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Tessitori andini a Biella, un modo concreto di fare cooperazione
Posted by Aurora Magni on 05/10/2015 - 0 commenti - view count: 2356
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In fase di conclusione il laboratorio per la  valorizzazione dell’arte tessile andina realizzato dal MAC Mestieri d’Arte Contemporanei di Biella, nell’ambito del Progetto triennale di cooperazione allo sviluppo “Tessendo Culture” promosso da ProgettoMondo Mlal.

Un’iniziativa carica del folklore tipico dei progetti di cooperazione internazionali ma finalizzata a costruire un progetto sostenibile (ecologicamente e socialmente) nel tempo.

“Le tessitrici e i tessitori che abbiamo ospitato – spiega Patrizia Maggia ideatrice dell’iniziativa, - provengono da aree montane della Bolivia e del Perù. Hanno condiviso con noi la loro antica arte al telaio, i disegni dei tessuti densi di significati culturali. Noi abbiamo fornito informazioni e conoscenze tecniche per rafforzare le loro competenze tecnico-professionale  in una logica di produzione più organizzata. L’incontro con imprenditori del biellese ha aperto anche la possibilità di inserire alcuni prodotti dell’artigianato andino in collezioni di moda e quindi a possibili collaborazioni future”.

Il progetto HILANDO CULTURAS (Tessendo culture), promosso in Bolivia e Perù dall’ong italiana ProgettoMondo Mlal, in collaborazione con l’organizzazione inglese Soluciones Practicas e il sostegno finanziario dell’Unione Europea, vuole contribuire al recupero e alla valorizzazione del contenuto culturale dell’arte tessile tradizionale anche quale strumento di sviluppo sostenibile e di crescita economica delle comunità degli altipiani di Bolivia (regioni di La Paz e Oruro) e Perù (regioni di Cusco e Puno).

Obiettivo concreto del progetto è accrescere le capacità individuali e collettive delle 1.200 artiste artigiane che vivono e lavorano in quelle zone in situazioni di estrema povertà,, offrire sostegno alle loro organizzazioni e alle reti regionali e nazionali affinché possano avere accesso alla commercializzazione e promozione dei propri prodotti anche a livello internazionale,.

“I campioni prodotti nei Laboratori del MAC sono stati realizzati dagli artisti ed artigiani andini  con filati di fibre nobili, realizzati a mano e tinti con sostanze naturali anche se spesso le nuances sono ottenute sfruttando le tonalità naturali del vello –ci spiega Patrizia Maggia- Mostrano l’eccellenza di un artigianato antico che merita di essere  riconosciuto, difeso e conservato”.

Qualche informazione

La cultura tessile andina è millenaria. Fin dal 3.000 a.c., prima ancora di diventare una tecnica per la fabbricazione di abiti e decorazioni tradizionali, la tessitura è stata strumento di comunicazione per le centinaia di etnie sparse sugli immensi altipiani e per la singola donna che, con un delicato e multicolore intreccio di fili e ricami, raccontava la propria cosmovisione, riproduceva saperi ancestrali e immagini visionarie, costruiva  il proprio codice di appartenenza e riconoscimento.

 

Nelle terre degli sconfinati pascoli di alpaca, vigogna, lama e – più tardi - pecore, la lana e le altre fibre rappresentano da sempre una risorsa quanto mai preziosa. La concreta mancanza di strumenti e materiali industriali, unita all’innato rispetto di queste popolazioni per la Pachamama, la Terra e l’ambiente che ci circonda, hanno fatto sì che per secoli la lavorazione di queste fibre seguisse processi di produzione artigianale (telai a cintura, pedale, verticali o orizzontali) e l’esclusivo ricorso ai colori della natura (estratti da cocciniglia, muschi, foglie, cortecce, terra…).

Con il susseguirsi di epoche e culture (Nazca, Paracas, Chiripa, Wankarani, Inka, Tiwanaku, Urus e Chipaya), i tessuti e gli orditi hanno cambiato fogge e qualità, la colonizzazione ispanica ha dato ulteriore impulso alla lavorazione della lana, introdotto nuove tecniche (telaio a pedali, ferri e uncinetto) e considerato i tessuti alla pari di oro e metalli preziosi nella riscossione dei tributi.

Le comunità rurali conservano e riproducono tuttora con orgoglio i propri motivi e colori. In particolare nelle comunità di Livichuco e Qaqachaqa (Bolivia), Pitumarca e Orurillo (Perú), la tessitura è a tutti gli effetti una fonte di autosostentamento nella fabbricazione degli indumenti e degli arredi domestici. Nei villaggi rurali è dunque facile, e nello stesso tempo straordinario, assistere alle attività di tosatura, filatura, colorazione, tessitura e ricamo degli spettacolari awayo: il tessuto di forma quadrata con cui le donne si coprono le spalle, trasportano i bambini piccoli, i propri averi o i prodotti al mercato.


  
Posted by Aurora Magni on 05/10/2015
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