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Quel Bangadesh di casa nostra
Posted by Aurora Magni on 17/11/2019 - 0 commenti - view count: 308
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La notizia è di ieri. Un controllo effettuato dai Nas su una presunta (infatti inesistente) mensa aziendale della Moreno srl di Melito (Napoli), ha rivelato una realtà che certo non fa onore all’industria della moda.

All’arrivo degli ispettori, 43 operai tra cui una donna in avanzato stato di gravidanza e due apprendisti minorenni, sono stati nascosti in una specie di bunker- magazzino senza finestre né servizi igienici dove sono rimasti per ore. Naturalmente si tratta di lavoratori in nero, tutti italiani a quanto si evince dagli articoli della stampa. Situazione di diffusa irregolarità anche per gli altri operai trovati ai posti di lavoro.

La stampa riferisce complessivamente di 78 persone identificate molte deille quali senza contratto regolare, costrette a lavorare 9 ore al giorno senza contratto regolare per meno di 500 euro mensili. Alcuni di questi pare ricevano il reddito di cittadinanza.  Il titolare è ora agli arresti domiciliari con accuse pesanti mentre laboratorio e  attrezzature –dal valore riporta Il Mattino – di circa 2,5 milioni di euro sono stati sequestrati. Circolano anche i nomi delle griffe committenti, tutte del lusso: la Moreno infatti era un’azienda stimata perché competente ed affidabile.

Questa la notizia, ora un paio di domande.

La prima ai brand: controllare no? Forse è difficile farlo in Bangladesh ma stiamo parlando di Napoli! Sarà interessante incrociare le notizie dell’inchiesta con i bilanci di sostenibilità dei marchi coinvolti.  In ogni caso saremmo davvero interessati a capire quali concreti strumenti si dà un committente per  selezionare e monitorare i propri fornitori.  

L’altra a tutti quanti noi che ci occupiamo di settore della moda con diversi ruoli e da diverse angolature.  Ci siamo a lungo cullati nell’idea  di essere l’eccellenza internazionale per qualità delle lavorazioni (il bello e fatto bene perché italiano). Abbiamo  abbassato la guardia e talvolta preferito non vedere cosa c’è  dietro i luccichii delle sfilate. Forse è il caso di mettere sotto i riflettori la supply chain non solo del Far East ma anche quella di casa nostra.


  
Posted by Aurora Magni on 17/11/2019
Filed under fatti/attualità
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