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Sostenibilità e innovazione tecnologica si incontrano nella filiera del tessile/moda
Posted by Redazione Blumine on 13/07/2018 - 0 commenti - view count: 1099
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E’ questo il messaggio che emerge dal convengo tenutosi il 13 luglio 2018 presso la LIUC – Università Cattaneo di Castellanza e promosso da Blumine srl in collaborazione con la Business School della LIUC.

Questi in sintesi alcuni dei contenuti trattati.

Secondo Aurora Magni (Blumine srl /LIUC, Scuola di Ingegneria Gestionale) il settore Tessile moda sta vivendo –tra gli altri- due macro cambiamenti che incidono sulle modalità produttive, organizzative e culturali del comparto. Il primo è relativo all’ulteriore velocizzazione dei processi ideativi-produttivi-distributivi accentuati dalla crescita dell’e-commerce e dai modelli di costante rinnovo delle proposte sul mercato, fenomeno fino a qualche anno fa limitato al fast fashion e che riguarda oggi anche il lusso e a cui si abbina una ulteriore frammentazione delle collezioni per varianti e personalizzazioni. Il secondo riguarda l’assunzione del tema della sostenibilità come fattore di competitività. La gestione di questi macrofenomeni trova un supporto importante nelle tecnologie digitali là dove si rende necessario velocizzare e cogestire la progettazione del prodotto (stampa inkjet, stampa 3D, sistemi di simulazione e prototipazione), ottimizzare processi e ridurre tempi di set up, trasferire dati e disegni,svolgere manutenzione predittiva e in remoto, ed altro ancora. Che le tecnologie digitali abbiano un effetto green è evidente: ottimizzando risorse e processi consentono di ridurre i consumi energetici e idrici e gli scarti  di produzione, senza dimenticare l’importanza ecologica ma soprattutto sociale di tracciare i processi e la supply chain. Naturalmente, ha ricordato la relatrice, si tratta di una situazione in forte implementazione. In ogni caso nei settori a forte creatività come quello tessile è nel capitale umano il principale elemento valoriale e la tecnologia deve avere una funzione prevalentemente di supporto e integrazione.

Che la sostenibilità non sia una dichiarazione di obiettivi irraggiungibili ma un’attenta, rigorosa e documentata attività di ricerca  è stato ricordato da Paolo Gronchi, docente del Politecnico di Milano nella sua presentazione del progetto F-Susy. Il progetto, realizzato con il supporto della Regione Lombardia, ha lo scopo di fornire alle imprese della filiera conoscenza scientifiche in grado di supportarle nella definizione di strategie di sostituzione di sostanze chimiche critiche con altre più sicure e di testing dei prodotti e processi. Il progetto prevede infatti una piattaforma pubblica, ancora in fase di implementazione e disponibile sul sito www.f-susy.it e una privata ove sarà possibile l’accesso al software C3Tools per l’autodiagnosi della compliance chimica di prodotti e reflui (Umberto Bramani, Nekte).

Ulteriori spunti sono emersi nel corso della tavola rotonda.

I partecipanti hanno evidenziato –ognuno dal proprio punto di osservazione e dalle proprie specifiche esigenze- come la sostenibilità sia una strategia che coinvolge la filiera nel suo insieme, dal produttore di materie prime e prodotti chimici alla distribuzione senza escludere il consumatori e gli stakeholders.

Elisabetta Baronio (CSR & Sustainability Coordinator, Vf Corporation) ha illustrato come una grande azienda a cui appartengono brand globali come Timberland, The North Face, Wrangler, per citare solo alcuni tra i principali marchi, debba dotarsi di protocolli di riferimento per la valutazione dei materiali utilizzati e delle imprese che li producono ma soprattutto sviluppare modalità di condivisione e crescita con i soggetti della filiera a vario titolo coinvolti dalle attività.

