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Poliestere sostenibile. Una ricerca di Next Technology Tecnotessile
Posted by Aurora Magni on 07/10/2014 - 4 commenti - view count: 4324
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Tra i settori industriali, il settore tessile manifatturiero incide globalmente per il 10% delle emissioni totali di gas serra attestandosi all’ottava posizione nella classifica dei settori produttivi con il più alto impatto ambientale preceduto dal settore alimentari, arredamento e cosmesi.” L’affermazione, tutt’altro che tranquillizzante introduce un caso industriale sviluppato da Next Technology Tecnotessile e presentato nel giugno scorso a conclusione dei lavori di Otir2020, il polo di innovazione della Regione Toscana. La classifica a cui ci si riferisce invece  è stata elaborata da PBL Netherlands Environmental Assessment Agency, nel 2011.

Ma, continua lo studio “nonostante vi sia un grosso interesse verso la riduzione dell’impatto ambientale correlato con la produzione di beni e servizi, nei prossimi 5 anni il tessile manifatturiero dovrebbe registrare il più alto aumento in termini di emissioni (+7,7%) che porterebbe l’intero comparto a salire al quinto posto della classifica”.

Le cause sono note ma vale la pena ricordarle:

• Elevato consumo di fonti non rinnovabili: per produrre 1 kg di tessuto sono necessari almeno 40 L di acqua (fonte: fibre to fashion) e per produrre le fibre sintetiche si consumano più di 2 kg di materiale fossile,

• Elevato consumo di prodotti chimici: secondo quanto riportato dal libro Chemical Finishing per nobilitare circa 60 Milioni di tonnellate di fibre si producono circa 6 Milioni di tonnellate di prodotti chimici,

• Elevato consumo di energia: secondo UNIDO giapponese l’industria tessile consuma circa 30 Tjoule di energia all’anno.

Ma poiché NTT è una struttura di ricerca, dopo la denuncia dei problemi si passa dalla teoria alla pratica.

Il progetto Supertex

 Come rendere più sostenibili una fibra importante come il poliestere, fibra che da sola copre il 47% dell’intera produzione mondiale di fibre?

Applicando l’LCA  al poliestere risulta che:

• Il poliestere da riciclo è in grado di abbattere in maniera significativa (almeno del 50%) le emissioni di gas serra rispetto al poliestere vergine,

• Il poliestere da riciclo riduce almeno del 70% il consumo di materiale fossile rispetto al poliestere vergine,

• Il PLA ha un più elevato impatto ambientale rispetto al poliestere da riciclo: la produzione del PLA produce emissioni di gas serra simili a quelli del Poliestere Vergine e comporta un consumo di materiale fossile inferiore soltanto del 40% rispetto al Poliestere Vergine. Questo è sostanzialmente dovuto all’elevata energia che viene consumata nel ciclo produttivo e delle basse rese di reazione.

Partendo da queste considerazioni di base Next Technologi Tecnotessile ha sviluppatoil progetto “Sustainable Flame Retardant Technical Textile from Recycled Polyester” – SUPERTEX (www.eco-supertex2.eu) che è stato finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Ecoinnovation.

In particolare è stata ottimizzata la produzione di filati di poliestere multibava utilizzando materiale di scarto, provenienti da differenti sorgenti: Poliestere Post- Consumer (RPET-PC, proveniente principalmente dal riciclo delle bottiglie) e Poliestere Post-Industrial (RPET-PI, proveniente dagli scarti del packaging del settore alimentare).

Le scaglie provenienti da entrambi i prodotti sono state caratterizzate e ri-granulate per essere introdotte nuovamente nel processo di filatura.

Ed ecco i risultati:

• RPET-PC e RPET-PI hanno una fluidità più elevata (2 e 2.5 volte più elevata del poliestere Vergine rispettivamente) a causa delle degradazione delle catene polimeriche e della presenza di impurezze, fattore riscontrabile nei prodotti PI, allo scopo di garantire una barriera ai gas per i prodotti alimentari.

• RPET-PI non è in grado di assicurare proprietà reologiche tali da poter riprocessare direttamente lo scarto. Dal momento che questo materiali presenta un costo inferiore pari al circa il 40% in meno rispetto a RPET-PC e a circa il 55% rispetto al poliestere vergine (V-PET), le scaglie di RPET-PI sono state miscelate con quelle di RPET-PC al fine di garantire le necessarie proprietà reologiche. La miscela 50% RPET-PI – 50% RPET-PC è in grado di garantire buoni prestazioni del granulo.

• Il granulo composto da 50% RPET-PI – 50% RPET-PC consente di abbattere i costi di circa il 20% rispetto al RPET-PC e di circa il 30% rispetto a V-PET.

Il granulo ottimizzato nell’ambito del progetto è stato quindi alimentato all’estrusore e sono stati prodotti su scala pilota 250 kg di filato testurizzato.

Il filato garantisce le prestazioni meccaniche richieste per l’applicazione nel settore dei tessili tecnici. Prototipi di tessuto sono stati realizzati da tessiture partecipanti al progetto.

