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Qualche dato sul riciclo di reti da pesca abbandonate sui fondali
Posted by Aurora Magni on 31/03/2017 - 1 comment - view count: 3715
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Partiamo da un dato: ogni anno vengono abbandonate negli oceani 640mila tonnellate di reti da pesca, materiali man made non biodegradabili che si aggiungono alle plastiche di varia dimensione e tipologia e alle microplastiche provocate dal distacco di microfibre dei tessuti in poliestere e presenti in detergenti e cosmetici. Un quadro ormai noto e assai preoccupante che minaccia concretamente la vita della fauna marina ma contamina anche la catena alimentare umana.  

Ben venga quindi ogni azione mirata a contenere e ridurre il fenomeno. Il progetto Net-work nasce  con questa finalità e coinvolge 4 soggetti: La Zoocological Society of London (ZSL), Interface, un produttore globale di pavimentazioni tessili, un’ organizzazione di micro finanza etica (NWTF) e Aquafil, azienda italiana produttrice di poliammide che ha avviato un impianto in Slovenia per il riciclo delle reti da pesca.

Il progetto prevede la raccolta delle reti abbandonate, la loro preparazione per la spedizione, il conferimento dei materiali in Slovenia dove avviene il riciclo e il riuso del filato in tappeti e moquette.

Due le ricadute importanti: della prima, ambientale, abbiamo già detto. Togliere dai fondali reti abbandonate contribuisce a ristabilire equilibri ambientali alterati. Inoltre il processo di riciclo, per quanto impattante per i consumi energetici richiesti, consente di evitare l’utilizzo  di materia prima vergine non rinnovabile. La seconda conseguenza positiva riguarda le comunità locali coinvolte in quanto i pescatori impegnati in questo processo ricevono un contributo economico. Considerato che il progetto ha coinvolto 35 comunità locali e 60mila persone, il valore sociale dell’economia circolare applicata è tutt’altro che da sottovalutare.

Il risultato concreto dell’operazione è quantificato in 125 tonnellate di materiale raccolto dal 2012.

Un’altra esperienza riguarda Healthy Seas, joint venture nata tra ONG e imprese allo scopo di raccogliere nel mare Adriatico, nel Mediterraneo e in mari del Nord  reti da pesca da riciclare. L’associazione contempla tra i partner, oltre a Aquafil, le imprese italiane  Carvico e Jersey Lomellina. Anche in questo caso il recupero è affidato a comunità locali di pescatori che, per quanto riguarda la sponda italiana operano a Ancona, Cattolica, Molfetta.

Complessivamente il progetto ha consentito il riciclo di 203  tonnellate  di reti da pesca negli ultimi 3 anni.

Risultati davvero importanti che tracciano un modello di economia circolare applicata a vantaggio di comunità di pescatori (ma non solo) le cui attività  sono sempre più minacciate dall’inquinamento marino che riduce le rese produttive della pesca.

Aquafil, il soggetto principale dell’operazione senza il quale il riciclo delle reti in poliammide non sarebbe possibile, dichiara però di aver riciclato nel 2016 oltre 5.000 tonn di reti grazie a quanto raccolto dai progetti citati ma probabilmente non solo. Sarebbe interessante capire quali altre fonti di approvvigionamento sono state messe in campo e con che risultati anche per diffondere le buone pratiche già sperimentate in altri contesti. 


  
Posted by Aurora Magni on 31/03/2017
Filed under fatti/attualità

Commenti
By Aurora Magni on 03/04/2017 20:53
Ringraziamo Aquafil per aver accolto il nostro invito a precisare le modalità di rigenerazione delle reti da pesca , ecco qualche informazione aggiuntiva:
Il processo di rigenerazione ECONYL® non utilizza solo reti da pesca abbandonate ma anche altri rifiuti di Nylon 6, pre e post-consumo.

Tra i ‘pre consumo’ compaiono plastica e scarti tessili recuperati anche direttamente da imprese tessili come nel caso dei ritagli dei costumi da bagno di Speedo USA con cui è stato stilato un accordo per il recupero degli sfridi di produzione.

Oltre il 50% dei materiali post-consumo riciclati è rappresentato da reti da pesca di nylon e vecchi tappeti giunti a fine vita. La raccolta delle reti da pesca non riguarda solo quelle abbandonate sul fondo del mare, ma anche reti da pesca da fish farm, raccolte soprattutto nei paesi del Nord Europa. Anche se le ghostnets hanno un importanza ambientale enorme, come dimostrano i due progetti descritti nel post, la quantità è molto minore rispetto alle reti di acquacultura, sempre giunte a fine vita, che ritiriamo in Europa e nel mondo.

Per quanto riguarda invece il riciclo dei tappeti, l'impianto dedicato alla preparazione di questo tipo di rifiuto è svolto nello stabilimento di Aquafil sito negli Stati Uniti dove questo genere di materiali (ad esempio i tappeti a pelo alto) sono molto diffusi. Quello che viene recuperata dai tappeti è la parte superiore di Nylon 6 (chiamata fluff). Presso la sede americana i tappeti sono rasati ed il materiale è inviato nell'impianto di rigenerazione ECONYL in Slovenia che produce appunto il filo ECONYL® 100% rigenerato e rigenerabile usato per la produzione di tappeti e per abbigliamento.

Un’ultima informazione: Il 30 marzo si è concluso a Milano il tour del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, realizzato con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare avente per tema l’economia circolare e Aquafil è stata scelta fra i casi virtuosi da esporre nella mostra itinerante che ha toccato oltre 10 città italiane.




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