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Ricordando Stephanie Kwolek
Posted by Aurora Magni on 20/07/2014 - 0 commenti - view count: 2308
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Questo non è il solito “coccodrillo” (si chiama così nel giornalismo la commemorazione di una personalità deceduta).  Perché ricordare  Stephanie Kwolek , cioè la mamma del kevlar, non è un atto formale ma l’occasione per ricordare una tappa fondamentale nella ricerca dei polimeri tessili. La ricercatrice si è spenta a fine giugno  a Wilmington (Delaware) all’età di 91 anni dopo una vita passata nei laboratori della DuPont dove era entrata per caso (voleva fare il medico e aveva assunto l’incarico per pagarsi gli studi in medicina). Laureata in chimica nel 1948,  è stato quasi per caso –così almeno si racconta- che nel 1965 ha scoperto le fibre aramidiche ad alta resistenza, mentre  stava studiando nuovi materiali per il rinforzo degli pneumatici. In previsione di una carenza di petrolio, il suo gruppo di lavoro aveva infatti iniziato a cercare una fibra leggera ma resistente.

Il kevlar è una soluzione per condensazione costituita dai monomeri  1,4-fenilendiammina e cloruro di tereftaloide  e fu brevettato nel 1973. Tra i successi della Kwolek c’è anche la sintesi del primo polimero a cristalli liquidi, che consentì la successiva sintesi delle fibre aramidiche, ottenute partendo dai monomeri 1,4-fenilendiammina (para-fenilendiammina) e cloruro di tereftaloile.

In quarant’anni  Stephanie Kwolek ha conseguito numerosi brevetti. Nel 1995 è diventata la quarta donna a far parte del National Inventors Hall of Fame, nel 96 ha ricevuto la National Medal of Technology and Innovation e nel 2003 è stata aggiunta alla National Women’s Hall of Fame. L’American Chemical Society ha assegnato alla scienziata il “Creative Invention” nel 1980 e la Medaglia Perkin nel 1997. Una carriera professionale di tutto rispetto per una donna che ha fatto della ricerca scientifica la sua missione (in anni in cui le quote rosa non erano di moda).

Il  Kevlar è oggi uno dei materiali più utilizzati in applicazioni di sicurezza, come giubbotti antiproiettile, elmetti e piastre di rinforzo di veicoli blindati ma è anche in numerose applicazioni civili, dalle attrezzature sportive alle imbarcazioni, dalle auto da corsa all’abbigliamento tecnico. Ha sicuramente salvato la vita a molte persone e resta un materiale fondamentale nei tessili tecnici anche se da qualche tempo si cercano soluzioni alternative altrettanto resistenti e leggere ma più ecofriendly. Ad esempio il Forest Products Laboratory del Wisconsin sta  realizzando un biopolimero a base cellulosa con caratteristiche di resistenza paragonabili al kevlar.

http://www.fpl.fs.fed.us/research/facilities/nanocellulose_pilot-plant.php

  


  
Posted by Aurora Magni on 20/07/2014
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