costo il principale vincolo a implementare le iniziative green per in'azienda su 3.

Mancano le competenze e spesso si fa tutto in casa

Dall'analisi emerge inoltre che le aziende non investono in competenze specialistiche, ma si affidano al team interno senza adeguata formazione sui temi di sostenibilità o alle proposte dei fornitori.

Questo provoca un effetto di riduzione delle potenzialità:  solo il 7% delle aziende intervistate conosce temi come la tracciabilità della filiera, che rappresenta invece uno dei pilastri della sostenibilità, e  solo il 9% cita la tutela dei lavoratori come criticità del settore o tematiche in agenda da tempo come energia rinnovabile e processi chimici lungo la filiera. La sostenibilità viene percepita soprattutto come ambientale.

I brand individuano principalmente i materiali come fattore di sostenibilità, probabilmente perchè la quasi totalità delle aziende fa affidamento solo alle competenze interne e ai fornitori di materiali per migliorare la propria sostenibilità (solo 3 aziende si sono rivolte a specialisti di sostenibilità). Sono stati poco citati alcuni tra gli aspetti definiti come priorità a livello internazionale (es da Global Fashion Agenda): aumentare la tracciabilità della filiera oltre i fornitori diretti, ridurre le emissioni, usare in modo efficiente acqua, energia e processi chimici e aumentare gli standard sociali lungo la filiera.

I vantaggi della sostenibilità emergono quando il percorso viene intrapreso con serietà e costanza”, commenta Serena Moro, "ma focalizzarsi solo sui materiali senza un approccio più scientifico non consente di rispondere adeguatamente alle sfide della sostenibilità e intercettare gli interessi di consumatori sempre più attenti a questi temi. L’Italia è sempre stata riconosciuta per gli alti standard qualitativi, legati anche alla sostenibilità. Ciò può dare un vantaggio alle aziende italiane che investono su questo tema."

Lo studio completo è scaricabile da https://cikis.eu/it/report-moda-e-sostenibilita/ .

 

Nella foto: Serena Moro


  
Posted by Redazione Blumine on 22/06/2020
Filed under studi/ricerche
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