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Poliammide più sostenibile
Posted by Aurora Magni on 24/01/2015 - 0 commenti - view count: 2663
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Radifloor ottiene la certificazione EPD.

Con questo nuovo risultato prosegue il percorso di Radici Group per la produzione di fibre man made sostenibili. L’approccio è sintetizzabile in due parole: eco design e LCA, applicato in questo caso al Radifloor, filamento in poliammide.  Il processo è così spiegato da Arturo Andreoni “Abbiamo analizzato il ciclo produttivo dei Radifloor® e misurato i relativi impatti ambientali a partire non solo da monte del nostro processo, vale a dire, dalla produzione di polimeri 6 e 6.6 impiegati per realizzare i nostri fili, ma dal processo stesso di estrazione delle materie prime necessarie a produrre i polimeri di poliammide sino ad includere le fasi di lavorazione, trasformazione e uscita dalla fabbrica dei fili. Abbiamo svolto quello che in gergo si definisce un Life Cycle Assessment cradle to gate.» L’LCA è alla base delll’EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto) di Radifloor®, come previsto dalla norma ISO14025 che regolamenta le dichiarazioni ambientali. E’ redatta seguendo quanto previsto dall’International EPD System che per i materiali da costruzione (norma europea EN 15804) dispone di linee guida specifiche con regole di prodotto (le PCR) riconosciute a livello internazionale.

L’LCA e la certificazione EPD sono stati validati da Certiquality,

Altro  prodotto su base PA 6.10, il  Dorix® 6.10 è realizzato utilizzando polimero ottenuto per il 64% da fonti naturali rinnovabili, questo fiocco di RadiciGroup è in grado di garantire un elevato livello di sostenibilità e ottime performance.

Rispetto ad altre poliammidi a catena carbonica lunga, il polimero 6.10 è un prodotto competitivo in termini di costo-prestazioni, è prodotto a partire da acido sebacico (in una percentuale pari al 64%) e da esametilendiammina, intermedio di cui RadiciGroup ha diretto controllo produttivo. Di origine naturale, l’acido sebacico viene ricavato dai semi della pianta dell’olio di ricino, pianta la cui coltivazione, diffusa soprattutto in India e Cina, avvenendo su terreni semiaridi non è in concorrenza con le colture alimentari.

Queste e altre informazioni sono reperibili nel rapporto di sostenibilità di Radici Group: http://www.radicigroup.com/Media/Radici_Pills_2014/index.html#/1


  
Posted by Aurora Magni on 24/01/2015
Filed under fatti/attualità

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