Il filato:

• Si adatta ai macchinari di tessitura convenzionali,

• Garantisce  prestazioni meccaniche (resistenza, abrasione) richieste dai consumatori,

• Può essere tinto utilizzando le stesse procedure del poliestere vergine,

• Ha un prezzo di vendita paragonabile rispetto al Poliestere Vergine (riduzione di circa il 5%),

Rispetto ai filati convenzionali:  le emissioni di CO2 si riducono di circa il 70% e il consumo di materiale fossile di oltre il 90% come è stato evidenziato dallo studio del ciclo di vita realizzato nell’ambito del progetto da NTT.

 

 


  
Posted by Aurora Magni on 07/10/2014
Filed under studi/ricerche

Commenti
By nigel thompson on 08/10/2014 10:34
Qualcuno mi può dire dove vanno finire i 40 litri di acqua per 1 kg di tessuto? Escono dal atmosfera terrestre per ciò persi per sempre? Oppure vengono "riciclati" da Madre Natura, a questo punto un fattore non più
determinante nell'calcolo dell'LCA e altro? grazie

Nigel Andrew Thompson


By Aurora Magni on 10/10/2014 18:14
Ciao Nigel. Penso che Madre natura si sia rotta le scatole di riciclare le nostre emissioni ormai da tempo... Per il momento accontentati di una risposta "poco scientifica" poi magari qualcuno arriverà in soccorso con informazioni più accurate. Le acque con i reflui vengono indirizzate ai depuratori e sottoposte a trattamenti di biodegradazione (enzimi, batteri..), L'acqua ripulita e filtrata torna spesso nei processi mentre i fanghi di sostanze non più degradabili in discarica. Le emissioni in atmosfera sono sottoposta a filtrazioni. Questo in Italia /Europa. Per vedere cosa succede altrove basta dare un'occhiata ai fiumi asiatici in internet...Il che ci rimanda al post su detox. Un caro saluto



By nigel thompson on 11/10/2014 13:02
Perciò l'acqua pulita dai filtri torna nell'atmosfera, rinnovata. Così funziona in gran parte d'europa.

Fuori europa non torna pulita nell'ecosistema perciò non è rinnovabile.
Conclusione? tantissimi soldi spesi in greenwashing per l'industria tessile nel estremo oriente ma qualcuno "dei nostri" ha mai detto che la sostenibilità dell'industria tessile può esistere solo (salvo qualche eccezione) in europa!

Nigel Andrew Thompson


By Vittorio Pozzi on 21/10/2014 11:18
Mi sembra una visione della sostenibilità solo da un punto di vista molto tecnico (procedure.. certificati.. comparazioni..) manca un minimo di approccio umanistico.
E’ evidentemente positivo poter disporre di processi produttivi che consentano riduzioni di consumi ed emissioni in acqua ed atmosfera.
Poi sulle bancarelle del mercato e nei negozi ci troviamo il poliestere come “eco piuma” (plastica) con certificazioni di prodotto, di processo, interessanti parametri LCA.
Cioè raccogliamo la pattumiera, separiamo le bottiglie di plastica per riutilizzarle nella produzione di poliestere “riciclato” (50% riciclato e 50%nuovo) per produrre piumini, etichettati “piumini eco – piuma” (questo secondo il sistema di etichettatura dei capi tessili, in Europa, non è legale ed è considerata una prassi commerciale ingannevole), con un lodevole risparmio di energia ed emissioni inquinanti.
Questi manufatti, in genere “piumini” sono utilizzati per poche settimane all’anno, nelle mezze stagioni. Per un anno o al massimo due … e poi ritornano ad essere pattumiera.
Nel frattempo, nell’economia mondiale buttiamo la piuma d’oca, buttiamo la lana delle pecore, buttiamo … perché il poliestere è più economico.
Forse i problemi di Sostenibilità sono maggiormente causati dal fattore moda che non dal fattore processo.
Il problema di questa visione della sostenibilità consiste in una scorretta formulazione dei parametri di base. Ad esempio la fiscalità, parametro che nessuno tiene in considerazione nel valutare la sostenibilità di un prodotto; non è considerata nel sistema LCA…
Eppure se non utilizziamo più le piume per imbottire i piumini, se non utilizziamo più la lana per fare i cappotti, il motivo di fondo è il costo. Il problema costo nasce sostanzialmente dalla fiscalità dell’europa.
La piuma, la lana, hanno costi maggiori perché è richiesta maggiore manodopera che genera costi elevati principalmente a causa della fiscalità.
Il consumo di acqua nei processi produttivi tessili dovrebbe essere valutato con maggiore responsabilità, alcuni processi inquinano le acque in modo quasi irreversibile (successiva difficile separazione delle componenti inquinanti, es. derivati dal petrolio) altri processi anno un inquinamento costoso ma efficace (quando è costoso, i processi produttivi vengono de localizzati in aree del mondo dove i controlli sono permissivi e di conseguenza creano inquinamento, altro esempio causato dalla fiscalità). Altri processi ancora coinvolgono prodotti naturali facilmente o naturalmente separabili dalle acque.
Per questo non è corretto usare il parametro “litri/kg di prodotto” perché è fondamentale valutare l’apporto degli inquinanti. I processi produttivi nel cotone utilizzano un maggior numero di litri di acqua rispetto ai processi di produzione del poliestere, ma l’apporto di inquinanti è sostanzialmente differente.

Cordiali Saluti
Pozzi Vittorio

Pozzi Vittorio


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