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Politecnico di Milano: Le radici dell’innovazione per la sostenibilità, sintesi convegno
Posted by Redazione Blumine on 16/09/2018 - 0 commenti - view count: 686
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Si è svolto al Politecnico di Milano il 13 settembre scorso un seminario su chimica e sostenibilità. L’occasione per fare il punto su alcuni trend di innovazione nel comparto tessile/moda.

L’importanza della sicurezza chimica nelle strategie della moda è stata ricordata da Aurora Magni (Blumine) nell’intervento di apertura sottolineando la crescente relazione tra biotecnologie-chimica- industria tessile – nuove tecnologie digitali. Un approccio che si concretizza –tra le molte opzioni- nella realizzazione di sistemi di interfaccia e dialogo tra step diversi della filiera, smart material, smart label per la comunicazione delle evidenze scientifiche  dei contenuti di sostenibilità di prodotti e processi.

Luigi De Nardo, Politecnico, ha presentato i risultati ottenuti applicando a tessuti rivestimenti sol- gel a base di ossidi metallici con processi a bassa temperatura. Come noto il sol-gel è una tecnologia che, partendo da soluzioni colloidali (“sol”) di particelle di ossidi metallici in un opportuno solvente, consente la deposizione di film reticolati continui di ossidi metallici (“gel”).

La deposizione per creare i “gel”  può essere realizzata mediante spray coating, dip coating, spin coating, foulard aggio. I film ottenuti tramite la tecnologia sol-gel consentono, in relazione ai sol utilizzati, di attribuire ai materiali diverse funzioni: dalla  fotocatalisi (per materiali destinati alla depurazione ambientale), all’ idrofobia (per murature, tessuti, carta e cartoni), dall’antisporco agli antibatterici/batteriostatici. Le sperimentazioni svolte dal Politecnico si sono poste l’obiettivo di incrementare la resistenza all’abrasione di materiali come la seta rendendoli utilizzabili anche nei tessili tecnici , di ridurre la formazione dei pilling senza modificare la mano dei tessuti, attribuire comportamenti antifiamma a tessuti cellulosici e antiUV a poliesteri. Una parte interessante dello studio riguarda la deposizione di sol-gel  durante il processo di stampa digitale.

In fasi di sperimentazione nell’ambito di un progetto di ricerca svolto da Politecnico e dall’azienda chimica Nearchimica, un processo soil release per effetti antisporco in alternativa al tradizionale uso dei contestati fluoruri.

De Nardo ha infine richiamato la necessità che si definiscano protocolli di prova in grado di assicurare la sicurezza dei processi di usura di materiali funzionalizzati (polveri, Voc) a contatto con la pelle e nell’ambiente.

 

Maurizio Masi (direttore del dipartimento di Chimica dei Materiali del Politecnico) ha presentato alcune riflessioni in merito all’uso di cromo nei trattamenti della concia. Premesso che nei processi di concia si utilizza cromo III e non cromo VI (cancerogeno), occorre ricordare che si tratta di una sostanza non solo non tossica se assorbita in quantitativi non superiori ai 200 µg/giorno ma addirittura necessaria all’attivazione di alcuni enzimi. Per quanto riguarda la cosiddetta concia al vegetale, oltre ai tannini vegetali vengono spesso utilizzati tannini sintetici che ripropongono il problema dell’uso di combustibili fossili nei processi di lavorazione. La concia alle aldeidi è ormai in disuso ma permane l’utilizzo di aldeidi (piccoli quantitativi di formaldeide) come ausiliari.

Il problema si pone quindi in termini di: sicurezza (quale la soluzione più sicura per l’utilizzatore e l’ambiente?), soddisfazione del cliente/mantenimento di standard estetici e funzionali, efficienza del processo (un trattamento al cromo richiede 24 ore). Quest’ultimo obiettivo è stato oggetto di uno studio realizzato da Politecnico e culminato nella sperimentazione di una nuova tecnologia volta ad accelerare i tempi della concia e a riduree i rapporti di bagno sottoponendo la pelle a campi elettrici. Una tecnologia per altro, grazie alle basse competenze necessarie alla sua applicazione, si rende  facilmente localizzabile presso aziende della supply chain.

Affidate a Paolo Gronchi (Politecnico) le conclusioni hanno ripercorso l’evoluzione del concetto stesso di sostenibilità dei processi industriali e sottolineato la necessità che processi e test siano sottoposti a metodologie in grado di standardizzare procedure e indicatori. Si tratta in altre parole di passare dalla sostenibilità raccontata a processi e prodotti sostenibili sostenuti da evidenze scientifiche.


  
Posted by Redazione Blumine on 16/09/2018
Filed under studi/ricerche
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