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‘Storie di economia circolare’: i finalisti
Posted by Redazione Blumine on 10/12/2019 - 0 commenti - view count: 295
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Ecco le start up finaliste della seconda edizione Concorso  organizzato da Ecodom (il principale Consorzio italiano per il recupero dei RAEE) e dal CDCA, il primo Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali in Italia. Il contest, che quest’anno ha raccolto 81 storie a livello nazionale - di cui 33 dal mondo del tessile, abbigliamento, calzature e accessori - si concluderà con una cerimonia di premiazione il 12 dicembre 2019 alla Fondazione Riccardo Catella di Milano.

Il tessuto più naturale: la lana

Lana 100% Bio, Colori 100% e tutta la sapienza del Made in Italy. Sono queste le carte vincenti di Fortunale, azienda di San Chirico Raparo, Basilicata, che dal 2018, crea capi ecosostenibili realizzati secondo i più moderni principi di economia circolare. Il laboratorio, raccontato dal reportage di Francesca Gresia, si distingue per la colorazione della lana con elementi naturali come fiori, foglie, bacche e radici. Un processo che ha ricevuto la prestigiosa certificazione Woolmark Approved Natural Coloration Technology.

Nel distretto tessile pratese, nasce invece nell’ottobre del 2017 l’azienda Rifò, specializzata nella rigenerazione di fibre tessili nobili come il cashmere, attraverso una comprovata tecnologia presente nel distretto pratese da più di cento anni. Rifò vuole dimostrare al mercato del fashion che si possono utilizzare filati rigenerati per produrre vari tipi di capi con notevoli vantaggi economici ed ecologici, senza compromessi sulla qualità del prodotto: lo racconta il reportage di Fabrizio Sarra e Lucia Capobianco, in finale nella sezione Foto.

Dalle borse di Tea a quelle dei rifugiati

Tea 1928 è una microimpresa nata nel 2014 a Falconara Marittima, Marche, con l’obiettivo di realizzare borse, pelletterie, articoli da viaggio, foulard e fazzoletti da stanchino utilizzando esclusivamente avanzi di lavorazione di tappezzerie, di pelletterie e di concerie. Una parola, recupero, diverse declinazioni: di materiali, di lavorazioni, di persone. Il lavoro di Tea 1928 è al centro del reportage dal titolo “A passi di bimba”, scritto da Laura Trappetti.

A Palermo un bene confiscato alla mafia diventa un laboratorio in cui vecchi abiti si trasformano in opere artigianali, 

e persone emarginate trovano una nuova vita. È la storia della Sartoria Sociale di Al Revés, cooperativa fondata nel 2012 con due obiettivi: l’inclusione socio-lavorativa e il supporto socio-relazionale di persone svantaggiate. Raccontata dall’opera di Morena Famà, la Sartoria è un fiore all’occhiello del riciclo tessile e sartoriale siciliano, nonché un luogo di formazione per le detenute della Casa Circondariale Pagliarelli.

Refugee ScArt – L’arte dei rifugiati è un progetto umanitario della Fondazione Spiral Onlus nato nell’estate del 2011 con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) Ufficio Sud Europa, in cooperazione con Centro Astalli, Laboratorio 53 e Programma Integra, a sostegno di rifugiati arrivati in Italia in cerca di protezione. In un laboratorio artigianale, raccontato dal fumetto di Valerio Chiola, un gruppo di quindici rifugiati crea teli artistici da cui vengono prodotti oggetti fatti interamente di materiali di scarto.

 

 


  
Posted by Redazione Blumine on 10/12/2019
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