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Una collaborazione Radici Group-CNR Ismac di Biella per ridurre le microplastiche da bucato
Posted by Redazione Blumine on 25/01/2016 - 0 commenti - view count: 2103
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Il problema  delle microplastiche emesse durante i lavaggi  di capi in fibre man made è al centro di un progetto che RadiciGroup sta affrontando con il CNR-ISMAC, l’Istituto per lo Studio delle Macromolecole del Consiglio Nazionale delle Ricerche,nell'ambito di LIFE+ MERMAIDS nel programma LIFE+ (LIFE+13).

 Come noto ogni lavaggio di tessuti sintetici o misti rilascia frammenti di fibra di lunghezza inferiore ai 5 millimetri fino a pochi micron, frammenti che gli impianti di trattamento delle acque di scarico non sono in grado di bloccare. «Abbiamo deciso di offrire la nostra collaborazione - commenta Filippo Servalli, Direttore Marketing di RadiciGroup - «poiché riteniamo che il fare chiarezza sull’argomento attraverso un approccio metodologico scientifico, così come il coinvolgere proattivamente l’intera filiera tessile, dal mondo industriale sino al consumatore finale, siano azioni fondamentali per affrontare un tema importante come quello dell’impatto delle microplastiche legato al lavaggio dei tessili.» I diversi studi sinora effettuati dal CNR-ISMAC, tra cui i test su campioni di maglia realizzati impiegando fili continui di poliammide e poliestere di RadiciGroup, hanno contribuito ad evidenziare una serie di fattori che influenzano il rilascio di fibre microplastiche durante i processi di lavaggio domestico o industriale dei tessili contenenti fibre sintetiche. Tra i parametri più significativi (in termini di influenza sul rilascio di fibre microplastiche)  vi sono:

·         l’intensità dei trattamenti di manutenzione e la tipologia di detergente utilizzato, risultati essere i due fattori maggiormente correlati al rilascio di fibre microplastiche,

·       le caratteristiche del substrato tessile, come per esempio la compattezza, la tendenza al pilling, le cuciture, sino alle caratteristiche della fibra e, attraverso la collaborazione con RadiciGroup, ai processi di trasformazione del filo continuo, voluminizzazione e tintura.

Attualmente la fase preliminare dello studio (il progetto LIFE+Mermaids è iniziato nel luglio 2014) è stata conclusa. Il team di lavoro dell’Istituto ISMAC sta oggi lavorando per lo sviluppo di nuovi finissaggi, con uno specifico obiettivo: mettere a punto trattamenti che, oltre a contenere il fenomeno del rilascio di fibre, possano conferire al prodotto finito caratteristiche qualitative interessanti.

Altri partner del progetto sono Leitat, centro tecnologico spagnolo, Plastic Soup Foundation (PSF), organizzazione impegnata a contrastare l’aumento di contaminazione da plastica negli oceani e Polysistec, azienda specializzata in prodotti chimici per l’industria tessile.

Tra i principali risultati attesi:

§ Riduzione di almeno il 70% della quantità totale di microplastiche attualmente rilasciate dalle acque di scarico di lavaggio,

§ Ottimizzazione dei processi di lavaggio mediante l’uso di nuovi detersivi, di tessuti sottoposti a nuovi trattamenti di finissaggio e della loro combinazione sinergica.

§ Aumento della conoscenza e della consapevolezza di consumatori e professionisti riguardo le misure da adottare per ridurre le microplastiche provenienti da lavaggi, fornendo un Manuale di Linee Guida sulle Buone Prassi.

§ Raccomandazioni sulle politiche da adottare per promuovere la diffusa implementazione di tecnologie che contribuiranno a raggiungere il Good Environmental Status (GES) entro il 2020.

I risultati ottenuti dai test effettuati sui propri fili di PA e PET, hanno permesso a RadiciGroup di evidenziare una serie di fattori, legati alle caratteristiche del filo, che possono essere considerati sin dalla fase di progettazione del tessuto per ridurre il rilascio di microplastiche. «I dati sperimentali hanno mostrato, per esempio, come il filo continuo tinto in massa, sia su base PA che PET,» - commenta Daniele Dossi, Quality Manager di Noyfil SA - «presenti valori ancora più bassi, rispetto ad altre tipologie di filo, in termini di influenza sul rilascio di fibre microplastiche. Questa ed altre evidenze emerse dalla collaborazione con il CNR, ci permetteranno di aiutare i nostri clienti a scegliere, in funzione degli utilizzi finali, il prodotto più adatto a garantire da un lato le performance, dall’altro un ridotto impatto in termini di rilascio di fibre microplastiche.»

La tecnologia di tintura in massa durante il processo di filatura (il colore viene aggiunto direttamente a monte del processo produttivo del filo, diventando così parte integrante della matrice polimerica) fa sì che la produzione di fili richieda un minore consumo di acqua e di energia rispetto ai tradizionali processi di tintura e finissaggio. Studi di LCA (Life Cycle Assessment) effettuati da RadiciGroup - nello specifico misurazione di GER, GWP, eutrofizzazione e consumo di acqua per i propri fili di PET (Radyarn®) - mostrano il ridotto impatto ambientale di fili tinti in massa, rispetto a fili tradizionali tinti in filo.


  
Posted by Redazione Blumine on 25/01/2016
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