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Quanto è sostenibile il poliuretano?
Posted by Aurora Magni on 02/01/2013 - 0 commenti - view count: 23551
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Qualche tempo fa O Ecotextiles, blog inglese dedicato alla sostenibilità della filiera tessile e animato dalle sorelle Patty e Anne Leigh, si è occupato con alcuni post a divani e poltrone (http://oecotextiles.wordpress.com/category/foam-2/poly/).

Uno spazio significativo è stato dedicato ovviamente alle imbottiture, sempre più raramente realizzate in piuma o lana e prodotte in larga misura in  lattice o poliuretano, in ragione soprattutto del  basso costo di produzione di questi materiali, oltre che delle performarces di flessibilità.

Per dare un’idea delle dimensioni del business le autrici citano un dato: ogni anno negli Stati Uniti vengono prodotte oltre 2 miliardi di libbre di poliuretano.

L’articolo mette in guardia rispetto alla sicurezza del poliuretano a causa della presenza nella sua struttura chimica di polioli e di  diisocianati ritenuti potenzialmente cancerogeni, motivo per cui la produzione del poliuretano è indicata dall’americanoa EPA (Environmental Protection Agency) come  pericolosa per i lavoratori che la presidiano anche se non sono ancora stati definiti i limiti di esposizione.

C’è da chiedersi, prosegue l’articolo, quali effetti abbiano queste sostanze sui consumatori che dormono sui materassi e siedono su imbottiti in poliuretano. Che particelle di materiale (poliuretano ma anche rilasciate dei rivestimenti in poliestere o altra fibra man made), si uniscano alla polvere solitamente presente nelle abitazioni e vengano respirate dagli abitanti della casa è facilmente immaginabile tanto da parlare di inquinamento indoor  come una delle cause più frequente di allergie, sensibilizzazione ed anche di patologie più gravi. Se questo dato è credibile il problema non è marginale: in dieci anni, si legge, un materasso di poliuretano rivestito in poliestere perderebbe il 50% del suo peso. Inoltre il poliuretano è estremamente infiammabile e per ridurne la potenziale pericolosità è necessario intervenire  con sostanze chimiche che incidono sull’LCA del prodotto senza risolvere del tutto il problema: a 800 gradi un imbottitura in poliuretano fonde rilasciando gas tossici.

D’altro canto il poliuretano ha dalla sua l’alto grado di riciclabilità che ne fa un materiale interessante dal punto di vista ecologico seppur ancora la maggior parte degli scarti post consumi finisca in discarica.

Questa l’opinione di O Ecotextiles.

Cercando in internet informazioni sul poliuretano e la sua sostenibilità è frequente incappare in articoli/siti che ne presentano le performances soprattutto nell’edilizia, nella produzione di frigoriferi o nell’automotive dove svolge funzioni di isolamento termico abbassando i costi energetici di riscaldamento e di funzionalizzazione degli elettrodomestici.

Un documento interessante (http://www.encanto.biz/Nlpoliu/Vol.Sostenibilita.pdf) si sofferma inoltre sulle modalità di riciclo degli scarti (prevalentemente sfridi di produzione) destinati alla realizzazione di materassi ginnici, base per moquette o suole di scarpe da ginnastica. Un trend importante e in crescita: ogni anno, oltre 250.000 tonnellate di poliuretani di provenienza europea vengono riciclati e recuperati mentre l’utilizzo dei rifiuti di poliuretano per la generazione di energia negli inceneritori di rifiuti solidi municipali diminuisce la necessità di combustibili fossili.

 Anche il Consorzio Produttori Italiani Materassi di Qualità si è trovato ad affrontare il tema della sostenibilità del poliuretano coinvolgendo le proprie aziende in una riflessione e in un’azione di ricerca che hanno portato a valorizzare, si legge nei documenti presenti nel sito, “innovativi poliuretani rispettosi dell’ambiente per realizzare materassi eco-compatibili”.

Ecco come viene spiegata l’iniziativa. “Nella processo di creazione delle schiume flessibili poliuretaniche il primo passo verso una produzione più rispettosa dell’ambiente è stato effettuato agendo sulle sostanze chimiche che permettono la produzione della schiuma, gli agenti espandenti. Gli idroclorofluorocarburi (HCFC), alla base di questo processo ma dannosi per l’ozono, sono stati sostituiti dall’acqua. L’acqua, reagendo con i componenti chimici costituivi del poliuretano, produce l’anidride carbonica che permette la formazione delle schiume, non entrando comunque a far parte del prodotto finale. Un secondo passo per ottenere poliuretani a basso impatto ambientale è stata la formulazione di nuovi polioli prodotti con alte percentuali di oli naturali ricavati da semi di soia, ricino, girasole, ecc. sostituiscono perfettamente i polioli ricavati dal petrolio. I poliuretani flessibili impiegati nella produzione dei materassi utilizzano, principalmente, polioli composti al 95% da materiale rinnovabile ricavato dalla soia e mantengono le stesse caratteristiche di stabilità nel tempo degli altri tipi di poliuretano. Purtroppo la tecnologia attuale limita l’utilizzo del poliolo vegetale intorno al 20% del totale poliuretano impiegato. In ogni caso il poliolo rappresenta circa il 67% delle sostanze presenti nel prodotto finale”. www.consorziomaterassi.it

Impatto ambientale e sicurezza delle attività produttiva, riciclo, termovalorizzazione, performance prestazionali e sicurezza/salute degli utilizzatori sono parametri complessi che le aziende che producono/utilizzano poliuretano stanno monitorando con l’obiettivo di garantire prodotti più sicuri e ecocompatibili.

Non dimentichiamo inoltre che per volume divani, cuscini, materassi e imbottiture varie rappresentano un serio problema ambientale a fine vita e richiedono progetti di smaltimento mirati.

E’ un tema da seguire con attenzione.


  
Posted by Aurora Magni on 02/01/2013

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