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Riuso e riciclo di abiti usati. Si può fare di più
Posted by Aurora Magni on 05/10/2013 - 0 commenti - view count: 3678
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 Si è svolto a Roma il 3 ottobre scorso presso la Biblioteca della Camera dei deputati il convegno annuale di Humana “La cultura del riutilizzo eccellenza della green economy. La raccolta degli abiti usati per una nuova etica d’impresa”. Un’occasione importante per fare il punto sull’attività di raccolta, selezione e riutilizzo degli abiti usati che questa associazione svolge con grande impegno dal 1998 con l’obiettivo di sostenere e realizzare progetti di sviluppo nel Sud del mondo.Secondo quanto detto durante l’incontro, in Italia  solo 2012 sono state raccolte e differenziate 99.900 tonnellate di rifiuti tessili (1,6 kg/ab), volume che equivale però al 12% di quanto effettivamente raccoglibile. Di questi rifiuti il 68% viene riutilizzato il 25% riciclato e solo il 7% è avviato a smaltimento. L’attività svolta da Humana e da altre associazioni umanitarie è svolta in assenza di un sistema di regolamenti e di strutture finalizzate a raccogliere e valorizzare sistematicamente i materiali tessili post consumo. In altre parole, tutto è affidato al volontariato con risultati certo importanti ma si potrebbe fare molto di più.

La presidente di Humana Karina Bolin ha infatti dichiarato: “Un quadro normativo più chiaro e completo, che garantisca la corretta gestione degli abiti usati attraverso il controllo di tutta la filiera  potrebbe portare a un incremento della raccolta fino a 3-5 kg/persona, pari a 240.000 tonnellate: ciò avrebbe un impatto positivo sull’ambiente e garantirebbe alle amministrazioni pubbliche notevoli risparmi nello smaltimento dei rifiuti, creando al contempo nuove opportunità economiche. Ora invece i Comuni si ritrovano spesso a gestire la raccolta in emergenza e interpretando la legge, perché il testo unico dell’ambiente non disciplina in maniera completa il settore della frazione tessile”.

Insomma, il riutilizzo sistematico di manufatti tessili avrebbe importanti vantaggi:

  • umanitari, mettendo a disposizione dei poveri del mondo (ma anche a  chi in Italia si trova in situazioni di difficoltà), abiti ed accessori,
  • ambientali ed economici, evitando di aggravare la situazione delle discariche, riciclando e reinserendo nei processi produttivi  materie prime e semilavorati second life.

Qualche dato per descrivere l’attività di Humana nel 2012 : si calcola che i donatori siano stati 1 milione e 700 mila, e i chilogrammi di abiti raccolti  14,264.000 di cui oltre 1.350 000 sono stati spediti in Africa. Un’attività che comporta la riduzione di CO2 calcolata in 52 milioni di chili in meno di emissioni mentre l’acqua risparmiata è valutata in 87 miliardi di litri e che dà lavoro  a 104 persone in Italia e ad altre 150 nel Sud del mondo.

Per approfondire: http://www.humanaevents.org/report2012/START.html#/24/zoomed

 

 


  
Posted by Aurora Magni on 05/10/2013
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