Sustainability-Lab News > Svezia: un Paese avanzato anche nei modelli di business sostenibile

 

Svezia: un Paese avanzato anche nei modelli di business sostenibile
Posted by Fabio Guenza on 28/11/2015 - 0 commenti - view count: 1845
  Rate    

Dici Svezia e non pensi per prima cosa a un sistema industriale avanzato. Pensi a una società progredita, ai diritti civili che si affermano nella realtà: la parità uomo-donna, la tutela della famiglia, la pubblica istruzione... Pensi a uno dei pochi Paesi capaci di mantenere un sistema di welfare in tempi di crisi senza precedenti.

Ma ci sono altre cose per le quali varrebbe la pena tenere  d’occhio il paese Scandinavo, che riguardano molto da vicino i temi di questo social medium.
Il riferimento è alla moda e all’innovazione nel senso più globale del termine, che non è solo lo stile, il finissaggio agli enzimi o la macchina capace di raddoppiare la produttività, magari dimezzando i consumi di acqua e energia e le emissioni di CO2.

È quel genere di innovazione che ha portato a far nascere in Svezia colossi, IKEA o H&M su tutti, in settori industriali e in tempi in cui il nostro Paese era leader mondiale: le 4A, la qualità per tutti (democratica), la rapidità produttiva... Modelli di business basati sul “Fast & Cheap” che sarebbero potuti nascere in casa nostra, se gli stessi fattori che ci hanno portato al successo negli anni precedenti non si fossero trasformati nei nostri stessi limiti: i distretti produttivi, il capitalismo familiare, il piccolo è bello delle PMI, il made in Italy, il protagonismo pressoché assoluto dell'iniziativa individuale... In una parola: la conservazione (per non dire il riflusso).

Non c’è dubbio che questi modelli innovativi siano stati anche un modello di insostenibilità, avendo basato il proprio successo sulla capacità di cogliere spregiudicatamente le opportunità offerte dalla globalizzazione: la svendita dei valori e dei diritti in cambio della crescita economica dei paesi asiatici, il vuoto lasciato dalla fine del MFA... Con il risultato di velocizzare, di pari passo alla produzione, alla riduzione dei suoi costi, al turnover delle collezioni e alla crescita vertiginosa dei punti vendita, dei fatturati e dei profitti, anche i guasti della delocalizzazione irresponsabile e del dumping socio-ambientale.

Ma oggi questo stesso sistema, anche a seguito di alcune campagne mediatiche provenienti dalla stessa Scandinavia (vedi il caso, proprio su H&M del docu-reality/denuncia Sweat Shop),  sta correggendo la propria rotta in senso responsabile. Il che non si traduce solo nei singoli bilanci di sostenibilità dei suddetti colossi, per quanto notevoli, ma in un movimento molto più ampio e trasversale, che coinvolge aziende leader, associazioni d’imprese, centri di ricerca, finanza, ONG, pubblica amministrazione e perfino i partiti politici (vedi sotto).

Segno forse che quando un sistema-paese si fonda sulla cultura e non perde di vista i valori fondamentali della civiltà e la tensione al cambiamento, rimane capace di prendersi la responsabilità di correggere le proprie derive e generare i propri anticorpi? Che l’autentica innovazione è progresso, e quindi per definizione nemica della conservazione e del riflusso sociale?

Oggi la Svezia produce una sequenza impressionante di iniziative che potrebbero fare scuola:

SIWI Stockholm International Water Institute è una non profit membro di ZDHC: nata come si ricorderà come associazione di soli brand), caso doppiamente particolare perché organizzazione multi-partito nel senso letterale del termine, in quanto espressione di municipalità e partiti politici di tutto l’arco costituzionale http://www.siwi.org/about/organisation/organisation-and-leadership/

SFA Sustainable Fashion Academy, creata da H&M e una serie di altri brand svedesi, è coinvolta in una serie di progetti: 

  • FF il centro di ricerca www.mistrafuturefashion.com, con otto progetti in corso al servizio della moda sostenibile svedese
  • NICE Nordic Initiative On Clean & Ethical Fashion che ben conosciamo e che sembra essersi trasformata in Nordic Fashion Association
  • Nordic CEO Leadership Forum: tavole rotonde di alcuni CEO nordici 
  • Water 2015 Special Report: The state of the apparel sector: documento pubblico (qui allegato), realizzato da Sustainable Business Group  in collaborazione con SFA e GLASA  (vedi sotto)

GLASA, Global Leadership Award in Sustainable Apparel, è costituita da fondazioni private,  camera della moda svedese ASFB, la municipalità di Stoccolma, SIWI stesso, Tillväxtverket, agenzia governativa svedese per lo sviluppo, Alliance Trust, fondo di investimento.

L’Italia è una culla della cultura, ma forse da questa culla siamo usciti, pensando che ormai eravamo troppo grandi. Saremo ancora capaci di… tornare a scuola e creare una via italiana alla sostenibilità della moda?


  
Posted by Fabio Guenza on 28/11/2015
Filed under fatti/attualità

Commenti
You have to login to leave a comment.

Attention: This blog is not a newspaper as it is updated without any periodicity. It can not therefore be considered an editorial product under Law n° 62 del 7.03.2001. The blog author is not responsible for the content of the comments to posts, nor for the content of linked sites. Some texts or images included in this blog are taken from the internet and therefore they considered public domain; if their publication smash any copyright, please notify us by email. They will be immediately removed.
    
Rss Rss
Blog archive