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Vendere saltando via la distribuzione
Posted by Aurora Magni on 30/06/2010 - 0 commenti - view count: 2670
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Si è svolto il 5 e 6 giugno 2010 a Osnago, in provincia di Lecco, il convegno nazionale dei Gas (Gruppi di acquisto solidale) e dei  Des (Distretti di economia sostenibile), realtà in crescita anche in Italia dove hanno fatto la loro comparsa nel 1997 e contano ora 600 strutture attive.

A conclusione dell’evento gli organizzatori così commentano lo stato dell’arte di questa forma di connessione tra produttori e consumatori che evitando il passaggio dei prodotti nella distribuzione organizzata e rinunciando a strategie di marketing tradizionali, consentono un abbassamento considerevole dei prezzi al consumo e un dialogo diretto con i compratori:  “I GAS rappresentano ormai una entità sociale con una consistente potenzialità di cambiamento, praticata nei consumi quotidiani ma capace di investire la sfera sociale e politica”. Un passaggio importante: i Gas non sarebbero solo uno operazione furba per risparmiare sull’acquisto delle mele del trentino mettendo insieme più famiglie interessate all’acquisto e trattando direttamente con il contadino, ma soggetti politici in grado di dire la loro sul modello di sviluppo di un territorio. Si ribadisce infatti la necessità “di unire sempre più saldamente la pratica dei GAS con le nascenti esperienze di DES, a partire dall’attivazione di  filiere solidali, virtuose sul piano sociale, ambientale e della sostenibilità economica”. In questo contesto si inserisce “l’innovatività del modello di crescita a rete, capace tanto di connettere nuove esperienze in un contesto più ampio ed efficace, conservandone (anzi valorizzandone) la pluralità e la partecipazione capillare, quanto di aggirare i difetti tipici delle grandi organizzazioni (burocratizzazione, impersonalità, delega ai livelli centrali, svalutazione dei livelli locali, progressiva normalizzazione e perdita del potenziale trasformativo)”.

Insomma l’esperienza dei Gas sta crescendo, coinvolge aree di consumo più complesse di frutta e verdura come cosmetici, tessile e moda e ha qualcosa da insegnare al sistema produttivo. Ma ce lo facciamo spiegare da un’azienda che questo modello l’ha in parte sposato visto che affida il 40% dei suoi prodotti a questo canale di vendita: l’Astorflex, un calzaturificio di terza generazione sito in provincia  di Mantova.“L’idea di cambiare il modo di commercializzare il prodotto – spiegano Pierluigi Perinello e Fabio Travenzoli- è nata proprio quando la  crisi ha cominciato a premere sulle aziende spingendole alla spasmodica ricerca del prezzo più vantaggioso come condizione per rimanere a galla. Abbiamo allora cercato un’alternativa al sistema di produzione e distribuzione classico e abbiamo puntato  su scarpe integralmente made in Italy, realizzate con ottimi materiali a basso impatto ambientale da operai capaci e motivati. Si trattava poi di proporle a consumatori interessati a prodotti di qualità venduti al giusto prezzo ed ecco allora la scelta di operare anche con gruppi di acquisto. I successi ottenuti e il dialogo diretto con gli utilizzatori finali ci consentono di raccogliere informazioni e di investire tempo e risorse nello studio di prodotti e di tecniche di lavorazione che soddisfino i requisiti di qualità e di eco compatibilità. Per esempio, non solo abbiamo recuperato antiche conoscenze che permettono di realizzare la concia delle pelli con il tannino del castagno e della mimosa evitando i pericolosi trattamenti al cromo, ma siamo in grado di realizzare suole recuperando gli sfridi di lavorazione. Inoltre stiamo sviluppando ricerche per aumentare il grado di biodegradabilità dei materiali a fine ciclo di vita.”

Spiegare perché l’uso del tannino vegetale sia un vantaggio per l’ambiente e per il benessere del piede che calzerà quella scarpa vuol dire dialogare con in consumatore, fornirgli delle informazioni che non possiede, insegnargli a valutare la qualità di una cucitura o di una tintura e altro ancora.  Il rischio che i GAS parlino solo a consumatori già evoluti (o ideologicamente orientati) e certamente non alle fashion victimes è più che reale. Diciamo che si tratta di forme di riorganizzazione delle dinamiche del mercato che si concretizzano in modalità di consumo alternative alle forme tradizionali. Forse non sposteranno grandi numeri ma danno a chi compra la consapevolezza che si possano percorrere anche strade di acquisto diverse dalle consuete con il risultato di risparmiare soldi, acquistare prodotti di qualità e magari farsi pure degli amici.

Da parte dell’azienda, a sentire Astorflex, i risultati non sono certo mancati tanto da incrementare dipendenti e  collaboratori. Il che è davvero straordinario di questi tempi.

(http://www.retegas.orgwww.x.igas.it-http://www.astorflex.it) 


  
Posted by Aurora Magni on 30/06/2010
Filed under fatti/attualità

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