Secondo Piero Sandroni, titolare della Tintoria C.Sandroni e C. e presidente del Gruppo tessile di Univa, lo scenario in cui le imprese operano, oggi fortemente caratterizzato dal tema della sostenibilità, è una straordinaria occasione per spostare la competizione dalle logiche di prezzo alla qualità del prodotto e dei processi. Una strategia che può favorire l’eccellenza e la competenza italiana. Certo resta molto lavoro da fare. Lo dimostra il peso ambientale che ancora oggi comportano i processi di nobilitazione tessili per i quali è richiesto un ingente consumo di acqua ed energia. Ripensare in termini di sostenibilità l’industria tessile sia per quanto riguarda macchine e impianti che i software è un obiettivo fondamentale per ridisegnare la moda.

 Un osservatorio privilegiato è fornito da Centrocot, che con i suoi laboratori e le aree dedicate alla ricerca e alla formazione supporta le imprese è impegnato quotidianamente nel dialogo con le imprese. La richiesta di analisi finalizzate a determinare la qualità ambientale di prodotti e processi è cresciuto negli anni e oggi rappresenta il 35% del totale delle attività di testing  –ha dichiarato il direttore generale Grazia Cerini. Le analisi riguardano i prodotti tecnici per i quali sono richieste performance particolari ma anche materie prime, coloranti ed ausiliari. Una domanda che non giunge solo dalle imprese del btob: ad utilizzare i servizi di Centrocot oggi sono anche brand e imprese della grande distribuzione. Centrocot, che è titolare per l’Italia del marchio Oekotex è inoltre impegnato a supportare le imprese in strategie a 360 gradi grazie alla certificazione SteP e Made in Green che rappresentano per alcuni versi un’evoluzione del made in Italy: è importante dove si produce ma soprattutto come.

Un esempio di filiera integrata supportata da tecnologie digitali è stato fornito da Mario Riva, procuratore del maglificio Besani srl di Besnate. L’azienda –fortemente motivata a fornire ai suoi clienti tessuti di alta qualità e a ridotto impatto ambientale- investe infatti da tempo risorse per coinvolgere i propri fornitori in strategie di sostenibilità come dimostra la sottoscrizione dell’impegno Detox. Oggi Besani è artefice di un progetto di tracciabilità dei materiali in lavorazione lungo i vari step della filiera dalla materia prima al prodotto confezionato mediante realizzazione di tag e sistemi NFC compatibili con le caratteristiche delle lavorazioni tessili e della nobilitazione in particolare. A breve il sistema sarà inserito in capi finiti per dar modo ai consumatori di accedere a informazioni relative alle caratteristiche tecniche e di sostenibilità del prodotto.

Dal consumatore all’industria chimica che riveste nelle lavorazioni tessili un ruolo di estrema importanza. La chimica tessile ha iniziato solo da una decina di anni a misurarsi con la sicurezza ambientale dei suoi prodotti e delle sostanze utilizzate –ha spiegato Ugo Zaroli, responsabile ReS di For.Tex – sviluppando attività di ricerca spesso impegnative e costose. Una scelta che ha indotto For.Tex a eliminare sostanze chimiche tossiche anche se ammesse dal regolamento Reach e a riformulare in chiave green linee di prodotti. Uno sforzo condotto in sinergia con clienti e produttori di tecnologie come nel caso della stampa inkjet.

Sia che si tratti di imprese o di laboratori di ricerca, l’immagine che se ne ricava è quella di grande attivismo svolto con il rigore della ricerca scientifica,  con progetti condotti in ambiti diversi ma che convergono nel comune obiettivo di realizzare prodotti più sicuri e meno impattanti sull’ambiente.

Il prossimo appuntamento sarà il 13 settembre presso il Politecnico di Milano.

Da sinistra: Aurora Magni, Piero Sandroni, Elisabetta Baronio, Mario Riva, Grazia Cerini, Uga Zaroli

Nella foto in alto da sinistra: Aurora Magni, il rettore della LIUC Federico Visconti,  Antonella Prete della Regione Lombardia, il direttore della Scuola di Ingegneria gestionale LIUC, . Carlo Noè


  
Posted by Redazione Blumine on 13/07/2018
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