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STARTS: qualche appunto 'a caldo'
Posted by Aurora Magni on 17/03/2019 - 0 commenti - view count: 291
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LaTriennale di Milano ha ospitato in questi giorni  due iniziative importanti che affrontano temi per molti aspetti collegati: la mostra Broken Nature (visitabile fino al 1 settembre 2019) e STARTS.

Broken Nature raccoglie progetti ed idee di architettura e  design provenienti da molti Paesi del mondo sulla possibilità di mitigare l’impatto ambientale della vita umana sul Pianeta. Una ricerca che indugia   sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale e che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi, se non completamente distrutti.

STARTS ha raccolto in due giorni di workshop idee ed esperienze su come si possa concretizzare il rapporto tra nuove tecnologie, creatività/arte e nuovi modelli di business, nuovi consumi. Come già scritto nel post di presentazione STARTS è una iniziativa supportata dalla UE che si è svolta il 16 e 17 marzo nell’ambito della Milan Digital Week. E’ stata progettata e curata da Blumine in partnership con Epson - #Epson4textile.

Ma quale il fil rouge di questi due momenti a parte la stessa location, che di per sé enfatizza il rapporto tra creatività e progettualità industriale? Certamente la consapevolezza di essere di fronte a una fase di profondo cambiamento –nelle relazioni, nella gestione dei dati, nella spinta all’automazione che incide non solo su modo di essere impresa ma anche sul rapporto uomo-natura, uomo-collettività. In altre parole l’innovazione deve essere ispirata da logiche di sostenibilità per essere tale, in qualche misura destrutturante rispetto i tradizionali modelli di business che sono alla base delle problematiche ambientali.

Non sorprende che il tema dell’etica come linea guida per un uso sostenibile delle tecnologie digitali sia stato citato da tutti i relatori e in primis da Paolo Cesarini, DG Connect - UE, essendo questo un argomento a cui la stessa Europa ha destinato finanziamenti importanti con bandi e progetti mirati.

Ma in questa sede ci interessa soprattutto cogliere alcuni esempi in cui la ricerca di equilibrio tra difesa ambientale e innovazione si concretizza in idee, proposte, oggetti tangibili riconducibili al comparto tessile e della moda.

Ecco allora, sotto forma di ‘stimoli rapidi’, alcuni contenuti che ci hanno particolarmente colpito.

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  • La sostenibilità è soprattutto passaggio di conoscenze, qualcosa più del ‘lasciare il Pianeta come l’abbiamo trovato’ ma ridisegnarlo, migliorarlo. Fiere, eventi, ma anche i negozi possono avere una funzione di alfabetizzazione culturale (Nicola Zanardi, curatore della Milan Digita Week),
  • Il  luogo per personalizzare il prodotto è il negozio, We Make – azienda milanese che fornisce una serie di servizi alla comunità di creativi e imprese nell’ambito della manifattura digitale, ha sviluppato una tecnologia che consente di produrre  direttamente nel punto vendita una borsa in pelle sulla base delle varie opzioni selezionate  dal cliente. La borsa è realizzata in stampa 3D e l’intreccio è effettuato da un braccio robotico. Personalizzata anche la poltrona realizzata nell’ambito del progetto Paramatrix: decine di sensori registrano i dati fisiologici dell’utente per realizzare la seduta su misura (Zoe Romano, We Make)
  • Sostituire campionario e la costruzione manuale del modello del capo di abbigliamento con sistemi digitali che ne garantiscano la riproducibilità industriale valorizzando nel contempo attraverso le immagini la vestibilità e gli effetti estetici grazie a modelle virtuali è non solo efficace ma indispensabile per operare nel fast fashion. Un vantaggio che non è misurabile solo in termini di efficienza produttiva (meno tempo, minor costi) ma anche di impatto ambientale: i processi ‘smaterializzati’ riducono i consumi ed  eliminano scarti e sprechi. Se poi al consumatore offriamo la possibilità di simulare la prova dei capi attraverso un camerino virtuale il gioco è fatto (Vincenzo Bianchi, Mimoska)
  • Siamo abituati a pensare a Centrocot come ad un grande e innovativo centro di test e analisi ma c’è di più. Grazie alla partecipazione a progetti UE è cresciuta la sperimentazione sugli smart textile sia applicati ai DPI che a prodotti sportivi, tanto che a questa tipologia di prodotti sono dedicati anche programmi formativi. Ma la tecnologia digitale offre supporti utili anche alla circular economy e –nello specifico – all’incontro tra aziende che offrono scarti ed eccedenze produttive e soggetti che li cercano per riusarli o riciclarli. E’ questa la filosofia di base della piattaforma M3P (trasversale a tutti i settori industriali) e , più nello specifico, di ENTeR, progetto transfrontaliero dedicato a tessile e moda . (Grazia Cerini, Centrocot).
  • Abbigliamento intimo per prevenire infezioni vaginali e creare un adeguato ecosistema  grazie alla presenza di probiotici  micro incapsulati in un TNT da indossare a contatto con la pelle . E’ un progetto di Giulia Tomasello, giovane designer che ha posto l’interazione tessuto-corpo al centro della sua ricerca.
  • Smart abbigliamento in grado di monitorare stati d’ansia e sintomi di disagio di persone disabili o non in grado di comunicare (esempio: bambini autistici) consentendo di attivare interventi per ristabilire condizione di benessere ma anche tessuti interattivi che trasmettono input musicali e fragranze tranquillizzanti. (Alessia Moltani, Sensewear Project)
  • Materiale simile alla pelle utilizzabile in oggetti di design, calzature, borse ed accessori e in linea con i principi della circular economy, è ottenuto da Mogu dal  micelio ingrediente usato per legare e trasformare diverse tipologie di substrati residui, trasformandoli in materiali funzionali e di alto valore (Gianluca Belotti, Mogu Project),
  • Clara è invece un gilet pensato  per incrementare la sicurezza dei ciclisti rendendoli visibili anche a distanza grazie a led integrati nel tessuto e che si attivano premendo un pulsante fornendo anche indicazioni di direzione(Marco Dal Lago, Clara)

Non sono mancati richiami a due importanti problemi: l’effetto delle nuove tecnologie sulle competenze tra robotica, nuovi mestieri, artigianato digitale e la sicurezza dei dati, non ultimi quelli connessi alla proprietà intellettuale.

 

 

 


  
Posted by Aurora Magni on 17/03/2019
Filed under fatti/attualità
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