Sustainability-Lab News > Sostanze pericolose nelle maglie degli Europei di calcio

 

Sostanze pericolose nelle maglie degli Europei di calcio
Posted by Aurora Magni on 04/07/2012 - 1 comment - view count: 2880
  Rate    

 Nelle scorse settimane l’associazione europea dei consumatori BEUC, ha segnalato la presenza  di sostanze pericolose per la salute nelle maglie di alcune squadre degli europei di calcio 2012.

L’associazione ha sottoposto le maglie di nove squadre  (Italia, Spagna, Germania, Portogallo, Polonia, Russia, Ucraina, Olanda e Francia) e tutte sono risultate contenere livelli allarmanti in particolare di metalli pesanti. In sei divise è stata riscontrata la presenza di piombo (Italia, Spagna, Francia, Germania, Russia, Ucraina) mentre nelle maglie  di Spagna e Germania il livello di piombo eccedeva i limiti raccomandati per i prodotti destinati ai bambini. Nelle maglie della Polonia è stato inoltre individuato un  tasso di composto organostannico,  in dosi eccessivamente elevate rispetto al limite legale. Il composto organostannico è un composto chimico utilizzato per prevenire l’odore di sudore che può danneggiare il sistema nervoso se utilizzato oltre i limiti. Nelle maglie destinate al mercato di Italia e Spagna sono state riscontrate tracce di Nonilfelono, sostanza che può turbare il sistema endronico e che è vietata per gli effetti dannosi dovuti agli scarichi idrici.( fonte: http://www.federconsumatorigiovani.it/salute/Euro-2012.asp)

Un’indagine che ancora una volta e con forza ribadisce l’importanza e la necessità per i produttori di abbigliamento sportivo, anche se destinato alle bancarelle della tifoseria, di scegliere fornitori affidabili  usi ad attenersi a quanto prescritto dal regolamento Reach. Un evento importante come gli europei di calcio -è bene ricordarlo a maggior ragione in previsione delle Olimpiadi- induce la commercializzazione di enormi volumi di articoli e oggettistica che saranno indossati e usati spesso da bamabini. I controlli dovrebbero essere quindi molto rigorosi.

 La notizia, passata un po’ sotto tono, è stata ripresa da RadiciGroup che ha colto l’occasione per sottolineare con un proprio comunicato, le caratteristiche  di   r-Radyarn, il nuovo filato certificato OekoTex, realizzto al 100% con PET da riciclo post consumo e finalizzato ad applicazioni nel settore dell'abbigliamento tecnico sportivo e in ambito medicale. Il filamento è il risultato di un processo (dalla raccolta delle bottiglie alla loro rilavorazione fino alla filatura) interamente effettuato in Europa e controllato in ogni fase.

 Oltre all’impiego di materia prima riciclata, si legge nel comunicato, gli r-Radyarn® possono essere colorati utilizzando una tecnologia - la tintura in massa – che garantisce un notevole risparmio d’acqua sia in termini di utilizzo, sia in termini di costi di depurazione ed un inferiore dispendio energetico.

http://www.radicigroup.it/fibres/it/products/productsR-Radyarn.aspx

 

 

 


  
Posted by Aurora Magni on 04/07/2012
Filed under fatti/attualità

Commenti
By Fabio Guenza on 05/07/2012 11:11
Grazie Aurora per aver riportato l'attenzione, ora che abbiamo smaltito la "sbornia" del tifo, su un aspetto molto importante che queste manifestazioni dovrebbero contribuire a evidenziare. Non a caso la parola "respect" era in piena evidenza ad ogni partita, sulle maglie e sugli spalti, ad opera della UEFA: vogliamo pensare che si faccia riferimento anche al rispetto delle regole di salute e sicurezza nei prodotti e nei processi. Un esempio di produttore di sportswear che si posiziona in questo senso è quello di erreà, azienda che conosco bene in quanto si trova del mio territorio (Parma) ma competitor internazionale nel teamwear proprio di quei marchi oggetto delle critiche dei consumatori: tutta la produzione di erreà è infatti certificata Oeko-tex 100.
Credo che sia importante dare queste "buone notizie", non per fare pubblicità ad alcuno, ma per dimostrare che ci sono buone prassi in grado di prevenire e mitigare i conflitti tra business e stakeholder, a tutto vantaggio della competitività delle imprese che puntano sulla qualità sostenibile e dei loro stakeholder.
Ultima annotazione: non ho usato appositamente la parola "risolvere" i suddetti conflitti, in quanto entrambe le buone pratiche che abbiamo evidenziato si basano su strumenti "di mediazione", strumenti tecnici che non aumentano il dialogo tra imprese e stakeholder.
Ogni volta che una campagna assume il carattere di una denuncia, come accaduto in questo caso e nel caso di playfair (vedi al riguardo il mio precedente post sulla vicenda Euro 2012 http://bit.ly/L1Kf6e), senza indicare nel contempo buone pratiche che esistono nel mercato, si manifesta non solo una debolezza (vera o presunta che sia) delle imprese dal punto di vista etico, in termini di legge o di sostenibilità, ma una debolezza reale che è bilaterale, cioè sia dal lato delle imprese che da quello degli stakeholder, in termini di capacità di dialogare per risolvere i problemi.



You have to login to leave a comment.

Attention: This blog is not a newspaper as it is updated without any periodicity. It can not therefore be considered an editorial product under Law n° 62 del 7.03.2001. The blog author is not responsible for the content of the comments to posts, nor for the content of linked sites. Some texts or images included in this blog are taken from the internet and therefore they considered public domain; if their publication smash any copyright, please notify us by email. They will be immediately removed.
    
Rss Rss
Blog archive